Vita Chiesa

MESSAGGIO DEL PAPA PER LA GIORNATA MONDIALE DELLA PACE: EDUCARE ALLA CONCORDIA CONTRO GUERRE E TERRORISMO

“L’umanità ha più che mai bisogno di ritrovare la strada della concordia, scossa com’è da egoismi e da odi, da sete di dominio e da desiderio di vendetta”. È quanto scrive il Papa, nel Messaggio per la Giornata mondiale della Pace, che si celebrerà il 1° gennaio prossimo sul tema “Un impegno sempre attuale: educare alla pace”.

Il Pontefice definisce quello dell’educazione alla pace un tema che “conserva ancora oggi una grande attualità, di fronte al dramma delle guerre che, all’inizio del terzo millennio, ancora insanguinano le contrade del mondo, soprattutto in Medio Oriente”. Capi delle nazioni, giuristi, educatori della gioventù: questi i destinatari principali del messaggio, in cui il Papa rivolge fin dall’inizio un forte monito agli uomini e alle donne “tentati di ricorrere all’inaccettabile strumento del terrorismo, compromettendo così all’origine la causa” per la quale combattono.

La parte centrale del messaggio papale è infatti dedicata alla “piaga del terrorismo”, che “è diventata in questi anni più virulenta e ha prodotto massacri efferati, che hanno reso sempre più irta di ostacoli la via del dialogo e del negoziato”. Per essere “vincente”, ammonisce il Santo Padre, la “doverosa” lotta contro il terrorismo “non può esaurirsi soltanto in operazioni repressive e punitive”, ma va accompagnata da “una coraggiosa e lucida analisi delle motivazioni soggiacenti agli attacchi terroristici” e da un impegno anche “sul piano politico e pedagogico”, “rimuovendo le cause che stanno all’origine di situazioni di ingiustizia”.

La “riforma” delle Nazioni Unite è “un preciso obbligo morale e politico”, se si vuole fare dell’Onu il “centro morale” delle nazioni del mondo e reagire alla “tentazione di fare appello al diritto della forza piuttosto che alla forza del diritto”, sostiene ancora il Papa. “Il diritto internazionale deve evitare che prevalga la legge del più forte”, afferma il Santo Padre, denunciando le scelte di “quei governanti i quali violano impunemente la dignità e i diritti dell’uomo, celandosi dietro il pretesto inaccettabile che si tratterebbe di questioni interne al loro Stato”.

“Fin dagli albori della civiltà – è il monito del Pontefice – i raggruppamenti umani ebbero cura di stabilire tra loro intese e patti che evitassero l’uso arbitrario della forza e consentissero il tentativo di una soluzione pacifica delle controversie”. Esistono, dunque “principi universali anteriori e superiori al diritto intero degli Stati”, e la cui “violazione” non può che “avviare una situazione di illegalità”, soprattutto “nei momenti in cui si avverte la tentazione di fare appello al diritto della forza piuttosto che alla forza del diritto”.

Citando la “voragine” senza precedenti “di violenza, di distruzione e di morte” della seconda guerra mondiale, il Papa definisce ancora attuale quel “profondo rinnovamento giuridico internazionale” che ha dato vita all’Onu, il cui “cardine” sta nel “divieto del ricorso alla forza”. Secondo Giovanni Paolo II, infatti, gli “ideali” dell’Onu sono oggi “largamente diffusi”: di qui l’auspicio di “una riforma”.Sir

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