Vita Chiesa
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Un «anno propedeutico» prima di entrare in seminario

La Toscana ha accolto  le indicazioni della Congregazione per il Clero: un programma regionale comune, che integra quelli avviati nelle varie diocesi. Intervista a mons. Manetti, vescovo di Montepulciano-Chiusi-Pienza e delegato Cet per il clero, e seminari e la pastorale vocazionale oltre che responsabile della nuova equipe regionale per l'orientamento vocazionale.

Seminaristi (Foto Sir)

E' entrato in vigore, nelle diocesi toscane, l’anno propedeutico all’ingresso in Seminario: chi chiede di entrare in Seminario deve seguire questo percorso di discernimento e verifica prima di intraprendere il cammino verso il presbiterato.

I percorsi sono iniziati a ottobre e dureranno sei mesi, fino a maggio: in questo momento, spiega don Daniele Scaccini, Rettore del Seminario di Prato, sono una trentina i giovani che nelle diverse diocesi toscane stanno effettuando l’anno propedeutico, con incontri comuni a livello regionale ma con modalità diverse nelle singole diocesi.

Una novità che raccoglie l’indicazione  degli «Orientamenti e norme per i seminari» della Cei e la nuova «Ratio fundamentalis» emanata nel 2016 dalla Congregazione per il Clero. Le diocesi toscane hanno elaborato un progetto comune, come ausilio ai programmi già esistenti nelle singole diocesi. Il progetto regionale è affidato a una equipe che vede come responsabile il vescovo di Montepulciano Chiusi e Pienza, mons. Stefano Manetti, e come Segretario don Daniele Scaccini. Gli altri componenti sono don Fabio Celli (Vicerettore del seminario di Fiesole) come coordinatore del percorso di formazione alla vita spirituale, e don Marco Baleani, Rettore del Seminario di Massa, come coordinatore del percorso di formazione umana. Il percorso regionale prevede uno stage di due giorni al mese, più due periodi di una settimana nel corso dell’anno.

L’equipe regionale offre alle singole diocesi un supporto per le varie finalità dell’anno propedeutico: iniziare gli aspiranti seminaristi alla vita spirituale; operare una valutazione psicologica di base; iniziare alla vita comunitaria e alla maturazione umana; offrire ai responsabili diocesani elementi per un discernimento vocazionale.

Le singole diocesi poi provvedono alle altre aree di formazione previste: lo studio delle materie integrative ai corsi teologici e filosofici, le esperienze di vita caritativa, l’inserimento nel tessuto ecclesiale diocesano, l’iniziazione alla fede della Chiesa.

A giugno, i responsabili diocesani insieme alla equipe regionale verificheranno gli obiettivi raggiunti e redigeranno la relazione da inviare ai Vescovi.

Se questa dunque è la cornice entro la quale si stanno muovendo le diocesi, qual è la situazione concreta? Gli esempi sono diversi, visto che ognuno sceglie la soluzione più adatta alle proprie esigenze. Vediamone alcuni.

A Pisa sono tre i giovani della diocesi che, insieme ad un giovane di Livorno, stanno vivendo l’anno propedeutico. I quatto giovani si ritrovano, per adesso, in Seminario - in attesa di potersi trasferire nella canonica della parrocchia di San Michele in Borgo, in fase di ristrutturazione. Si ritrovano nei giorni di giovedì, venerdì e sabato, seguiti dal responsabile dell’anno propedeutico, don Salvatore Glorioso, e dal padre spirituale, il gesuita padre Stefano Titta. Il venerdì ed il sabato mattina partecipano alle lezioni proposte dallo Studio teologico interdiocesano di Camaiore per le materie propedeutiche: latino, catechismo della Chiesa cattolica, documenti del Concilio Vaticano II etc… Nel pomeriggio di venerdì prestano servizio alla Casa della Divina Provvidenza Cottolengo a Pisa. Sabato pomeriggio preparano, insieme a don Salvatore Glorioso, la liturgia che sarà celebrata il giorno successivo nella chiesa di San Michele in Borgo. Partecipano all’iniziativa «Un volto nella notte» un sabato al mese nella stessa chiesa di San Michele.

Firenze ha scelto la parrocchia dei Santi Fiorentini come luogo di residenza per gli aspiranti seminaristi: in questo momento ci sono due giovani, uno della diocesi di Firenze e uno della diocesi di Prato (in un’ottica di collaborazione interdiocesana), ospiti nei locali della parrocchia. Il parroco, don Marco Zanobini, è il responsabile di questa piccola comunità, mentre don Umberto Cavini è il direttore spirituale. Un’altra struttura per l’anno propedeutico invece è aperta presso la parrocchia di Sant’Andrea a Empoli: ospita gli aspiranti seminaristi della sezione «Redemptoris Mater» del seminario fiorentino, con sede a Scandicci, legata al Cammino Neocatecumenale.

A Fiesole, il Vescovo Mario Meini ha affidato la guida dell’Anno propedeutico all’equipe formativa del seminario e i giovani che si presenteranno saranno accolti in seminario pur facendo un loro specifico percorso: in questi mesi ha avviato questo percorso un giovane  della parrocchia di Cascia di Reggello.

A Grosseto invece attualmente non vi sono giovani che stanno frequentando l’anno propedeutico, tuttavia si può dire che la diocesi maremmana ha già sperimentato questa modalità esattamente tre anni fa con un giovane in fase di discernimento, che poi è entrato in Seminario ed è oggi è al secondo anno del suo percorso di formazione e di studi. Nel frattempo è stato definito il percorso da proporre a quei giovani che, avvertendo la chiamata al sacerdozio, chiederanno di fare esperienza. «La diocesi di Grosseto - spiega il rettore del Seminario, don Gian Paolo Marchetti - stabilisce per l’anno propedeutico un responsabile nella figura del rettore del seminario diocesano, che è anche responsabile dell’equipe di pastorale vocazionale. Viene individuata una parrocchia della zona pastorale urbana dove aiutare i candidati a fare esperienza pastorale con il parroco stesso ed insieme condividere momenti fraterni. Inoltre, un’ala del seminario, con una piccola cappella, viene riservata a luogo di vita dei candidati, che da lì raggiungeranno la parrocchia per i vari servizi. L’idea è quella di far vivere ai giovani un momento di preghiera al mattino, nella cappellina loro dedicata. Per le esperienze di carità si attinge ad una stretta collaborazione con Caritas diocesana. Chi frequenta il propedeutico - conclude don Marchetti - avrà chiaro fin dell’inizio che non è un seminarista, ma che il percorso intrapreso lo aiuterà a prendere coscienza della sua vocazione e quindi eventualmente chiedere di entrare in seminario. Per questo, alcuni momenti in comune con i seminaristi saranno soltanto una testimonianza di uno stile di vita e anche un punto più chiaro di discernimento».

Il vescovo Manetti: «Porre solide basi alla vita spirituale, all’interno di un’opera di discernimento vocazionale»

Monsignor Stefano Manetti, vescovo di Montepulciano Chiusi e Pienza, è anche il Delegato della Conferenza episcopale toscana per il clero, e seminari e la pastorale vocazionale. A lui dunque abbiamo chiesto di spiegare cos’è, e come funziona, il nuovo anno propedeutico all’ingresso in seminario.

Con quali obiettivi è nato?

«L’obiettivo principale, recita la Ratio fundamentalis, consiste nel porre solide basi alla vita spirituale e nel favorire una maggiore conoscenza di sé per la crescita personale.  Poi ci sono: l’acquisizione di una base culturale sufficiente per accedere agli studi teologici, lo studio del Catechismo della Chiesa Cattolica, le esperienze di vita caritativa, l’inserimento nel tessuto ecclesiale diocesano. Il tutto all’interno di un’opera di discernimento vocazionale».

La Conferenza Episcopale Toscana ha stilato un programma regionale: quali sono i punti comuni che vengono seguiti nello svolgimento dell’anno propedeutico?

«Compito specifico del programma regionale è di coprire le aree formative della vita spirituale e della formazione umana, che la Ratio indica come obiettivo principale della propedeutica. Sono previsti periodi di convivenza residenziale per un fine settimana al mese, dal giovedì al sabato mattina, e di due settimane, una di esercizi spirituali, l’altra di laboratori di conoscenza di sé con l’aiuto delle scienze umane. Il tutto da ottobre a maggio. Responsabile dell’attuazione del programma è l’equipe regionale i cui membri sono il coordinatore dell’iter di formazione spirituale, il coordinatore delle due equipe di specialisti in scienze umane per i laboratori di conoscenza di sé, il segretario e il direttore. Tale equipe si coordina con i responsabili dei propedeutici diocesani: il programma regionale, infatti, è concepito come integrazione e sussidio ai percorsi propedeutici che ogni diocesi ha organizzato per sé. A giugno saranno consegnate le valutazioni ai vescovi perché siano di aiuto al loro discernimento sugli aspiranti seminaristi».

Nell’ultima riunione della CET si è parlato anche della situazione dei seminari, anche a proposito della diminuzione del numero dei seminaristi, in vista di possibili sinergie. Qual è la situazione? Quali sono le prospettive?

«La situazione varia per ogni diocesi: alcune vivono una ripresa delle vocazioni altre no. Nell’insieme però, guardando all’andamento degli ingressi nei seminari della Toscana negli ultimi 10 anni, si assiste a una progressiva diminuzione, per alcune diocesi drammatica. Perciò in CET abbiamo già cominciato a parlare di vocazioni e di seminari, ora siamo nella fase di scambio di idee e di proposte. La realizzazione dell’anno propedeutico regionale giunge come segno di uno stile di comunione fraterna fra le chiese toscane, vissuta anche particolarmente fra i rettori, che va a rafforzare quella sinodalità su cui si sono incamminate già da tempo e che fa ben sperare per il futuro».

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