Toscana

Dall’Italia appoggio logistico agli Usa

E’ partito all’attacco Silvio Berlusconi nel suo atteso intervento alla Camera sulla crisi irachena: l’Italia, come d’altronde Francia e Germania, concederà agli Stati Uniti l’uso delle basi e il permesso di sorvolo del suo spazio aereo e mantiene il proprio sostegno politico all’azione americana in quanto anche la risoluzione 1441 del Consiglio di Sicurezza dell’Onu mantiene la sua «legittimità» e prevede già la possibilità di «un disarmo forzoso». «L’Italia non è una nazione belligerante e non parteciperà direttamente a operazioni militari, non invierà né uomini né mezzi», ha scandito il premier precisando però che «non partirà nessun attacco all’Iraq da aerei che partono da basi italiane». Cioé che l’utilizzo delle basi italiane servirà solo per transiti e spostamenti e mai in nessun caso per l’avvio di operazioni di guerra dal suolo italiano.

Interrotto numerose volte dalle proteste dell’opposizione il presidente del Consiglio non ha risparmiato accuse ad una opposizione che «non ha il senso dello stato, della lealtà e della democrazia» e che sta usando la crisi irachena in modo «demagogico», nascondendosi «in maniera strumentale» dietro gli «aspetti giuridici» che, ad avviso di Berlusconi e del Governo, «non sussistono».

Due aspetti il premier ha sottolineato per l’immediato futuro, dopo aver specificato che ormai «obiettivamente le possibilità di una guerra sono molto alte»: la necessità, giovedì a Bruxelles, di ritrovare l’unità dell’Europa e l’assoluta indispensabilità di far «restare pienamente in vigore la grande Alleanza mondiale contro il terrorismo» che deve sopravvivere «al di là di ogni contrasto sull’Iraq».

Il premier ha ripetuto che l’Italia ha deciso di concedere l’uso delle basi non solo per «ragioni politiche», ma anche «sostenuta da argomenti di ordine giuridico». Per questo ha chiesto all’opposizione di non nascondersi «strumentalmente» dietro questi aspetti giuridici e ha spiegato, in un lungo passaggio del suo intervento, le ragioni per le quali la stessa risoluzione 1441 contenga in sé gia tutte le motivazioni giuridiche per rendere legittimo il disarmo forzoso di Saddam Hussein. Infatti, ha precisato, la nuova risoluzione che avevano elaborato Stati Uniti, Gran Bretagna e Spagna aveva come obiettivo solo quello di fornire «un termine ultimativo» al regime di Baghdad. Una spiegazione questa accolta da rumorose proteste dei membri dell’Ulivo.

Il presidente del Consiglio ha motivato la scelta dell’Italia di non «tradire» il legame transatlantico: «sarebbe una farsa tragica – ha detto – se l’Italia adottasse scelte contrarie all’interesse internazionale, a quello dell’Europa e contro quei valori intangibili che ci uniscono agli alleati al di là della Manica e dell’Oceano; sarebbe inutile – ha aggiunto – sottolineare la gravità di un atto di diniego» verso gli Stati Uniti. Infine Berlusconi ha lanciato segnali anche al di là del Tevere ripetendo che il Governo si sta muovendo con «prudenza», «con spirito di sincera attenzione verso l’opinione pubblica e sensibile al richiamo spirituale del Santo Padre».

L’assemblea di Montecitorio ha approvato la risoluzione presentata dalla Casa delle libertà. Nel testo, stringatissimo, si approvano «le comunicazioni del presidente del Consiglio», Silvio Berlusconi dando così il via libera all’utilizzo delle basi e al sorvolo sul nostro territorio da parte delle forze americane. La mozione della maggioranza è stata approvata con 304 voti favorevoli, 246 contrari e 8 gli astenuti. La mozione unitaria Ulivo-Prc è stata invece respinta con 305 voti contrari, 247 favorevoli e 3 astensioni. Nel corso delle dichiarazioni di voto, il centrosinistra ha attaccato frontalmente il Governo. Concludendo il suo intervento Francesco Rutelli si è rivolto direttamente al premier: «Lei – ha detto tra gli applausi dell’opposizione – consegna sulla scena internazionale un’Italia declassata, priva di credibilità e di spina dorsale. E’ vero che oggi è il tempo delle scelte. Ma noi abbiano detto da tempo sì all’Onu e no alla dittatura di Saddam. Ma oggi si vota un’altra cosa: sì o no alla guerra. E voi dite sì, noi diciamo no». Il presidente della Margherita ha poi accettato la «sfida» che Berlusconi lanciò all’Ulivo nell’ultimo dibattito sull’Iraq – quando chiese le prove di oscillazioni e incertezze del suo governo – mettendo agli atti 17 diverse dichiarazioni rese da Berlusconi in diverse parti del mondo su Onu, Usa, Ue, Francia, disarmo, intervento armato dal 16 ottobre 2002 fino al 12 marzo scorso.

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