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Pescia, il vescovo Filippini: "Si può iniziare un nuovo cammino, dietro al Crocifisso Risorto che ci precede"

"Dobbiamo fare nostra la logica del Figlio di Dio, che non è venuto per essere servito, per dominare e spadroneggiare sugli altri, ma per servire e dare se stesso, nell’amore dei fratelli. Allora andrà tutto bene e il sole di Pasqua splenderà vittorioso". Lo scrive il vescovo di Pescia Roberto Filippini in un messaggio pubblicato sulle pagine di Toscana Oggi. 

Il vescovo Filippini

Ecco il messaggio integrale del messaggio del vescovo Filippini

I discepoli al momento dell’arresto erano tutti fuggiti nel buio, dispersi come pecore a cui viene colpito e tolto il pastore. Nel Getzemani, racconta il vangelo di Marco, un giovane del gruppo di Gesù, coperto solamente da un lenzuolo, per sgusciare alla presa delle guardie, addirittura era corso via nudo!
Solo le donne, che lo avevano “seguito e servito” fin dalla Galilea, avevano sopportato lo spettacolo crudele della crocifissione e lo strazio della morte. Quando si dice il sesso debole! E tre di esse, forse le più coraggiose, forse le più incoscienti, al mattino presto, al confine fra la notte e il nuovo giorno, vanno al sepolcro per crismarne il corpo martoriato, con i gesti delicati e tristi della tradizione funebre. La scena che si presenta ai loro occhi però è totalmente diversa da come se l’aspettavano: il masso, nonostante le sue dimensioni, è stato rotolato via e all’interno non c’è Colui che volevano onorare con gli olii profumati. Nel sepolcro c’è un giovane, seduto sulla parte destra, avvolto in una veste candida che le sconvolge con un linguaggio di resurrezione, di vita e di futuro, consegnando ad esse un mandato preciso: “andate a dire ai suoi discepoli e a Pietro che egli li precede in Galilea. Là lo vedrete come vi aveva detto”
Chi è questo giovane? Un angelo? Marco non lo dice. Certamente egli porta un messaggio celeste, soprannaturale, ma, non si può fare a meno di collegarlo al giovane che era scappato nudo dall’orto degli ulivi: forse l’unico discepolo, quasi un ragazzo, che si era pentito, e aveva attraversato la morte di Gesù col suo dolore e una fede maturata nella terribile prova. Era li a testimoniare che è possibile tornare, che la fuga e il tradimento possono non essere l’ultima parola. Come la morte di Gesù non è stata l’ultima parola. E’possibile una nuova vita e indossata una veste senza macchia, si può iniziare un nuovo cammino, dietro a al Crocifisso Risorto che ci precede e ci precederà sempre.
Dopo un anno di pandemia, desiderosi di riprenderci la vita che ci è stata rubata, ci viene detto che potremo ripartire. Ma il giovane del Vangelo ci avverte, l’esistenza che ci viene offerta, dovrà essere nuova, non come quella di prima. L’annuncio, che troviamo alla fine del Vangelo, presuppone che si abbia imparato da tutto il percorso compiuto, quali sono le debolezze e le fragilità, quali gli errori e le mancanze, da cui convertirsi, per vivere da redenti.
Certo, per questo dobbiamo battezzarci, immergerci nella passione di Cristo, come nel triduo pasquale e dobbiamo deciderci per un netto rifiuto del Male e delle sue seduzioni; dobbiamo fare nostra la logica del Figlio di Dio, che non è venuto per essere servito, per dominare e spadroneggiare sugli altri, ma per servire e dare se stesso, nell’amore dei fratelli. Allora andrà tutto bene e il sole di Pasqua splenderà vittorioso.
Auguri di cuore a tutti!

Roberto Filippini, vescovo di Pescia

Fonte: Tog
Pescia, il vescovo Filippini: "Si può iniziare un nuovo cammino, dietro al Crocifisso Risorto che ci precede"
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