Prato

Beatificazione, conclusa l’inchiesta su don Didaco

Don Didaco Bessi, il pievano di Iolo fondatore delle Domenicane del Santo Rosario, è morto nel 1919 a 63 anni. Oggi non è rimasto più nessuno ad averlo conosciuto personalmente, ma nel paese sono tantissimi gli iolesi che ne hanno sentito parlare nei ricordi di famiglia. Come Dilva Bartolini, 82 anni, nipote della perpetua del pievano. «Mi nonna – racconta Dilva, sempre felice di poter parlare del “prete santo” – era nipote di don Cappellini, anziano parroco di San Pietro a Iolo, predecessore di don Didaco. Quando lo zio morì continuò a servire in canonica. Lei mi ha sempre raccontato della estrema bontà di questo prete che viveva quotidianamente di carità». Don Didaco di giorno camminava moltissimo attraversando la campagna, andava dai contadini, ci parlava, benediceva la semina e il raccolto e chiedeva qualcosa da mangiare. «Tutto quello che otteneva lo portava a chi aveva bisogno, a fine serata aveva sempre le tasche rovesciate e la sacca vuota», dice la signora Dilva. Questa testimonianza è una delle quaranta raccolte nel corso dell’inchiesta diocesana promossa in funzione del processo di beatificazione del sacerdote. Venerdì 21 ottobre, alle 21 in cattedrale, in una assemblea pubblica aperta tutti, si chiude il lavoro del tribunale diocesano presieduto dal vescovo Agostinelli e composto dal giudice delegato, il canonico Daniele Saccini, dal promotore di giustizia don Gianni Gualtieri e dal notaio suor Marinella Bini. Presente il postulatore della causa, il domenicano padre Francesco Ricci, autore di una tesi di dottorato sulla storia di don Didaco. In quella occasione saranno sigillati i verbali prodotti in tre anni di ricerche e poi saranno inviati a Roma alla Congregazione per le cause dei Santi. «Se non saranno ravvisati impedimenti – spiega suor Marinella – don Didaco potrà essere considerato Venerabile». Per diventare Beato occorre invece l’esistenza di un miracolo. «Qui non abbiamo nessun evento prodigioso documentato da perizie mediche incontrovertibili – afferma la religiosa – ma siamo in presenza di tantissime Grazie spirituali e fisiche avvenute per sua intercessione e testimoniate da moltissime persone». Suor Marinella non può entrare nei particolari proprio perché la causa è in corso, ma si dice fiduciosa per la conclusione positiva dell’iter. Anche se, come ci ha detto la signora Dilva, «qui a Iolo tutti considerano don Didaco Santo. Anche in vita veniva chiamato così». Sempre secondo i ricordi della nonna, il pievano di Iolo dedicava la propria giornata alla carità e alla preghiera. «Era sempre in ginocchio», aggiunge l’anziana iolese. Ciò è stato confermato anche dalla perizia medica sulle ossa condotta dal dottor Roberto Tempestini, nella quale si evince chiaramente come don Didaco Bessi avesse le gambe rovinate dal lungo peregrinare e dallo stare inginocchiato. Per capire il suo pensiero possiamo citare una delle sue frasi più famose, che testimonia l’affidamento completo a Dio, tratta dal regolamento delle Domenicane di Iolo: «Non c’è bisogno di preoccuparsi, basta avere fiducia nella Provvidenza, la “di cui banca” non fallisce mai». Se qualcuno volesse saperne di più sulla sua storia, consigliamo di leggere le due schede a lui dedicate pubblicate sul sito web santiebeati.it.