Vita Chiesa

BEATIFICAZIONE TONIOLO, CARD. DE GIORGI: E’ STATO IL DONO DI DIO ALL’ITALIA

«La vocazione alla santità» è il «traguardo di ogni altra vocazione nella Chiesa, dono della carità di Dio». E dono dell’amore di Dio all’Italia è stato Giuseppe Toniolo. Lo ha detto nell’omelia il card. Salvatore De Giorgi, rappresentante del Santo Padre nella beatificazione di Toniolo, avvenuta stamattina nella basilica papale di San Paolo fuori le Mura. Dopo la proclamazione del nuovo beato Francesco Bortolini, il ragazzo che ha ricevuto la guarigione per intercessione di Toniolo, ha deposto le reliquie di Toniolo accanto all’altare.Toniolo, ha sottolineato il porporato, era convinto che “tutti indistintamente siamo chiamati alla santità” e che “i laici si santificano nel mondo”, attraverso “l’esercizio del loro compito proprio”. Secondo il nuovo beato, “chi definitivamente recherà a salvamento la società presente non sarà un diplomatico, un dotto, un eroe, bensì un santo, anzi una società di santi”. Da qui la sua ferma decisione: “Voglio farmi santo”. E, ha ricordato il cardinale, “si dette un regolamento di vita spirituale e professionale, valorizzando i mezzi sempre attuali dell’ascetica cristiana”, diventando “un vero contemplativo dell’azione”. In realtà, “il radicarsi in Dio fu l’anima del suo impegno cristiano nella famiglia, sulla cattedra e nella società”. Innanzitutto, “considerò la famiglia il luogo primario della sua santificazione e della sua missione”, offrendo “un’affascinante testimonianza della dignità e della bellezza della famiglia, fondata sul matrimonio indissolubile e fedele di un uomo con una donna per una comunione di vita e di amore secondo il disegno di Dio, che non si può stravolgere senza sconvolgere la vita stessa della società”.“Insigne professore universitario, sulle cattedre di Padova, di Modena e di Pisa, seppe essere – ha precisato il card. De Giorgi – non solo il maestro qualificato dei giovani studenti, ma soprattutto il loro amico ed educatore nella ricerca della verità”. Infatti, “avvertiva già allora l’emergenza educativa per il clima universitario indifferente o ostile alle fondamentali istanze religiose e morali, come anche l’urgenza di una solida formazione culturale cristiana che preparasse le nuove generazioni ad affrontare le sfide del futuro”. E sulla promozione della cultura impegnò “i doni di una intelligenza non comune e di una lungimiranza quasi profetica, soprattutto circa la necessità, per il bene nel nostro Paese, di una presenza dei cattolici, nel sociale e nel politico, limpida, coerente, coraggiosa e unitaria, fondata sull’inscindibile rapporto tra fede e ragione, tra scienza e fede”. “Convinto che la comunione, segreto della credibilità e dell’efficacia dell’apostolato, si costruisce con l’obbedienza, fu sempre fedele ai quattro Papi del suo tempo: li guardava con occhi di fede e li difendeva con amore di figlio”, ha precisato il porporato, che ha poi ricordato l’impegno di Toniolo per il Movimento Cattolico, la Società della Gioventù Cattolica, primo nucleo dell’Azione cattolica italiana, la Fuci, l’Opera dei congressi, l’Unione cattolica per gli studi sociali, l’Unione popolare, le Settimane Sociali e l’Università del Sacro Cuore. Toniolo, pertanto, “si presenta a noi, come un italiano che ha amato e servito la Chiesa e l’Italia, da cristiano e cittadino esemplare: è questa la vera laicità. Si presenta a noi come uno di quei ‘cristiani con le braccia alzate verso Dio’, dei quali ha bisogno lo sviluppo integrale dell’uomo e della società, come il Papa ha auspicato nella enciclica Caritas in Veritate”, nella quale “hanno trovato conferma e sviluppo non poche intuizioni innovative del beato, come la centralità della persona nel mondo del lavoro, l’insopprimibile fondamento etico dell’economia, la rilevanza antropologica della questione sociale, l’importanza del Vangelo nella costruzione della società, le istanze della giustizia distributiva, l’impegno per la pace”. Alla vigilia dell’Anno della fede, “è certamente uno dei testimoni che il Santo Padre ha indicato come coloro che ‘per fede, nel corso dei secoli, hanno confessato la bellezza di seguire il Signore Gesù là dove venivano chiamati a dare testimonianza del loro essere cristiani: nella famiglia, nella professione, nella vita pubblica’”.Con “l’entusiasmo” di una “fede mai stanca”, con “l’intenso rapporto con Gesù Risorto”, con “la splendida testimonianza della vita interiore incarnata nella storia”, con “l’amore sincero alla Chiesa”, con “il prestigio morale della condotta privata e pubblica trasparente e irreprensibile”, con “l’indomito coraggio di essere e di dirsi cristiano in un contesto di aggressivo laicismo”, il nuovo beato “ci esorta a riscoprire il fascino di appartenere al gregge del Buon Pastore, l’ansia di conoscerlo ascoltando la sua parola garantita dal Magistero da lui voluto, la gioia di rimanere in lui con la grazia dei sacramenti, la felicità di amarlo osservando i suoi comandamenti, garanzie sicure del vivere sociale”. “Ci esorta – ha concluso il card. De Giorgi – in particolare a impegnarci con entusiasmo nella nuova evangelizzazione”. (Sir)