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Processo in Vaticano: chiesti tre anni per Giuseppe Profiti, sabato la sentenza

L’interrogatorio di Mariella Enoc, ultima teste, e la requisitoria del Promotore di Giustizia, Roberto Zannotti, sono stati al centro, ieri, dell’ottava udienza del processo in Vaticano per la distrazione di fondi della Fondazione Bambino Gesù.

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Tribunale vaticano (Foto Sir)

La prossima udienza – ha riferito il «pool» di giornalisti ammessi al processo, durante il briefing svoltosi oggi in sala stampa vaticana – si svolgerà sabato prossimo, 14 ottobre, e sarà destinata alle arringhe, alle eventuali repliche e alle dichiarazioni spontanee: poi la Camera di consiglio e la lettura del dispositivo della sentenza.

La richiesta del Promotore di Giustizia, per Giuseppe Profiti, ex presidente della Fondazione Bambino Gesù, sulla base dell’articolo 168 del Codice penale modificato dalla legge 9/2013, è di tre anni di reclusione, più l’interdizione perpetua dai pubblici uffici e 5mila euro multa. Il reato contestato è peculato «per distrazione e non per appropriazione», e quindi di uso illecito di denaro pubblico.

Per quanto riguarda i fatti attinenti a Massimo Spina, l’istruttoria «non ha spazzato via i dubbi sul suo ruolo di tesoriere», ma i fatti a lui riconducibili «non hanno superato il ragionevole dubbio». Quanto all’imprenditore Gianantonio Bandera, non era un imputato ma solo un testimone, e in questa vicenda «è stato sicuramente un beneficiario e per certe poste, è stato retribuito due volte», ha sottolineato il Promotore di Giustizia.

Nella sua requisitoria Zannotti, in premessa, ha parlato di «una vicenda sorprendente di opacità, silenzi e pessima gestione del denaro pubblico». «Questo quadro opaco, in cui si inserisce la vicenda, non è un quadro esaltante, ma per quanto desolante non è un aspetto del processo», ha poi precisato, ricordando che il capo di accusa è «peculato per distrazione e non per appropriazione». Per il Promotore di Giustizia, non c’è dubbio che la Fondazione Bambino Gesù abbia pagato 422mila euro alle imprese di Bandera: dall’incrocio delle testimonianze, infatti, risulta che da gennaio a luglio 2014 siano avvenuti i pagamenti per i lavori di ristrutturazione dell’attico del cardinale Bertone. Zannotti ha sottolineato che Profiti ha rivendicato questa scelta «come decisione personale, senza passare neppure per il Consiglio direttivo».

La testimonianza di Bandera, inoltre, conferma che il committente è la Fondazione Bambino Gesù e che le fatture venivano recapitate alla Fondazione e saldate. Massimo Bargellini ha dichiarato durante il processo che il Governatorato non era a conoscenza che un altro ente stesse finanziando la ristrutturazione: «più volte», ha fatto notare il promotore di Giustizia, Bargellini ha usato l’aggettivo «singolare» rispetto a tale prassi. A proposito delle scelte di gestione di Profiti, Zannotti ha ammesso che il suo ruolo di presidente della Fondazione Bambino Gesù si configura come «attività di tipo discrezionale, ma la discrezionalità ha un limite nel vizio che si chiama eccesso di potere», ha obiettato spiegando che nel caso specifico si tratta di «apparente attività conforme a legge, ma che in realtà non lo è». «La Fondazione doveva operare scelte rispettose dei limiti interni all’attività di gestione: logica e imparzialità», ha fatto presente il Promotore di Giustizia.

Fonte: Sir
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