Vita Chiesa

CONVEGNO SU EVOLUZIONISMO; MONS. RAVASI: SCIENZIATI E TEOLOGI SI GUARDINO A VISO APERTO

“E’ necessario che scienziati, teologi, filosofi, incrocino gli sguardi”. E’ una frase del padre gesuita Marc Leclerc, “presa in prestito” da mons. Gianfranco Ravasi, presidente del Pontificio Consiglio della Cultura, in apertura della Conferenza internazionale su “Evoluzione biologica. Fatti e teorie. Una valutazione critica 150 anni dopo ‘L’origine delle specie”, promossa dalla Pontificia Università Gregoriana in collaborazione con l’Università Notre Dame (Indiana) e sotto l’alto patrocinio del citato dicastero pontificio. Per Ravasi, bisogna “incrociare gli sguardi a livello soggettivo”, perché “è necessario che teologi e scienziati si guardino a viso aperto, si ascoltino, abbiano un confronto sereno” ed anche a livello “oggettivo”, in quanto “questi sguardi esaminano la realtà da angolazioni diverse, sono letture diverse della stessa realtà”. A questo proposito, Ravasi ha raccomandato “la nobiltà della distinzione, del riconoscimento della diversità degli approcci, del rispetto dei diversi statuti epistemologici”. “Non dobbiamo cedere – ha ammonito – alla miseria della ‘hybris’ integralistica, dell’arroganza esclusivistica. L’incrociare gli sguardi esclude la prepotenza, la prevaricazione, la prevalenza esclusiva”. Per far ciò, occorre la consapevolezza che “noi non tanto abbiamo la verità, intesa come possesso oggettivo, ma siamo nella verità, che ciò trascende ci supera, ci avvolge”. “Incrociare gli sguardi” e “pensare seriamente”: questi i due auspici di Ravasi per il dialogo tra scienza e fede, che richiede “umiltà e fatica nella ricerca e nell’ascolto”: di qui “l’importanza della ricerca paziente, fatta di analisi proprie e altrui. La ricerca è umiltà, è consapevolezza che la verità è più grande; il grande scienziato e il grande teologo non è colui che dà tutte le risposte, ma colui che pone sempre le vere domande, le domande necessarie”. “La fede, se non è pensata, è nulla, è vuoto”, ha detto il relatore menzionando i 10 anni dell’enciclica “Fide et Ratio” di Giovanni Paolo II. ”Fede e ragione si ritrovano su un territorio analogo,l anche se i loro percorsi sono differenti”, ha fatto notare il biblista, secondo il quale “l’intelligenza ha percorsi diversi, non c’è un unico percorso: c’è il rigore scientifico, c’è la logica formale, ma ci sono anche altri percorsi conoscitivi e intellettuali, come la filosofia e la teologia ma anche l’arte e la poesia, ciascuno con i propri statuti, con i propri metodi, con la propria coerenza”. Di qui “l’importanza del comprendere anche nella teologia”, a partire dal messaggio di questo Anno Paolino: “Paolo – ha detto Ravasi citando Albert Schweitzer – ha assicurato per sempre nel cristianesimo il diritto di pensare: egli fonda per sempre la fiducia che la fede non ha nulla da temere dal pensiero”.Sir