Toscana

Donazione di sangue, la Toscana rischia l’emergenza e chiede sacche alle altre regioni

Regioni come Emilia Romagna e Veneto, serbatoi a cui si rivolgeva la Toscana in periodi di difficoltà, sono a secco. A lanciare l’allarme sono tutte le «associazioni di settore», coinvolte globalmente in questa anemia che ha colpito Toscana e Italia. Una crisi, confermano Fratres, Fidas e Avis, che ha varie cause e gravi ripercussioni. Martedì prossimo, quindi, per dare un segnale e sensibilizzare sulla necessità di compiere un gesto semplice dalla potenza sconfinata, verranno illuminati di rosso i monumenti dei comuni toscani.«Da dicembre 2021 – spiega Claudio Zecchi, presidente Fratres Toscana – è stato registrato un forte calo delle donazioni, tanto che nel primo quadrimestre 2022 Fratres ha perso 1300 donazioni rispetto ai primi quattro mesi del 2021, incontrando gravi criticità nella disponibilità di sangue nei servizi trasfusionali. Il presidente dell’associazione emofilici ha confermato che dalle due sacche di sangue ogni 15 giorni sono passati a due ogni tre settimane, con ricadute sulla loro salute. Per non parlare delle operazioni rimandate per impossibilità di trasfusioni». Secondo Zecchi, il calo è legato a vari fattori. In primo luogo, la pandemia non ha permesso di organizzare campagne nelle scuole e punti informativi in piazza; senza contare che i contagi, sebbene diminuiti, non sono scomparsi e comportano una minore frequentazione del servizio trasfusionale. «In aggiunta è calata la propensione a saltare la giornata lavorativa per andare a donare il sangue. Per ovviare a questa situazione abbiamo proposto di anticipare l’apertura dei centri trasfusionali per permettere l’accesso alle persone che intendano donare prima di andare al lavoro. Purtroppo – conclude – ci siamo scontrati con un ulteriore e cronico problema, la carenza di personale medico e infermieristico».

Anche per Dimitri Pezzini, presidente regionale della Federazione Italiana Associazioni Donatori di Sangue, l’emorragia di donatori è grave. «Qualcuno afferma che il calo sia dovuto al mancato ricambio generazionale causato dall’indice negativo della natalità. In realtà dobbiamo ammettere che i giovani sono poco attratti dal mondo del volontariato. Nelle donazioni, poi, incidono stili di vita non salutari, come l’abuso di alcol o l’utilizzo di sostanze stupefacenti, che ovviamente escludono dalla donazione. Alcuni si mobilitano solo in occasioni particolari, quando invece servirebbero donatori abituali per garantire un adeguato bacino di plasmaferesi e sangue intero. Sostenere che la Toscana abbia raggiunto l’autosufficienza sul sangue intero è sbagliato: la maggior parte del plasma viene importato dai paesi esteri». Oltre ai giovani, il presidente Fidas auspica un maggior coinvolgimento anche dei cosiddetti nuovi italiani, benché permanga l’annosa farraginosità della burocrazia. «Anci e Regione ci sono rimaste vicine, tuttavia sarebbe fondamentale che le amministrazioni locali rendessero più snelli e omogenei tutti i passaggi. Per il 14 giugno con Avis, Fratres, Croce Rossa e Anpas abbiamo organizzato iniziative di sensibilizzazione dei giovani sulla donazione del sangue e per sostenere la creazione di un tavolo unico all’interno del centro trasfusionale dell’ospedale Versilia».

Sulla stessa lunghezza d’onda si posiziona Claudia Firenze, presidente regionale Avis, nonché prima donna alla guida della sezione toscana dell’associazione. «Nella prima parte della pandemia era più facile donare durante la settimana, poi con il tempo i lavoratori hanno preferito venire nel weekend e non sempre vi erano posti disponibili. Nel corso dei mesi si sono aggiunti carenza di personale, sia strutturale che dovuta ai contagi omicron, vaccinazioni anti Covid e l’impossibilità di sviluppare campagne informative in presenza per coinvolgere nuovi donatori. Addirittura abbiamo dovuto fronteggiare le fake news create in rete su fantomatiche correlazioni negative tra donazione di sangue e vaccino anti Covid». A proposito di nuovi donatori, pur fronteggiando appunto il calo delle nuove leve, queste ultime in Avis sono perlopiù giovani e tra questi la maggior parte sono donne. «Il sangue che manca va preso fuori regione e la Toscana nel 2021 ha speso 350mila euro solo in sacche provenienti da fuori regione, senza considerare spostamenti e trasporti. I plasmaderivati se non arrivano dai donatori vanno acquistati sul mercato, una soluzione assai rischiosa. Se non invertiamo il trend, ci aspetta un’estate a secco».