Politica & società
Da Firenze un Codice per una nuova Europa
Presentato in Palazzo Vecchio il volume che raccoglie le proposte elaborate da oltre 120 studiosi su pace, natalità, lotta alla povertà
“Presentare un progetto di una Europa che, come chiede il Presidente Mattarella, riesca a fare un salto in avanti verso l’unità, cosa che in questo momento è quanto mai essenziale”. Così Patrizia Giunti, presidente della Fondazione La Pira, ha introdotto l’incontro con cui in Palazzo Vecchio a Firenze è stato presentato il Codice per una nuova Europa. Il volume raccoglie il lavoro comune di oltre centoventi esperti, ed è un manifesto politico e culturale che si richiama idealmente al Codice di Camaldoli, elaborato da un gruppo di studiosi cattolici nel 1943. “Le condizioni geopolitiche attuali – ha proseguito Giunti – ce lo chiedono, i drammi che stiamo vivendo ci dicono che è improcrastinabile l’idea di una condivisione più forte. Il progetto propone una federazione di stati sovrani, recuperando il patrimonio di valori e la visione che sostennero allora, nel dopoguerra, i padri che costruirono l’Europa, quell’idea di una comunità di popoli che abbandonano la guerra e si riconoscono in una fraternità comune”. “Sono particolarmente contenta – ha concluso – che la presentazione di questo progetto avvenga in questo salone nel quale il sindaco Giorgio La Pira per anni ha invocato la costruzione di un processo di unità tra i popoli e da quel tavolo ha chiamato fedi diverse, convenzioni politiche, culture diverse a un dialogo per l’unità”.
Durante l’incontro è stato anche reso omaggio a David Sassoli, ex Presidente del Parlamento europeo, che proprio il 19 ottobre del 2019 nel Salone dei Cinquecento ricevette le Chiavi della città. Lo ha ricordato in particolare nel suo saluto il presidente del Consiglio comunale di Firenze Cosimo Guccione: “È un onore per noi poter fare questa presentazione nel Salone dei Cinquecento nel giorno in cui sette anni fa vennero consegnati le chiavi della città a Davide Sassoli mentre era Presidente del Parlamento Europeo. Un modo per rendere Firenze ancora una volta protagonista del dibattito internazionale, con la consapevolezza che ognuno di noi può fare un piccolo passo, un piccolo gesto per rafforzare l’Unione Europea”.
Paolo Magnolfi, presidente della Nuova Camaldoli, ha ricordato il percorso che ha portato alla compilazione del Codice per una nuova Europa, un percorso “dal basso” ispirato dalle parole del cardinale Matteo Zuppi, che per primo ha posto l’esigenza di un lavoro di ripensamento delle strutture europee. Un’avven tura, ha detto “che ci ha sorpreso e entusiasmato”.
A illustrare i contenuti del Codice sono stati i curatori Sebastiano Nerozzi e e Nicoletta Parisi. Il Codice affronta numerosi temi, dal declino demografico alla difesa comune, dall’assetto delle istituzioni europee alla lotta alla povertà e mira a superare una visione meramente burocratica ed economica dell’Europa, fondandola su radici condivise e su una capacità d’azione comune e solidale.
Don Alessandro Lombardi, provicario della diocesi di Firenze, ha portato il saluto dell’arcivescovo Gherardo Gambelli: “Dobbiamo averlo – ha affermato – il coraggio di cambiare l’Europa, al centro deve restare la persona umana e lo sviluppo della pace. Dobbiamo vedere e toccare le povertà e le solitudini”.
In Palazzo Vecchio anche l’ambasciatore Pasquale Ferrara, che ha parlato della missione di pace ell’Europa. “Più che alla difesa dell’Unione – ha detto – dobbiamo puntare all’unione della difesa: il riarmo nazionale dei singoli stati contiene pericoli e insidie. Il progetto Riarm Europe non va purtroppo in questa direzione: manca un investimento sulla diplomazia preventiva. Una politica della difesa senza una comune politica estera è poco efficace”. Oggi, ha aggiunto, “abbiamo una profonda crisi di sicurezza. Bisogna pensare a come costruire una pace in Ucraina che possa essere definita una pace giusta, nel corso di trattati paritari”. La difesa europea, ha aggiunto, “non è solo una questione militare: è una questione di relazioni, di regole condivise”. La “nazionalizzazione della difesa” e della politica estera secondo Ferrara porta a scelte negative come la delocalizzazione degli hub per i migranti in paesi terzi. Oggi si punta a difendere la pace con la forza; l’idea invece è che la pace diventa la nostra forza.
Nella seconda parte dell’incontro sono intervenuti i rappresentanti della tante associazioni che sono coinvolte in questo percorso.
