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EGITTO: CAIRO, 500 CRISTIANI PROTESTANO PER L’INCENDIO DELLA CHIESA DI ASWAN

Circa 500 copti hanno sfilato ieri sera per le vie del centro del Cairo protestando dopo l’incendio della chiesa di Aswan, nel sud dell’Egitto, chiedendo le dimissioni del governatore locale. Il governatore di Aswan, Mustafa al-Sayd, aveva affermato che la struttura era stata edificata senza i necessari permessi. Secondo i copti le parole del governatore avrebbero istigato alcuni estremisti musulmani della zona che per questo avrebbero dato fuoco al luogo di culto cristiano. “Nelle aree rurali dell’Alto Egitto spesso prevale la legge del più forte ed anche la polizia assume una posizione di parte” commenta all’agenzia Fides p. Giovanni Esti, missionario comboniano che opera al Cairo. Per il missionario l’episodio rientra “nel clima pre-elettorale (si vota il 28 novembre), con le città piene di manifesti nei quali ci sono spesso richiami alla religione. Da parte dei gruppi fondamentalisti viene diffusa l’idea che l’islam è a rischio e che quindi votare per partiti musulmani significa difenderlo. E questo incoraggia gli episodi di fanatismo”. “Il problema più avvertito è quello economico. Il Paese da questo punto di vista appare bloccato. Finché non ci sarà un governo stabile, le imprese straniere non torneranno ad investire in Egitto, creando posti di lavoro. Se non si trova una soluzione si rischiano forme di proteste che possono essere cavalcate da diversi gruppi, anche fondamentalisti, ma alla cui base rimane la disperazione della gente e non l’aspetto religioso”. Nell’Egitto di oggi esistono ancora forme di discriminazione, legate più ad aspetti sociali che non propriamente religiosi, ed è vero che per alcuni cristiani dichiararsi perseguitato religioso può essere un’opportunità per ottenere un visto di entrata in un Paese occidentale”.Come è vero anche, aggiunge padre Esti, che “gli episodi di discriminazione, a differenza del recente passato, ora sono riportati dai mezzi di comunicazione e questo è un bene”. (Sir)