Vita Chiesa
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Natale, mons. Agostinelli: «Nella città delle stoffe dobbiamo riuscire a metterci nei panni degli altri»

«Se non abbiamo interesse a tendere la mano al vicino, allo straniero, al giovane o all’anziano – scrive il vescovo di Prato, mons. Franco Agostinelli, nel suo messaggio natalizio - significa che nel nostro presepe non abbiamo fatto spazio a Gesù».

Mons. Franco Agostinelli

Ecco il testo integrale del messaggio di auguri natalizio del vescovo di Prato, mons. Franco Agostinelli:

Carissime amiche e carissimi amici pratesi,

per la sesta volta festeggeremo il Natale assieme. Nel 2012, un mese dopo il mio arrivo in Diocesi, vi inviai tramite gli organi di stampa un messaggio natalizio incentrato sulla necessità di guardare con fiducia al presente e al futuro: «Prato non può essere la città del rimpianto». Così scrissi cinque anni fa e oggi lo ribadisco con maggiore consapevolezza, perché in questi anni di permanenza in città, in centro come in periferia, ho avuto modo di conoscere e apprezzare la grandissima vitalità, creatività e operosità che ancora animano la nostra splendida e variegata comunità.

L’occasione della «festa delle feste», l’accoglienza del Bambino Gesù, di Nostro Signore che sceglie di venire ad abitare in mezzo a noi, sia motivo di rinascita e di fraternità tra di noi. E per augurarlo in modo sincero e profondo vorrei regalarvi una immagine: nella città che ha fatto delle stoffe, dei tessuti, dei panni, il proprio lavoro (e il proprio vanto) tutti noi dovremmo riuscire a metterci nei «panni» degli altri. Se ci pensate bene questo è il messaggio dell’incarnazione: Dio si fa uomo e si mette nei nostri panni. Solo se sapremo metterci nei panni del nostro vicino di casa, del collega con cui lavoriamo, dello straniero in fuga da guerre e persecuzioni, di coloro che hanno una famiglia ma non sanno arrivare alla fine del mese, del giovane in cerca di futuro e dell’anziano bisognoso di cure e attenzioni, riusciremo a costruire una città più giusta e a misura d’uomo. C’è bisogno di una città che sa ancora tessere un tessuto unitario e che sappia riscoprire valori fondanti come l’accoglienza, il rispetto reciproco, l’amore verso il prossimo, la lealtà nel rispetto delle regole e la bontà. Sì, la bontà. Una parola abusata e forse svuotata del suo significato originario ma che a Natale torna ad essere di uso comune. Un uomo buono è colui che è sensibile alla sorte degli altri, se ne interessa e se ne fa carico. È l’essenza del motto «I Care» di don Lorenzo Milani, di cui quest’anno abbiamo celebrato i cinquant’anni dalla morte.

Il mese scorso ho avuto modo di ispirare una riflessione sulla nostra amata città che vedo troppo frammentata da interessi particolari e personalismi. Ho osservato come a mancare sia un collante che ci tenga uniti. L’interesse di parte, la marcia solitaria verso obiettivi meramente personali che ispirano alcune decisioni e comportamenti, si superano solamente se scegliamo di prenderci cura dell’uomo e del bene comune.

Mi importa, mi interessa – I Care – promuovere lo sviluppo di tutti i pratesi, nessuno escluso? Se la risposta è sì, le scelte che ognuno fa, sia grandi che piccole, a seconda delle proprie responsabilità, devono essere prese di conseguenza. E non pensiate che soltanto la politica possa e debba cambiare le storture della società. Tocca a ciascuno di noi. Se non abbiamo interesse a tendere la mano al vicino di casa, allo straniero, al collega, al giovane o all’anziano, significa che nel nostro bel presepe, preparato e sistemato con cura, abbiamo messo tante belle statuine ma ci siamo dimenticati di far spazio al protagonista, il Signore Gesù venuto in mezzo a noi per insegnarci il comandamento più grande: amerai il prossimo tuo come te stesso.

Con l’affetto e la stima di sempre, auguro di cuore un Buon Natale a tutti voi.

+ Franco Agostinelli,
Vescovo di Prato

 

Fonte: Comunicato stampa
Natale, mons. Agostinelli: «Nella città delle stoffe dobbiamo riuscire a metterci nei panni degli altri»
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