Vita Chiesa
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Natale 2016, mons. Manetti: «Ogni uomo porta in sè il divino»

La «rivoluzione» che il Natale ha portato è tutta qui: «se Dio si è fatto uomo, ogni uomo è sacro». Lo sottolinea il vescovo di Montepulciano-Chiusi-Pienza, mons. Stefano Manetti, nel messaggio per questo Natale. L'augurio è quello di «avere gli occhi dei pastori per saper vedere oltre le apparenze».

Mons. Stefano Manetti

Infatti, «se davanti a un essere umano, qualunque sia la sua nazionalità, razza o religione, noi non proviamo un brivido interiore, nell’anima, per la percezione di trovarsi di fronte a un essere dotato di una dignità grandissima, al di là del suo aspetto visibile, la nostra fede deve ancora maturare». Un messaggio ancor più necessario oggi in cui vediamo, nonostante l'annuncio del Natale, che la dignità umana è troppo spesso «ignorata, calpestata, offesa, disprezzata»,  dal «femminicidio» all'«idolatria del denaro che genera ingiustizie e corruzione», dalle «varie forme di mancanza di rispetto dell’embrione» alla «violenza su Aleppo, cui ci lega un vincolo particolare di amicizia».

Ecco il testo integrale del messaggio:

E dopo averlo visto, riferirono ciò che del bambino era stato detto loro (Lc 2,17). I pastori, prima di farne parte permanentemente lungo i secoli attraverso le varie rappresentazioni artistiche delle loro figure, sono stati i primi visitatori del Presepe, quello originale.

Possiamo immaginare il loro stato d’animo dopo la visione grandiosa da cui avevano ricevuto l’indicazione del luogo e l’invito ad andarvi, ricca di straordinari «effetti speciali»: apparve loro un angelo e subito dopo una moltitudine dell’esercito celeste che lodava Dio e cantava il Gloria. Dopo questo assaggio, cosa si saranno aspettati di vedere, mentre erano in cammino per raggiungere il luogo indicato? Probabilmente uno spettacolo ancora più grandioso di quello appena avvenuto. Invece, appena giunti trovarono Maria e Giuseppe e il bambino, che giaceva nella mangiatoia. Niente di più normale, a parte l’estrema povertà dell’ambiente in cui si trovavano: un bambino col babbo e la mamma. Ma dopo se ne tornarono, glorificando e lodando Dio per tutto quello che avevano udito e visto.

Ecco, qui sta il mio augurio a tutti voi, carissimi fratelli e sorelle, per questo natale del Signore 2016. Che noi possiamo avere gli occhi dei pastori per saper vedere oltre le apparenze. I pastori videro un semplice bambino, senza aureola o luci speciali, e hanno provato in se stessi il brivido della trascendenza, di ciò che non si vede e che è infinitamente più grande del visibile, hanno percepito l’Eterno in quel frugolino.

Se davanti a un essere umano, qualunque sia la sua nazionalità, razza o religione, noi non proviamo un brivido interiore, nell’anima, per la percezione di trovarsi di fronte a un essere dotato di una dignità grandissima, al di là del suo aspetto visibile, la nostra fede deve ancora maturare. Perché il primo frutto della fede cristiana è la percezione dell’altro come «sacro», come persona che porta in sé il divino.

E questo a cominciare dai nostri familiari, il coniuge, i figli, fino a chiunque incontriamo. La fede si traduce infatti sempre in servizio e si mantiene viva con la carità. E’ la rivoluzione storica del cristianesimo che il Natale ci rappresenta: se Dio si è fatto uomo, ogni uomo è sacro. La novità portata nella cultura mondiale dal cristianesimo è proprio la fede, per così dire, nell’uomo oltre che in Dio. Il Natale è la manifestazione dell’uomo agli occhi del mondo, la rivelazione della sua immensa dignità.

Dignità ignorata, calpestata, offesa, disprezzata troppe volte in questo tempo: il femminicidio, l’idolatria del denaro che genera ingiustizie e corruzione, le varie forme di mancanza di rispetto dell’embrione, la violenza su Aleppo, cui ci lega un vincolo particolare di amicizia.

Portiamo nel cuore il dolore di questi nostri fratelli e sorelle, stremati da cinque anni di guerra, in balia della ferocia di cui l’uomo è capace quando si vende al male e diventa strumento del demonio, mentre il mondo sta a guardare impotente. Sentiamo e vogliamo portare in noi la sofferenza e il disagio delle popolazioni colpite dal terremoto, anch’esse legate a questa nostra diocesi da lunga amicizia. A loro il nostro pensiero, il nostro affetto la nostra preghiera. E il mio affetto e la mia preghiera a tutti voi, Chiesa di Dio amata e benedetta da Colui che nasce da Maria. Auguri della Sua Pace!

Stefano Manetti, vescovo di Montepulciano-Chiusi-Pienza

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