Vita Chiesa
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Pastorale giovanile: card. Bassetti, «navigare nel mare anche se è in tempesta»

Ieri sera il card. Gualtiero Bassetti ha presieduto nella cattedrale di Monreale la veglia che ha chiuso la seconda giornata del 16° convegno nazionale di Pastorale giovanile dedicato al tema «Dare casa al futuro», in corso di svolgimento a Terrasini, Palermo.

Il card. Bassetti nella veglia a Monreale

Questa sera abbiamo il dono grande e la consolazione di pregare in un luogo straordinario: la bellezza e la storia sembrano guardarci attraverso gli occhi di decine di figure che raccontano il legame fra Dio e l’uomo. In particolare gli occhi di Gesù Pantocratore ci rivelano la mitezza del cuore del Padre. Sono contento di essere qui e di esserci con voi, proprio con voi che rappresentate la cura della Chiesa italiana per i bambini, i ragazzi, gli adolescenti e i giovani». Con queste parole il card. Gualtiero Bassetti, presidente della Cei, ha aperto la veglia da lui presieduta nella Cattedrale di Monreale ieri sera.

Un momento di preghiera che ha chiuso la seconda giornata del 16° convegno nazionale di Pastorale giovanile dedicato al tema «Dare casa al futuro», in corso di svolgimento a Terrasini, Palermo. Gli oltre 800 partecipanti sono stati accompagnati a soffermarsi su tre mosaici: l’incontro tra Dio e Adamo, nella prima navata; l’incontro tra Cristo e Adamo, nella seconda navata e transetti; il Cristo Pantocratore nell’abside. Il brano evangelico intorno al quale si è soffermato il card. Bassetti è di Matteo e racconta di Gesù che cammina sulle acque e Pietro con lui, almeno finché la paura non si impadronisce di lui. «Se guardiamo a questi mosaici intuiamo che il gesto di Gesù con Pietro è lo stesso di Gesù che scende agli inferi, è lo stesso gesto di Dio creatore con Adamo: è lo stesso gesto, ripetuto – ha detto il cardinale -, perché la Risurrezione è sempre una nuova creazione».

Invitando a guardare al «Risorto che è sempre chinato», il presidente della Cei ha indicato «un particolare suggestivo», cioè che «Dio e Gesù non prendono mai per mano Adamo o Pietro, ma per il polso», come si fa soccorrendo chi sta male per assicurarsi che sia ancora in vita. «È nel polso, per noi allusione anche ai chiodi della passione e della morte, che pulsa la vita – ha aggiunto – e quella del Creatore è una presa di polso». Per il card. Bassetti, il brano di Matteo potrebbe essere letto anche in chiave di pastorale giovanile, come un «libro di formazione, perché anche questo sono i Vangeli: ci mostra l’ostinato tentativo di Gesù di aiutarci a crescere, un ostinato tentativo di educare i suoi discepoli, di introdurli nella vita offrendo la fiducia come lo stile con il quale possiamo stare nel mondo».

È «alla fede e alla fiducia che servono per non sprofondare nelle acque, per non sprofondare nella morte, nella depressione, nel senso di fallimento» che il card. Gualtiero Bassetti, presidente della Cei, ha invitato a guardare quanti si occupano dei giovani. 

«Pietro affonda perché non crede nella fede che ha dentro di sé e nelle ragioni della fiducia che lavorano sempre dentro il cuore di ogni uomo a dispetto dell’uomo stesso. Pietro non crede nelle ragioni del vivere che sono più robuste di ogni tempesta. E quante tempeste – ha aggiunto – abbiamo dovuto affrontare e affronteremo nella vita». Ha ricordato che il Signore spesso «ripete ai poveri come noi» incoraggiamenti: «Vai, la tua fede ti ha salvato», e ancora «Alzati, cammina».

«Gesù c’è per dare coraggio al nostro coraggio, non per sostituirsi a noi. Gesù – ha detto il card. Gualtiero Bassetti – ha fede nella nostra povera fede e con ostinazione continua sempre a tenere aperta la porta dell’amore e della misericordia nei nostri confronti. Sempre, ragazzi! Sempre! Non crede al nostro posto, però. Non vuole agire al nostro posto. Nessuno – ha aggiunto – può vivere la nostra vita, nessuno può vivere la vita al posto di un altro, nemmeno Dio, nemmeno Gesù. Il maestro ci invita a tirar fuori tutto il coraggio che serve per vivere la nostra vita nonostante anche tante lacrime».

Ha poi richiamato il «Salvami!» che Pietro ha detto a Gesù: «Vuol dire ‘Salvami dalle mie paure, dalle mie immaginazioni, dai miei fantasmi’. Gesù – ha esortato – non è un fantasma, anche se agli apostoli appare come tale. Noi spesso lo crediamo un fantasma, ci creiamo fantasmi nella nostra vita e idoli falsi. Più che dalle acque, Gesù salva Pietro dalle sue paure e dai suoi fantasmi. L’obiettivo – ha detto – non è saper camminare sulle acque, sfidare il mondo, semmai è continuare in quella forza interiore che può garantire la nostra navigazione nel mare, anche se è in tempesta. Credere che è sempre possibile camminare, perfino sulle acque mosse. A questo serve il legame con Gesù, a questo serve il gesto di tenerezza di Gesù che prende per mano Pietro strappandolo dalle morse della morte».

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