Vita Chiesa
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Scuola: mons. Tardelli, «deve formare i cittadini»

«La scuola non si limita ad erogare dei contenuti ma deve formare un cittadino. Se la scuola è solo la somma dei contenuti erogati allora non è più comunità educante. Essa può e deve fare di più, poiché si occupa di persone che stanno costruendo (o che devono scoprire) il proprio progetto personale». Lo afferma il vescovo di Pistoia, mons. Fausto Tardelli, in una lettera agli insegnanti diffusa in occasione dell'inizio dell'anno scolastico.

Mons. Fausto Tardelli (Foto Sir)

Il testo tocca tanti temi d'attualità: dall'emergenza educativa ai problemi strutturali della scuola, dal ruolo delle famiglie al senso profondo della missione dell'insegnamento e tenta di fare luce sulle difficoltà, ma anche sulle sfide e sulle responsabilità, di chi è dietro (e davanti) a una cattedra.

Una scuola che dovrebbe essere il pilastro di una società che guarda al futuro con ottimismo, e che invece si presenta fragile: «Fragilità largamente certificate - si legge - ma ancor più non certificate meno evidenti, più sorde e più nascoste, che rappresentano una sfida allo sguardo attento di ogni insegnante». «Sono fragilità - aggiunge il vescovo - figlie di una emergenza educativa diffusa. Sono famiglie a volte troppo vicine, con genitori che finiscono per trasformarsi nei facilitatori dei loro figli rendendoli incapaci di affrontare o sopportare in autonomia qualsiasi sfida. Oppure sono famiglie troppo distanti o del tutto assenti, così che non di rado alla Scuola tocca svolgere un vero e proprio ruolo di supplenza affettiva e formativa». E, sul ruolo degli insegnati, mons. Tardelli sottolinea che «l'educatore non si rassegna mai, i suoi occhi vedono oltre, vedono la vita dove non sembra ci sia, vedono la possibilità di crescere di un alunno dove tutti gli altri vedono solo disinteresse, noia, ribellione. L'idea di fondo, quanto all'aspetto pedagogico, è la centralità della persona umana». «Agli insegnanti - prosegue la lettera - si chiede sempre di più, nonostante debbano fare i conti con mancanze di risorse, classi numerose e una burocrazia fine a se stessa. La realtà pone l'insegnante al confine tra le competenze e la necessità di essere assistente sociale, psicologo, missionario; mentre il suo lavoro è altro».

«La Chiesa di Pistoia - assicura mons. Tardelli - è profondamente grata agli insegnanti per una cosa in particolare: perché con la loro opera, con il loro lavoro, con la loro tenacia ricordano a tutti che i giovani e i bambini di oggi non sono peggiori di quelli delle generazioni precedenti». Dal vescovo poi la proposta di «realizzare una specie di ‘alleanza educativa' che coinvolga oltre le famiglie e la scuola, anche le altre realtà formative che hanno a cuore il bene dei nostri ragazzi».

Fonte: Sir
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