Toscana

BOMBE A GRAPPOLO: PREVISTE 100 ADESIONI IMMEDIATE AL TRATTATO DI OSLO

“È la più significativa convenzione umanitaria aperta alla firma di tutti i governi nell’ultimo decennio; avremo una misura esatta dei paesi che aderiranno alla fine della giornata di domani, ma noi ci aspettiamo che siano almeno 100 i paesi che in queste due giornate firmeranno il Trattato per la messa al bando delle bombe a grappolo, cioè contro uno strumento di morte indiscriminato che colpisce soprattutto i più deboli”: raggiunto a Oslo, lo dice alla MISNA Thomas Nash, coordinatore della ‘Cluster munitions coalition’, la coalizione di organizzazioni internazionali che sta promuovendo insieme al governo norvegese l’adozione di una convenzione che impegnerà i sottoscrittori a interrompere definitivamente l’uso, la produzione, la vendita e l’immagazzinaggio delle bombe a grappolo (note anche con il termine inglese di ‘cluster bombs’ o ‘cluster munitions’). Nella capitale norvegese sono presenti delegati di ogni continente. al termine di un processo che ha prodotto un testo condiviso e approvato dai rappresentanti di circa 100 paesi a Dublino in maggio, una serie di iniziative di sensibilizzazione e un grande lavoro diplomatico; fino a questo incontro norvegese in cui i governi sono chiamati a sottoscrivere un trattato che ricalca nei modi e nelle finalità il trattato per la messa al bando delle mine anti-uomo aperto alla firma nel 1997 a Ottawa, in Canada. Grazie al successo di quella iniziativa , anche questa volta è stata una diplomazia ‘dal basso’, organizzata cioè dalla società civile, a farsi portabandiera di un accordo per l’eliminazione di uno strumento di guerra che colpisce in maniera indiscriminata soprattutto le popolazioni civili. Le bombe a grappolo sono infatti ‘contenitori’ che, a contatto con il terreno, si aprono rilasciando un numero variabile di piccoli ordigni (sub-munizioni) che dovrebbero esplodere: è però dimostrato che un’alta percentuale rimane intatta e pronta ad esplodere al minimo contatto. Centinaia, migliaia in alcuni casi, di chilometri quadrati di territorio vengono resi inagibili, non coltivabili, e estremamente pericolosi per chi lì vive. Attualmente, secondo dati forniti dalla Campagna italiana contro le mine (che fa parte della coalizione internazionale contro le ‘cluster’) milioni di bombe a grappolo sono immagazzinate in 76 paesi e almeno 28 nazioni sono contaminate. Parlando alla MISNA e ricordando il recente bombardamento del Libano da parte dell’aviazione israeliana (nel 2006 durante il conflitto con Hezbollah) e quelli che più di 30 anni fa furono compiuti da aerei americani in Laos, il direttore della Campagna italiana contro le mine, Giuseppe Schiavello, ha sottolineato: “Ancor oggi, nonostante siano passati anni o decenni da quei conflitti, chi vive in Libano o in Laos deve fare i conti con ampie porzioni di territorio invase da bombe a grappolo ancora attive; è costretto a coabitare con il pericolo, a restare nella povertà, ad aver paura giorno dopo giorno del futuro”.Misna