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Africa in ginocchio per piogge e inondazioni

Centinaia di morti, decine di migliaia di senza tetto e milioni di persone danneggiate a vario titolo: questo l’impatto avuto su gran parte del continente africano dalle forti precipitazioni che hanno caratterizzato la stagione delle piogge di quest’anno. Come accaduto in Asia con i monsoni, anche il continente africano ha registrato in questi mesi precipitazioni record in una stagione che in vari paesi ha fatto segnare le piogge peggiori degli ultimi decenni, alimentando così alluvioni e smottamenti del terreno che hanno provocato ingenti danni in tutte le zone dell’Africa dal Senegal alla Somalia e dal Ciad al Sudafrica, con particolare rilievo nella zona del Sahel e in Africa orientale. L’assenza di bilanci certi, dato che spesso ad essere colpite sono le regioni più povere e remote dei rispettivi paesi, e la mancanza di un coordinamento sia informativo che di gestione delle emergenze, fanno si che in circolazione vi siano stime che possono solo dare un vaga idea dell’impatto avuto dal maltempo.

SUDAN – Il Sudan sta affrontando quelle che sono state unanimemente definite come le peggiori piogge degli ultimi 50 anni. Secondo le ultime stime delle Nazioni Unite 500.000 persone sono state danneggiate dal maltempo che ha causato anche oltre un centinaio di vittime tanto nel nord del paese (l’ultimo bilancio ufficiale parla di 89 morti) quanto nel sud, dove, a causa dell’arretratezza provocata dal ventennale conflitto, mancano dati certi. La comunità internazionale, dall’ONU all’Unione Europea, si è già mobilitata per soccorrere le popolazioni colpite, ma si teme che i danni provocati dal maltempo – che ha distrutto raccolti e ucciso migliaia di capi di bestiame – possano minacciare nei prossimi mesi la sopravvivenza alimentare di oltre 1 milione e 500.000 sudanesi.

CIAD – Decine di villaggi sono stati sommersi dall’esondazione del Lago Lere, nella zona sud-ovest del paese, mentre alluvioni, negli ultimi giorni, sono state segnalate anche lungo il corso del fiume Bhar Azoum, nell’est del Paese. Al momento non sono in circolazione bilanci certi di vittime e danni, ma nei giorni scorsi la città di Am Timan ha chiesto ufficialmente l’intervento del governo centrale di N’djamena per fronteggiare la difficile situazione.

SOMALIA – Come se non bastasse il conflitto, anche la alluvioni stanno contribuendo a rendere più difficile la vita delle centinaia di migliaia di sfollati interni che vivono nel paese. Le forti piogge hanno causato inondazioni del fiume Shabelle e di molti dei suoi affluenti nelle regioni centro-meridionali del paese, rendendo impraticabili gran parte dei terreni di una regione considerata il ‘granaio’ del paese. Per questo le Nazioni Unite hanno dichiarato l’Emergenza Umanitaria nella zona dove, secondo gli operatori umanitari internazionali, oltre 1 milione e 500.000 persone rischiano la fame nei prossimi mesi. Anche in Somalia l’assenza di un’autorità nazionale e lo scarso coordinamento interno rende impossibile tracciare bilanci affidabili sul numero di vittime o sull’entità dei danni causati.

KENYA – Forti piogge continuano a cadere nella regione di Budalang, soggetta ad alluvioni, così come nell’area degli Altopiani occidentali, dove il maltempo ha distrutto due dighe che hanno provocato massicce alluvioni nei dintorni. Cinque persone sarebbero morte finora. Secondo gli ultimi bilanci sono almeno 40.000 gli sfollati causati dal maltempo e migliaia di famiglie sono intrappolate in alture senza acqua né cibo. Invece di provvedere all’evacuazione, il governo sta cercando di fornire loro rifornimento consegnando aiuti alimentari via elicottero.

ETIOPIA – Il governo di Addis Abeba e alcuni partner hanno presentato ieri un piano d’emergenza per 21 milioni di dollari in aiuti con cui soccorrere le 4.000 persone danneggiate dalle ultime alluvioni che hanno colpito il paese. In totale però, secondo bilanci ONU, sono almeno 43.000 le persone che hanno subito danni a causa del maltempo, 17.000 delle quali ridotte a vivere senza un tetto sulla testa. Il governo etiope, tuttavia, sottolinea che, grazie al miglioramento del sistema di prevenzione e gestione delle catastrofi, i danni causati quest’anno dal maltempo sono inferiori del 25% a quelli dello scorso anno.

UGANDA – Nelle ultime ore le Nazioni Unite e il governo ugandese hanno annunciato l’invio di una missione congiunta per verificare l’impatto delle alluvioni avvenute nella zona orientale del paese che ha registrato le più forti piogge degli ultimi 35 anni. Secondo un bilancio diffuso ieri dall’Ocha 2000 persone sono rimaste senza un tetto e almeno 50.000 hanno subito danni, mentre precedenti stime governative parlavano di almeno 150.000 ugandesi danneggiati.

MALI – Sono almeno 15 le persone morte nel paese a causa delle alluvioni avvenute in varie zone e che hanno causato anche 32.000 senza tetto. Al momento la maggior parte degli sfollati vive all’interno delle scuole pubbliche, ma le autorità stanno cercando di allestire dei campi per ospitarli.

BURKINA FASO – Il paese è stato uno dei primi, dallo scorso giugno, ad essere stato interessato da forti piogge e conseguenti alluvioni che finora, secondo bilanci parziali, hanno causato la morte di sette persone, il ferimento di altre decine e danni a oltre 20.000 abitanti. Le alluvioni, che inizialmente avevano interessato la provincia settentrionale di Loroum e quelle orientali di Kouritenga e Namintinga, si stanno estendendo in questi giorni anche nelle zone meridionali e soprattutto nella provincia di Nahouri. In attesa che la macchina degli aiuti si metta in moto, le autorità hanno fatto sapere che a causa del maltempo sarà quasi certamente rinviata l’apertura dell’anno scolastico prevista a metà settembre.

MAURITANIA – fuggiti dalle alluvioni dei primi di agosto, migliaia di mauritani restano ancora in attesa di ricevere aiuti dalle autorità per l’ondata di maltempo che ha colpito soprattutto le terre basse della regione sud-orientale. Anche in questo paese resta incerto il bilancio delle vittime, anche se, in basse alle uniche cifre disponibili, 11.000 persone sono rimaste senza casa nel solo villaggio di Tintane.

SENEGAL – Dopo una partenza lenta, la stagione delle piogge ha causato danni e problemi anche in Senegal, dove alluvioni hanno provocato guasti alla rete elettrica e creato condizioni pericolose a Dakar, Ziguinchor e alcune regioni dell’estremo nord del paese.

NIGER – Sono almeno 10 le persone morte e altrettante quelle rimaste ferite per le piogge torrenziali cadute su varie zone del paese a partire dalla prima settimana di agosto. Tra le zone più colpite la regione di Zinder, centro-sud del paese, e l’area di Maradi, capitale economica nigerina. Secondo le stime governative, sono 12.200 le persone colpite dal maltempo.

NIGERIA – Sono almeno 50, secondo i bilanci diffusi dalla stampa locale, le persone morte per il maltempo che ha colpito lo stato centrale nigeriano del Plateau. Le piogge hanno causato danni e lo sfollamento di un migliaio di persone anche a Lagos.

COSTA D’AVORIO – Piogge e alluvioni hanno interessato soprattutto la zona di Agboville, un centinaio di chilometri a nord di Abidjan, dove alcune migliaia di sfollati sono costretti a fare i conti con la mancanza di punti di approvvigionamento di acqua. Una situazione che fa crescere il rischio del diffondersi di malattie ed epidemie.

LIBERIA – Sono state soprattutto le città costiere di Robertsport e Buchanan a pagare il prezzo delle forte piogge cadute nei giorni scorsi sulla Liberia, dove le precipitazioni violente hanno distrutto edifici, abitazioni e anche alcuni ponti, oltre ad aver provocato cedimenti o smottamenti lungo alcuni tratti della costa liberiana.

SUDAFRICA – Sono state almeno 10.000 le persone colpite dalle improvvise alluvioni provocate dalle forti piogge cadute a fine luglio soprattutto nella zona di città del Capo. Si trattava in prevalenza di abitanti di agglomerati informali e baraccopoli sorte alla periferia della città.

MOZAMBICO – Nonostante l’impegno preso dal governo di Maputo, molti dei 60.000 sfollati causati dalle alluvioni provocate dalle esondazione dei fiumi Zambezi e Buzi continuano ad attendere una sistemazione alternativa.

Misna