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CROCIFISSO: L’UDIENZA IN CORSO A STRASBURGO, LA VOCE DELLE DIVERSE PARTI

(Strasburgo) – “E’ legittima la presenza del crocifisso nelle scuole pubbliche italiane? Lo Stato italiano è laico oppure no?”: Nicolò Paoletti avvocato della parte ricorrente (la signora italiana di origine finlandese Soile Lautsi che aveva chiesto di togliere il crocifisso dall’aula della classe dei suoi ragazzi), è stato il primo a prendere la parola questa mattina dinanzi alla Grande Chambre della Corte europea dei diritti dell’uomo riunita per l’udienza dedicata al tema della esposizione del crocifisso. Nel suo intervento Paoletti ha aggiunto: “Anche la Corte Costituzionale italiana ha tolto il crocifisso dall’aula in cui si ritrova. Lo Stato italiano deve assumere imparzialità e neutralità nei fatti che riguardano la coscienza dei singoli”. Dopo la posizione sostenuta da Paoletti per conto della ricorrente, è intervenuto Nicola Lettieri, magistrato per conto del governo italiano: “Non si tratta di un caso propriamente giuridico. Questo è un caso politico e ideologico”. Lettieri ha quindi presentato il ricorso dello Stato italiano contro la sentenza del 3 novembre 2009, assunta da una camera della Corte che dovrebbe obbligare lo Stato italiano a togliere il crocifisso dalle aule scolastiche. “In questo caso – ha detto – fa scandalo la difesa della libertà di religione, ottenuta negando la stessa libertà religiosa”. “Le lezioni scolastiche in Italia si interrompono nelle ricorrenze del Natale e della Pasqua: anche questo va considerato come un problema?”, ha chiesto ancora Nicola Lettieri che ha centrato il suo intervento anzitutto sul fatto che “in questo specifico caso non c’è alcuna violazione dei diritti umani. I figli della ricorrente non hanno sofferto alcuna imposizione” religiosa né una qualche forma di indottrinamento. “Piuttosto qui sembra che si voglia imporre a tutti i paesi europei l’estraneità della religione” nella vita nazionale. Secondo il magistrato, “in Italia la libertà religiosa viene salvaguardata in un sistema pluralistico”. “Il crocifisso – aggiunge – è un simbolo passivo e muto e non influisce sull’educazione scolastica degli studenti”. A suo avviso “il crocifisso è presente nella scuola pubblica non per convertire qualcuno ma quale simbolo della cultura e della tradizione” italiana.  Ed ha aggiunto: “Se lo Stato italiano rimuovesse i simboli religiosi, diventerebbe esso stesso partigiano di una parte e non il difensore della tolleranza e del pluralismo necessari in questi casi”. Infine ha preso la parola Joseph Weiler, docente di diritto all’Università di New York che ha sostenuto la parte assunta da alcuni Stati (che sono Armenia, Bulgaria, Cipro, Grecia, Lituania, Malta, Russia e San Marino) facenti parte del Consiglio d’Europea che sostengono la posizione del governo italiano. Weiler ha affermato: “Gli Stati che rappresento, concordano che la Convenzione dei diritti dell’uomo tuteli la libertà di religione e la libertà dalla religione. Sono anche d’accordo che l’istruzione nelle scuole pubbliche debba tendere alla tolleranza e al pluralismo ma nella sentenza è stata espressa una laicità o una neutralità che non si possono condividere. Non si è fatta cioè distinzione tra i diritti del privato e l’identità del pubblico”. Weiler ha ripreso: “Lo Stato e i suoi simboli sono importanti per la democrazia. Molti di questi simboli oggi in Europa, anche negli Stati che fanno parte del Consiglio d’Europa, ci vengono dalla nostra storia e spesso si tratta del croce”. Weiler ha quindi citato diversi casi europei, fra cui al Gran Bretagna in cui la croce appare nella bandiera nazionale.Sir