Vescovi Toscani

Betori, preghiera con le vittime di abusi

Nella storia della Chiesa fiorentina, “accanto alla testimonianza esemplare di tanti sacerdoti, che hanno fatto la storia nobile della Chiesa nel nostro tempo”, si trovano anche “episodi dolorosi di orrendi crimini commessi a danno delle persone che si erano filialmente affidate ai loro pastori. Siamo qui perché non vogliamo nasconderci questa terribile realtà, e vogliamo farlo nello spirito e nelle forme proprie della preghiera”. Con queste parole l’arcivescovo di Firenze Giuseppe Betori ha spiegato il senso della veglia che venerdì 10 giugno ha visto la Chiesa fiorentina riunita nella basilica della Santissima Annunziata, per la recita del Rosario. Un incontro di preghiera nell’imminenza della Pentecoste, per invocare il dono dello Spirito Santo, ma anche con uno sguardo particolare alla dolorosa vicenda che ha colpito la diocesi di Firenze e ai “gravi delitti” commessi da Lelio Cantini, che nel 2008 è stato condannato dal Papa per “abuso plurimo e aggravato nei confronti di minori” e per “abuso nell’esercizio della potestà ecclesiastica nella formazione delle coscienze”. Per Cantini è stata decretata la dimissione dallo stato clericale e l’obbligo di dimora vigilata. Ecco il testo integrale dell’omelia dell’arcivescovo di Firenze.

OMELIA DI MONS. GIUSEPPE BETORI

Come insegna il Concilio Vaticano II: «La Chiesa, che comprende nel suo seno i peccatori ed è perciò santa e insieme sempre bisognosa di purificazione, avanza continuamente per il cammino della penitenza e del rinnovamento» (Lumen gentium, 8).

Un richiamo che ha risvolti tutti particolari per la Chiesa fiorentina, illuminata dalla testimonianza di Santa Maria Maddalena de’ Pazzi, a cui il Signore chiese uno specifico impegno per la renovatione della Chiesa. È un percorso che per la nostra Santa ha un preciso riferimento, Cristo. La Chiesa è il Cristo e dalla identificazione con Lui trae l’inesauribile energia che la rinnova fino alla fine dei tempi. Così come «il nostro Cristo – dice la Santa – fece molti e vari miracoli, sanando gli infermi, resuscitando i morti, illuminando i ciechi, così la virtù del sangue dello Sposo di essa Chiesa farà molti miracoli, sanando dalle infermità dei peccati, resuscitando dalla eterna perdizione, illuminando affinché si possa vedere e godere la visione di Dio… Lascia lo sviscerato Verbo se stesso per l’amore che tiene chiuso in sé; così l’amorosa Chiesa lascerà se stessa per l’amore che terrà in sé, perché gli abitatori di essa mediante la carità saranno ansiosi di dar la vita per Cristo» (Renovatione della Chiesa, p. 52).

Ma alla storia della Chiesa fiorentina, e lo sguardo si rivolge al tempo presente, accanto alla testimonianza esemplare di tanti sacerdoti, che hanno fatto la storia nobile della Chiesa nel nostro tempo, appartengono anche episodi dolorosi di orrendi crimini commessi a danno delle persone che si erano filialmente affidate ai loro pastori. Siamo qui perché non vogliamo nasconderci questa terribile realtà, e, come abbiamo detto nell’annuncio di questo incontro, vogliamo farlo nello spirito e nelle forme proprie della preghiera. Memore dei gravi delitti in essa commessi, in particolare l’abuso di minori, la Chiesa fiorentina si ritrova per un atto di penitenza e di purificazione, in riparazione delle offese perpetrate, per chiedere la conversione dei peccatori e la riconciliazione delle vittime e per sperimentare la grazia della rigenerazione delle comunità ecclesiali in una rinnovata speranza.

Nel ricercare una luce che permetta di discernere nell’oscurità generata dalle colpe di alcuni tra noi, mi sono di sostegno le parole usate in varie occasioni dal Santo Padre Benedetto XVI, che convintamente e sentitamente in questa occasione e sempre faccio mie.

«È importante stabilire la verità di ciò che è accaduto in passato, prendere tutte le misure atte ad evitare che si ripeta in futuro, assicurare che i principi di giustizia siano pienamente rispettati e, soprattutto, guarire le vittime e tutti coloro che sono stati colpiti da questi crimini abnormi» (Discorso ai Vescovi d’Irlanda, 28 ottobre 2006). «Questi misfatti, che costituiscono un così grave tradimento della fiducia, devono essere condannati in modo inequivocabile… Le vittime devono ricevere compassione e cura e i responsabili devono essere portati davanti alla giustizia. È una priorità urgente quella di promuovere un ambiente più sicuro e più sano, specialmente per i giovani» (Omelia a Sydney, 19 luglio 2008). «Non posso che condividere lo sgomento e il senso di tradimento che molti di voi hanno sperimentato al venire a conoscenza di questi atti peccaminosi e criminali… Considerando la gravità di queste colpe e la risposta spesso inadeguata ad esse riservata…, (intervengo) per esprimere vicinanza a voi, e per proporvi un cammino di guarigione, di rinnovamento e di riparazione… C’è bisogno di perseveranza e di preghiera, con grande fiducia nella forza risanatrice della grazia di Dio…(Vi esorto) a riflettere sulle ferite inferte al corpo di Cristo, sui rimedi, a volte dolorosi, necessari per fasciarle e guarirle, e sul bisogno di unità, di carità e di vicendevole aiuto nel lungo processo di ripresa e di rinnovamento ecclesiale» (Lettera ai cattolici dell’Irlanda, 19 marzo 2010).

Anche alle vittime degli abusi mi rivolgo con le parole del Papa: «È comprensibile che voi troviate difficile perdonare o essere riconciliati con la Chiesa. A suo nome esprimo apertamente la vergogna e il rimorso che tutti proviamo. Allo stesso tempo vi chiedo di non perdere la speranza. È nella comunione della Chiesa che incontriamo la persona di Gesù Cristo, egli stesso vittima di ingiustizia e di peccato. Come voi, egli porta ancora le ferite del suo ingiusto patire. Egli comprende la profondità della vostra pena e il persistere del suo effetto nelle vostre vite» (Lettera ai cattolici dell’Irlanda, 19 marzo 2010).

Ancora con il Papa, mi rivolgo ai colpevoli degli abusi: «Avete tradito la fiducia riposta in voi da giovani innocenti e dai loro genitori… Un grande danno è stato perpetrato alla Chiesa e alla pubblica percezione del sacerdozio e della vita religiosa. Vi esorto ad esaminare la vostra coscienza, ad assumervi la responsabilità dei peccati che avete commesso e ad esprimere con umiltà il vostro rincrescimento. Il pentimento sincero apre la porta al perdono di Dio e alla grazia del vero emendamento» (Lettera ai cattolici dell’Irlanda, 19 marzo 2010).

Concludo, questa volta con le parole di un altro Papa, Giovanni Paolo II, e dico a tutta la nostra Chiesa: «Dobbiamo avere fiducia nel fatto che questo momento di prova porterà una purificazione dell’intera comunità cattolica, purificazione urgentemente necessaria se la Chiesa deve predicare con maggiore efficacia il vangelo di Gesù Cristo in tutta la sua forza liberatrice… Laddove ha sovrabbondato il peccato, sovrabbondi la grazia (cfr Rm 5,20). Tanto dolore, tanto dispiacere, deve portare a un sacerdozio più santo, a un episcopato più santo e a una Chiesa più santa. Solo Dio è fonte di santità, ed è soprattutto a Lui che dobbiamo rivolgerci per ottenere il perdono, la salvezza, la grazia di affrontare questa sfida con coraggio intransigente e armonia d’intenti» (Discorso alla riunione interdicasteriale con i cardinali del Stati Uniti d’America, 23 aprile 2002).

A queste parole dei Papi affido il sentire mio e di tutta la Chiesa fiorentina in questo momento. Esse indicano per tutti un cammino di rinascita e ne offrono le risorse. La certezza che lo Spirito del Risorto può far nuove tutte le cose ci sostiene nel nostro impegno a rimuovere le cause che hanno permesso nel passato che questi crimini potessero accadere, a spronarci a una custodia più attenta dei bambini, dei ragazzi e dei giovani, a impegnarci a una pronta reazione di fronte a ogni delitto, a farci vicini a quanti soffrono per le offese subite, a sostenere l’impegno di rinascita delle comunità ferite da questi tragici eventi, a promuovere una testimonianza sempre più rigorosa del Vangelo.

La Vergine Maria Annunziata, con la sua amorevole intercessione, sostenga i nostri propositi e la nostra fedeltà.

Basilica della Ss.ma Annunziata Preghiera di penitenza, riconciliazione e conversione della Chiesa fiorentina 10 giugno 2011 OMELIA Come insegna il Concilio Vaticano II: «La Chiesa, che comprende nel suo seno i peccatori ed è perciò santa e insieme sempre bisognosa di purificazione, avanza continuamente per il cammino della penitenza e del rinnovamento» (Lumen gentium, 8). Un richiamo che ha risvolti tutti particolari per la Chiesa fiorentina, illuminata dalla testimonianza di Santa Maria Maddalena de’ Pazzi, a cui il Signore chiese uno specifico impegno per la renovatione della Chiesa. È un percorso che per la nostra Santa ha un preciso riferimento, Cristo. La Chiesa è il Cristo e dalla identificazione con Lui trae l’inesauribile energia che la rinnova fino alla fine dei tempi. Così come «il nostro Cristo – dice la Santa – fece molti e vari miracoli, sanando gli infermi, resuscitando i morti, illuminando i ciechi, così la virtù del sangue dello Sposo di essa Chiesa farà molti miracoli, sanando dalle infermità dei peccati, resuscitando dalla eterna perdizione, illuminando affinché si possa vedere e godere la visione di Dio… Lascia lo sviscerato Verbo se stesso per l’amore che tiene chiuso in sé; così l’amorosa Chiesa lascerà se stessa per l’amore che terrà in sé, perché gli abitatori di essa mediante la carità saranno ansiosi di dar la vita per Cristo» (Renovatione della Chiesa, p. 52). Ma alla storia della Chiesa fiorentina, e lo sguardo si rivolge al tempo presente, accanto alla testimonianza esemplare di tanti sacerdoti, che hanno fatto la storia nobile della Chiesa nel nostro tempo, appartengono anche episodi dolorosi di orrendi crimini commessi a danno delle persone che si erano filialmente affidate ai loro pastori. Siamo qui perché non vogliamo nasconderci questa terribile realtà, e, come abbiamo detto nell’annuncio di questo incontro, vogliamo farlo nello spirito e nelle forme proprie della preghiera. Memore dei gravi delitti in essa commessi, in particolare l’abuso di minori, la Chiesa fiorentina si ritrova per un atto di penitenza e di purificazione, in riparazione delle offese perpetrate, per chiedere la conversione dei peccatori e la riconciliazione delle vittime e per sperimentare la grazia della rigenerazione delle comunità ecclesiali in una rinnovata speranza. Nel ricercare una luce che permetta di discernere nell’oscurità generata dalle colpe di alcuni tra noi, mi sono di sostegno le parole usate in varie occasioni dal Santo Padre Benedetto XVI, che convintamente e sentitamente in questa occasione e sempre faccio mie. «È importante stabilire la verità di ciò che è accaduto in passato, prendere tutte le misure atte ad evitare che si ripeta in futuro, assicurare che i principi di giustizia siano pienamente rispettati e, soprattutto, guarire le vittime e tutti coloro che sono stati colpiti da questi crimini abnormi» (Discorso ai Vescovi d’Irlanda, 28 ottobre 2006). «Questi misfatti, che costituiscono un così grave tradimento della fiducia, devono essere condannati in modo inequivocabile… Le vittime devono ricevere compassione e cura e i responsabili devono essere portati davanti alla giustizia. È una priorità urgente quella di promuovere un ambiente più sicuro e più sano, specialmente per i giovani» (Omelia a Sydney, 19 luglio 2008). «Non posso che condividere lo sgomento e il senso di tradimento che molti di voi hanno sperimentato al venire a conoscenza di questi atti peccaminosi e criminali… Considerando la gravità di queste colpe e la risposta spesso inadeguata ad esse riservata…, (intervengo) per esprimere vicinanza a voi, e per proporvi un cammino di guarigione, di rinnovamento e di riparazione… C’è bisogno di perseveranza e di preghiera, con grande fiducia nella forza risanatrice della grazia di Dio…(Vi esorto) a riflettere sulle ferite inferte al corpo di Cristo, sui rimedi, a volte dolorosi, necessari per fasciarle e guarirle, e sul bisogno di unità, di carità e di vicendevole aiuto nel lungo processo di ripresa e di rinnovamento ecclesiale» (Lettera ai cattolici dell’Irlanda, 19 marzo 2010). Anche alle vittime degli abusi mi rivolgo con le parole del Papa: «È comprensibile che voi troviate difficile perdonare o essere riconciliati con la Chiesa. A suo nome esprimo apertamente la vergogna e il rimorso che tutti proviamo. Allo stesso tempo vi chiedo di non perdere la speranza. È nella comunione della Chiesa che incontriamo la persona di Gesù Cristo, egli stesso vittima di ingiustizia e di peccato. Come voi, egli porta ancora le ferite del suo ingiusto patire. Egli comprende la profondità della vostra pena e il persistere del suo effetto nelle vostre vite» (Lettera ai cattolici dell’Irlanda, 19 marzo 2010). Ancora con il Papa, mi rivolgo ai colpevoli degli abusi: «Avete tradito la fiducia riposta in voi da giovani innocenti e dai loro genitori… Un grande danno è stato perpetrato alla Chiesa e alla pubblica percezione del sacerdozio e della vita religiosa. Vi esorto ad esaminare la vostra coscienza, ad assumervi la responsabilità dei peccati che avete commesso e ad esprimere con umiltà il vostro rincrescimento. Il pentimento sincero apre la porta al perdono di Dio e alla grazia del vero emendamento» (Lettera ai cattolici dell’Irlanda, 19 marzo 2010). Concludo, questa volta con le parole di un altro Papa, Giovanni Paolo II, e dico a tutta la nostra Chiesa: «Dobbiamo avere fiducia nel fatto che questo momento di prova porterà una purificazione dell’intera comunità cattolica, purificazione urgentemente necessaria se la Chiesa deve predicare con maggiore efficacia il vangelo di Gesù Cristo in tutta la sua forza liberatrice… Laddove ha sovrabbondato il peccato, sovrabbondi la grazia (cfr Rm 5,20). Tanto dolore, tanto dispiacere, deve portare a un sacerdozio più santo, a un episcopato più santo e a una Chiesa più santa. Solo Dio è fonte di santità, ed è soprattutto a Lui che dobbiamo rivolgerci per ottenere il perdono, la salvezza, la grazia di affrontare questa sfida con coraggio intransigente e armonia d’intenti» (Discorso alla riunione interdicasteriale con i cardinali del Stati Uniti d’America, 23 aprile 2002). A queste parole dei Papi affido il sentire mio e di tutta la Chiesa fiorentina in questo momento. Esse indicano per tutti un cammino di rinascita e ne offrono le risorse. La certezza che lo Spirito del Risorto può far nuove tutte le cose ci sostiene nel nostro impegno a rimuovere le cause che hanno permesso nel passato che questi crimini potessero accadere, a spronarci a una custodia più attenta dei bambini, dei ragazzi e dei giovani, a impegnarci a una pronta reazione di fronte a ogni delitto, a farci vicini a quanti soffrono per le offese subite, a sostenere l’impegno di rinascita delle comunità ferite da questi tragici eventi, a promuovere una testimonianza sempre più rigorosa del Vangelo. La Vergine Maria Annunziata, con la sua amorevole intercessione, sostenga i nostri propositi e la nostra fedeltà.

Giuseppe BetoriArcivescovo di Firenze