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Papa Francesco: messaggio Urbi et Orbi, rendiamo il mondo più umano e più degno dei bambini

Nei volti dei bambini, specie quelli che nel mondo patiscono guerra, violenza e migrazioni forzate, riconosciamo il Bambino di Betlemme : è il forte appello del Papa nel Messaggio di Natale.

Papa Francesco, benedizione urbi et orbi (Foto Sir)

I pastori, «uomini umili ma vigilanti», sono un «esempio per i credenti di ogni tempo che, di fronte al mistero di Gesù, non si scandalizzano della sua povertà, ma, come Maria, si fidano della parola di Dio e contemplano con occhi semplici la sua gloria». Nel tradizionale messaggio natalizio «Urbi et Orbi», prima di impartire dalla loggia centrale della basilica vaticana la benedizione ai fedeli presenti in piazza S. Pietro e a quanti lo ascoltano attraverso la radio e la televisione, il Papa – come aveva fatto durate la messa della notte di Natale – ha ricordato che i pastori sono i primi, dopo Maria e Giuseppe, a cui il Bambino si è rivelato. Il Natale «si rinnova oggi nella Chiesa, pellegrina nel tempo», ha esordito il Papa: «La fede del popolo cristiano rivive nella liturgia del Natale il mistero di Dio che viene, che assume la nostra carne mortale, che si fa piccolo e povero per salvarci. E questo ci riempie di commozione, perché troppo grande è la tenerezza del nostro Padre». I pastori, che «riconobbero il segno annunciato loro dagli angeli e adorarono il Bambino» – ha spiegato Francesco – «di fronte al mistero di Gesù, non si scandalizzano della sua povertà, ma, come Maria, si fidano della parola di Dio e contemplano con occhi semplici la sua gloria». «Davanti al mistero del Verbo fatto carne – ha affermato il Papa – i cristiani di ogni luogo confessano, con le parole dell’evangelista Giovanni: ‘Abbiamo contemplato la sua gloria, gloria come del Figlio unigenito che viene dal Padre, pieno di grazia e di verità'».

Nei bambini che soffrono riconosciamo il volto del Bambino Gesù. «Oggi, mentre sul mondo soffiano venti di guerra e un modello di sviluppo ormai superato continua a produrre degrado umano, sociale e ambientale, il Natale ci richiama al segno del Bambino, e a riconoscerlo nei volti dei bambini, specialmente di quelli per i quali, come per Gesù, non c’è posto nell’alloggio». La parte centrale del quinto messaggio «Urbi et orbi» del Papa è dedicata ai più piccoli. «Vediamo Gesù nei bambini del Medio Oriente, che continuano a soffrire per l’acuirsi delle tensioni tra Israeliani e Palestinesi», l’inizio dell’elenco di Francesco, che nel giorno di Natale ha invocato «la pace per Gerusalemme e per tutta la Terra Santa»: «Preghiamo – l’appello – perché tra le parti prevalga la volontà di riprendere il dialogo e si possa finalmente giungere a una soluzione negoziata che consenta la pacifica coesistenza di due Stati all’interno di confini concordati tra loro e internazionalmente riconosciuti. Il Signore sostenga anche lo sforzo di quanti nella comunità internazionale sono animati dalla buona volontà di aiutare quella martoriata terra a trovare, nonostante i gravi ostacoli, la concordia, la giustizia e la sicurezza che da lungo tempo attende». «Vediamo Gesù nei volti dei bambini siriani, ancora segnati dalla guerra che ha insanguinato il Paese in questi anni», ha proseguito il Papa: «Possa l’amata Siria ritrovare finalmente il rispetto della dignità di ogni persona, attraverso un comune impegno a ricostruire il tessuto sociale indipendentemente dall’appartenenza etnica e religiosa». E ancora: «Vediamo Gesù nei bambini dell’Iraq, ancora ferito e diviso dalle ostilità che lo hanno interessato negli ultimi quindici anni, e nei bambini dello Yemen, dove è in corso un conflitto in gran parte dimenticato, con profonde implicazioni umanitarie sulla popolazione che subisce la fame e il diffondersi di malattie. Vediamo Gesù nei bambini dell’Africa, soprattutto in quelli che soffrono in Sud Sudan, in Somalia, in Burundi, nella Repubblica Democratica del Congo, nella Repubblica Centroafricana e in Nigeria. Vediamo Gesù nei bambini di tutto il mondo dove la pace e la sicurezza sono minacciate dal pericolo di tensioni e nuovi conflitti».

«Preghiamo che nella penisola coreana si possano superare le contrapposizioni e accrescere la fiducia reciproca nell’interesse del mondo intero». Il Papa ha lanciato un forte appello per scongiurare una delle minacce più concrete a un futuro di pace. Poi ha ripreso l’elenco dei bambini il cui futuro può essere compromesso dalla guerra: «A Gesù Bambino affidiamo il Venezuela perché possa riprendere un confronto sereno tra le diverse componenti sociali a beneficio di tutto l’amato popolo venezuelano. Vediamo Gesù nei bambini che, insieme alle loro famiglie, patiscono le violenze del conflitto in Ucraina e le sue gravi ripercussioni umanitarie e preghiamo perché il Signore conceda al più presto la pace a quel caro Paese». L’elenco di Francesco continua con le ordinarie situazioni di precarietà che tutti sperimentiamo: «Vediamo Gesù nei bambini i cui genitori non hanno un lavoro e faticano a offrire ai figli un avvenire sicuro e sereno». «E in quelli a cui è stata rubata l’infanzia, obbligati a lavorare fin da piccoli o arruolati come soldati da mercenari senza scrupoli», ha aggiunto.

«Vediamo Gesù nei molti bambini costretti a lasciare i propri Paesi, a viaggiare da soli in condizioni disumane, facile preda dei trafficanti di esseri umani». Nella parte finale del messaggio «Urbi et Orbi», dedicato ai bambini, il Papa ha menzionato tutte le criticità che appartengono al mondo degli adulti. «Attraverso i loro occhi vediamo il dramma di tanti migranti forzati che mettono a rischio perfino la vita per affrontare viaggi estenuanti che talvolta finiscono in tragedia», le parole di Francesco. Poi l’appello, mutuato dal riferimento all’esperienza personale recente: «Rivedo Gesù nei bambini che ho incontrato durante il mio ultimo viaggio in Myanmar e Bangladesh, e auspico che la comunità internazionale non cessi di adoperarsi perché la dignità delle minoranze presenti nella Regione sia adeguatamente tutelata». «Gesù conosce bene il dolore di non essere accolto e la fatica di non avere un luogo dove poter poggiare il capo», ha ricordato il Papa: «Il nostro cuore non sia chiuso come lo furono le case di Betlemme. Come la Vergine Maria e san Giuseppe, come i pastori di Betlemme, accogliamo nel Bambino Gesù l’amore di Dio fatto uomo per noi, e impegniamoci, con la sua grazia, a rendere il nostro mondo più umano, più degno dei bambini di oggi e di domani».

Gli auguri di Natale. Dopo il tradizionale messaggio natalizio «Urbi et orbi», il Papa – dalla loggia centrale della basilica vaticana – ha fatto gli auguri di Buon Natale alle decine di migliaia di fedeli presenti oggi in piazza San Pietro, in una splendida giornata romana di tramontana. «A voi, cari fratelli e sorelle, giunti da ogni parte del mondo in questa piazza, e a quanti da diversi Paesi siete collegati attraverso la radio, la televisione e gli altri mezzi di comunicazione, rivolgo il mio cordiale augurio», le parole di Francesco: «La nascita di Cristo Salvatore rinnovi i cuori, susciti il desiderio di costruire un futuro più fraterno e solidale, porti a tutti gioia e speranza. Buon Natale!». Accanto a Papa Francesco, durante gli auguri e la benedizione «Urbi et orbi», c’erano i cardinali Leonardo Sandri e Prosper Grech.

Fonte: Sir
Papa Francesco: messaggio Urbi et Orbi, rendiamo il mondo più umano e più degno dei bambini
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