Vita Chiesa
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Dal n. 42 del 21 novembre 2004

Vita in monastero, diario di una trappista

La Chiesa celebra, questa domenica, la Giornata per le claustrali. Un universo, quello della clausura, che esercita grande fascino ma del quale si conosce poco. A una monaca della comunità delle Trappiste di Valserena abbiamo chiesto di raccontarci come scorre la vita tra le mura del monastero.

La Chiesa celebra, questa domenica, la Giornata per le claustrali. Un universo, quello della clausura, che esercita grande fascino ma del quale si conosce poco. A una monaca della comunità delle Trappiste di Valserena abbiamo chiesto di raccontarci come scorre la vita tra le mura del monastero.

Suona la sveglia: siamo nel cuor della notte, le 2.40; ci si veste in fretta e percorrendo il chiostro semibuio ci si avvia subito alla chiesa. Dalle vetrate si scorge, sul giardino del chiostro, lo stellato chiaro, o il lume della luna che inargenta il tronco della betulla e fa scintillare il vialetto di pietra. Ma la vista più bella è data dai pleniluni sul mare, che si possono scorgere dalle finestre subito dopo il dormitorio: una luna enorme sul mare a specchio, che va dall'argento all'oro, sino ad assumere una sfumatura quasi rosa quando c'è una leggera foschia. Non c'è tempo di fermarsi, ma è come una boccata di bellezza che riempie i polmoni dello spirito, prima di immergersi nella preghiera.

Il rintocco della campana, il suono dell'organo, le note dell'antifona gregoriana «O admirabile commercium...» che da secoli aprono le notti dei monaci e delle monache, ricordando loro il mistero per il quale Dio ci ha fatto dono della sua divinità, prendendo su di sé la nostra umanità. Seguono gli inni, la salmodia, che si alterna con le letture; la liturgia sgrana per noi i misteri delle Scritture, la sapienza dei Padri, e le parole antiche distillano la contemplazione della Verità che tanti prima di noi hanno indagato nelle loro notti.

Talvolta, la mente si illumina e il cuore vola, particolarmente nelle grandi solennità in cui la notte della fede si fa per noi trasparente più che l'aria nel plenilunio chiaro; talvolta invece la stanchezza si fa sentire e bisogna combattere la buona battaglia contro il sonno. Ma il Signore, che conosce bene la piccolezza delle sue creature, è con noi comunque. Dopo il canto delle vigilie, si va nello Scriptorium, e per un'ora ciascuna può starsene in silenzio al suo tavolino, cercando di approfondire nella riflessione personale una pagina della Scrittura. Si cantano poi le lodi, in chiesa: in estate al primo albeggiare, in inverno siamo ancora nel cuor della notte. Con un alternarsi di preghiera silenziosa e di canto si arriva al culmine della mattinata, la celebrazione dell'Eucarestia.

Noi la chiamiamo la Messa Conventuale: siamo tutte assieme, celebra il nostro Cappellano, un monaco come noi. Qui diveniamo e siamo un corpo solo, unite dall'unico Pane. Qui si celebra e si incomincia l'avventura di ogni giorno, che è proprio quella di costruire una comunione piena fra di noi, di costruire la comunità, di divenire, come un tempo gli Apostoli, un cuore solo e un'anima sola, per lodare insieme il Creatore nel cuore della Chiesa e a nome di ogni uomo.
Dopo quattro ore di fila di silenzio e di contemplazione inizia la giornata, in cui il lavoro e le altre attività saranno via via intercalate dalla preghiera liturgica in chiesa, sempre cantata, secondo una sapiente disposizione che molti secoli fa il nostro Patriarca, San Benedetto, ha pensata per noi.

In questo periodo, stiamo raccogliendo le olive: giovani e anziane, tutte quelle che possono, escono nei campi. Si passa accanto all'orto, dove i cavoli allargano le loro grandi foglie, e si percorre una via che costeggia il bosco, che inizia appena a colorarsi e lascia cadere generosamente le sue ghiande. Ci si affolla infine attorno agli ulivi per la preziosa raccolta, che per grazia di Dio è normalmente abbondante. Il lavoro comune, quello fatto assieme, è come una festa, che aiuta a portare la fatica.

La campagna non basta però per vivere; e le monache vivono del lavoro delle loro mani, per scelta e per regola, dandosi da fare in vari modi. L'attività principale è un laboratorio artigianale dove confezioniamo noi stesse alcuni profumi dalla fragranza classica (lavanda, colonia, dopobarba, sandalo), e una gamma di creme alla sostanze naturali: alla castagna d'india per i piedi stanchi, alla malva per le mani arrossate, e così via. L'ultima, e forse la più apprezzata delle nostre formule è la crema all'olio d'oliva, veramente preziosa per la pelle; si tratta di prodotti da toelette, e non di farmaceutici; tuttavia queste creme sono spesso apprezzate anche come coadiuvanti nei trattamenti di malattie della pelle, come la psoriasi. Noi siamo felici di poterci guadagnare il pane, e anche di soccorrere i poveri. Da sempre i monasteri sono come porti dove qualcosa arriva e qualcosa parte; noi abbiamo come compito particolare l'aiuto a un nostro monastero in Africa. Laggiù le sorelle lavorano come e più di noi, ma le condizioni del paese non permettono guadagni, e folle di poveri e rifugiati assorbono da anni le loro risorse. Ma è bello il fatto che tanti amici, specie qui in Toscana, al corrente di questo, ci aiutano generosamente in mille modi.

E poi c'è chi distilla dal mallo delle noci, secondo una ricetta antica, un liquore, il nocino; c'è chi produce artigianato religioso, icone e rosari; chi si dedica ai lavori della casa, il guardaroba, la cucina, la cura delle anziane e delle ammalate nell'infermeria del monastero.
Suor Monica

L'orario
2,40 Sveglia
3 canto delle vigilie - lettura
5,15 canto delle lodi - orazione
6,15 Messa-capitolo (incontro comunitario)
8,30 canto di terza -lavoro
11 fine del lavoro
11,15 canto di sesta - pranzo - tempo libero
13,30 canto di nona- lavoro
16,10 fine del lavoro
16,40 canto di vespro - orazione - cena
18,20 lettura in comune (o avvisi, varie)
18,30 canto di compieta - riposo

La testimonianza
Qual è, in mezzo a tutte le attività che caratterizzano la giornata, l'esperienza più vera e più profonda di una monaca? Perché una ragazza può ancora oggi lasciare tutto e chiudersi in un monastero? Che cosa cerchiamo? Queste le domande che spesso ci rivolgono. Se lasciamo tutto, è perché desideriamo molto, molto di più di quello che ci offriva la vita di prima. Cerchiamo il senso della vita, cerchiamo le risposte vere, quelle che si sentono solo nel silenzio del cuore e che si pagano con una ricerca appassionata quanto paziente. Non vogliamo accontentarci dell'effimero; siamo fragili come tutti, siamo bisognose come chiunque, ma vogliamo affidare il nostro desiderio di vita all'amico più fedele che abbiamo conosciuto, quello che non tradisce mai, il Signore Gesù.

Venendo qui, abbiamo scoperto che non è necessario andare in Oriente per imparare la meditazione e la contemplazione, ma che abbiamo questi immensi tesori nella nostra tradizione cristiana e monastica, ormai divenuta sconosciuta ai più. Abbiamo sperimentato che la potenza della preghiera raggiunge tutti coloro che amiamo e valica gli oceani; sperimentiamo anche che i tempi e i disegni del nostro Dio non sono i nostri, ma che conviene fidarsi di Lui e seguirlo, più che cercare di piegarlo ai nostri progetti.

Se tutto questo, per chi si sente chiamato, è una avventura affascinante, niente è facile, niente è scontato; venendo in monastero si inizia un vero e proprio cammino di crescita, di trasformazione, che può essere anche molto impegnativo e doloroso.

È un cammino di conoscenza di sé: il silenzio, la meditazione delle Scritture, la vita in comune senza possibilità di scappatoie, la guida di una maestra, ci conduce poco a poco a scoprire aspetti di noi stesse che non conoscevamo affatto, e che spesso non ci piacciono.

Accettare la nostra verità, la nostra realtà, conoscerci alla luce di Dio - il che non si riduce affatto a una semplice conoscenza psicologica - è la base indispensabile per scoprire in noi, con la Sua grazia, possibilità sempre nuove per arrivare a conoscere Lui, e a comprendere la Sua volontà su di noi. La conoscenza di noi stesse e la conoscenza di Dio sono poi l'elemento sul quale può innestarsi e crescere l'amore. Conoscere Dio e imparare ad amare, non sono due cose diverse. Conoscere il suo amore è possibilità di amare tutti e tutto.

È facile tutto questo? No. Presuppone sempre una lotta, la lotta contro l'egoismo, contro tutto quello che ci impedisce di amare. Una lotta che non ci dà mai tregua.

C'è una domanda che spesso ci rivolgono i visitatori: «Ma voi, non vi annoiate a stare sempre qui dentro?» Sempre a questa domanda mi sono cascate le braccia: «E ora, come faccio a spiegarglielo?» .

Si annoia chi si sprofonda nella materia, e ha sempre bisogno di nuovi incentivi e nuovi stimoli. Si annoia chi percorre il mondo alla superficie, e alla fine non ha più nulla da scoprire. Ma chi si inoltra nelle vie dello spirito, si trova di fronte a panorami sempre nuovi e del tutto imprevedibili, e a sfide anche troppo impegnative. Insomma, chi segue il Signore, nel monastero come in una missione, si trova coinvolto in una avventura da levare il fiato, come quelle di Paolo e degli altri Apostoli negli Atti; o, passando dal campo della storia della Salvezza a quello del simbolico, come le avventure dei medievali cercatori del Santo Graal, o di Frodo e dei suoi compagni ne «Il Signore degli anelli»: l'eterna, appassionante, cosmica avventura di chi impegna la propria vita nella ricerca del Bene e nella lotta contro il Male.
Suor Monica

La scheda: Valserena: una casa aperta a chi vuole
condividere la preghiera
Il monastero di Valserena, nato nel 1968, conta attualmente 36 sorelle di tutte le età, un monastero moderno, che si situa nel solco della più antica tradizione monastica benedettina-cistercense. La liturgia delle ore, semplice ma ben curata, ne fa una presenza orante aperta a chiunque desidera un momento di preghiera.

Nel monastero è anche possibile trascorrere alcuni giorni, condividendo con la comunità la preghiera liturgica che scandisce e santifica lo scorrere del tempo. Una foresteria, che spesso diviene luogo di scambio e di comunione tra realtà diverse, è stata costruita proprio per accogliere tutti coloro che desiderano venire. Un locale è adibito all'accoglienza giornaliera di gruppi che, se lo desiderano, possono incontrare una sorella per conoscere meglio la vita monastica.

Valserena offre anche la possibilità di un confronto personale con una sorella, di un colloquio o anche di un aiuto spirituale continuato; vengono organizzati inoltre alcuni incontri di orientamento vocazionale, che vogliono aiutare i giovani a prendere sul serio la loro vita e assumersi la responsabilità di una scelta di vita cristiana.

Gli «incontri giovani» hanno una scadenza mensile e generalmente si svolgono al sabato, ma per chi lo desidera, e può, c'è la possibilità di fermarsi anche alla domenica. I prossimi incontri sono previsti sabato 18 dicembre (ritiro di Natale), il 22 gennaio, il 19 febbraio, il 12 marzo.
Il Monastero delle Trappiste di Valserena è a Guardistallo (provincia di Pisa, diocesi di Volterra).

Per informazioni tel. 0586 655072, oppure consultare il sito www.valserena.it

Vita in monastero, diario di una trappista
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