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Prato, il vescovo Nerbini: per Pasqua "non ci viene chiesto di fare miracoli ma i piccoli passi che sono alla nostra portata"

"Se nel linguaggio corrente il termine “crisi” sta ad indicare una situazione di particolare difficoltà di varia natura, l’etimologia della parola rimanda invece alla decisione, alla scelta che nasce dal distinguere, soppesare le realtà in gioco. Allora mi sembra importante seguendo questa impostazione indicare alcune piste". Lo scrive il vescovo Giovanni Nerbini nel messaggio di auguri alla diocesi di Prato

Il vescovo Nerbini

Ecco il messaggio integrale del vescovo Giovanni Nerbini

Carissimi pratesi, da più di un anno, da quando è iniziata la pandemia, ci siamo interrogati a più riprese circa le conseguenze di questa crisi, abbiamo letto analisi di politici, economisti, psicologi ed intellettuali. Ora mentre aspettiamo pazientemente che la macchina organizzativa statale provveda a somministrare a tutti i vaccini, è arrivato il momento di tradurre le riflessioni in scelte personali, decisioni politiche e amministrative pervasive della realtà sociale ed economica perché si possa davvero ripartire. Se nel linguaggio corrente il termine “crisi” sta ad indicare una situazione di particolare difficoltà di varia natura, l’etimologia della parola rimanda invece alla decisione, alla scelta che nasce dal distinguere, soppesare le realtà in gioco. Allora mi sembra importante seguendo questa impostazione indicare alcune piste.

Abbiamo bisogno di rimettere al centro della nostra attenzione le relazioni interpersonali. I ragazzi e giovani ci hanno fatto capire quanto sia importante incontrarsi, guardarsi negli occhi, stringerci la mano, abbracciarsi. È una dimensione insopprimibile della persona umana fonte di benessere spirituale, pace, serenità. Questa capacità si è andata nel tempo affievolendo, lasciando il posto ad indifferenza, distanza, sospetto. In non pochi casi il diverso, l’avversario è identificato con il vicino di casa. Il contenzioso tra persone è divenuto esperienza abituale e diffusa e rischia di sconfinare in vero e duraturo conflitto con strascichi giudiziari. Abbiamo bisogno di riscoprire la cortesia, la comprensione, la mitezza dei gesti e delle parole; abbiamo bisogno di liberarci dal veleno che ci inquina la vita.

Dall’inizio dell’anno ho incontrato ed ascoltato molte persone: studiosi, professionisti ed imprenditori. Mi ha colpito una analisi che si è ripetuta e riferita alla nostra realtà pratese ma credo estendibile alla dimensione nazionale, così riassumibile: Per anni ci siamo interrogati, anche in sedi istituzionali, mettendo in evidenza cosa era necessario fare. Alla fine di ogni riunione ognuno correva cercando di realizzare ciò che gli era utile prima che lo facessero gli altri per se stessi. Abbiamo seguito molto i nostri affari, lasciando ad altri la cura della casa comune. La crisi ci invita ad arrovesciare questa logica ed a curare quell’unica barca che ci ospita tutti. Il nostro bene personale sarà l’inevitabile frutto dell’impegno di ciascuno alla costruzione di una comunità dove si riscontrano giustizia, equità, lavoro, servizi per tutti.

Dobbiamo riscoprire la dimensione spirituale dell’uomo. Per troppo tempo ci siamo affidati ad una mentalità consumistica che prometteva tutto ( ciò che era materiale ) a tutti (coloro che potevano permetterselo con i soldi ). Questa logica ha fatto il suo tempo ed ha mostrato tutti i limiti di fronte alle grandi sfide: la crescente povertà; i drammi ancora legati alle guerre locali; la devastazione del pianeta. Da questo consegue il bisogno di riporsi le grandi domande della vita (chi sono? da dove vengo? dove vado? Come mi realizzo? Cosa arricchisce davvero la mia vita? Quali responsabilità ho circa il futuro del mondo?) e riscoprire i veri bisogni dell’uomo, soprattutto spirituali. Ognuno lo farà a partire dalle proprie convinzioni religiose, filosofiche, culturali ma quello che è importante è farlo offrendo alle nuove generazioni che spesso si mostrano insofferenti del presente, nuovi percorsi.

Carissimi, questo è il mio augurio di Pasqua. Non ci viene chiesto di fare miracoli ma i piccoli passi che sono alla nostra portata. Ogni credente sa che il Risorto, non ci lascia soli, ci viene incontro per instaurare quel mondo nuovo che in lui già mostra i primi segni.

Giovanni Nerbini, vescovo di Prato

Fonte: Tog
Prato, il vescovo Nerbini: per Pasqua "non ci viene chiesto di fare miracoli ma i piccoli passi che sono alla nostra portata"
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