Firenze

Famiglia, vita, economia, costi della politica: candidati fiorentini a confronto

Il confronto è iniziato sul tema dell’economia: tutti i tre  si sono mostrati concordi nel dire che la prossima legislatura dovrà porre grande attenzione sul tema del lavoro, in particolare sul lavoro dei giovani. Sulle questioni economiche, i candidati si sono soffermati sul «Terzo settore»: volontariato, cooperative sociali, «no profit».

Nella sua prolusione all’ultimo Consiglio permanente della Cei, il cardinale Bagnasco ha invitato a «nutrire più rispetto per l’economia sociale e civile, e per le sue esperienze più tipiche in quello che è chiamato il Terzo settore». Che ne pensate?

Toccafondi: «È un settore in cui abbiamo possiamo imparare da una grande tradizione: La sussidiarietà è un principio che nel nostro paese c’è sempre stato. A Firenze sono nate le Misericordie, primo esempio di privato sociale nel mondo. Questo va detto anche alla luce della questione che sta riguardando pesantemente il no profit, la questione delle esenzioni Imu: il governo tecnico ha modificato le esenzioni mettendo come spartiacque lo svolgere attività commerciali. Il problema è che in Italia attività commerciali significa tutto. Sarebbe stato meglio, come io avevo chiesto in Parlamento, parlare di attività lucrative. Era giusto chiarire le norme, il problema è che così rischia di pagare anche la mensa per i poveri che ha la convenzione con il Comune. L’idea è che ciò che ha utilità sociale deve essere esente. È il concetto espresso in questi giorni dai circoli Arci di Firenze».

Carraresi: «Il problema non riguarda solo l’Imu attuale: stanno arrivando anche cartelle esattoriali sul pagamento della vecchia Ici. Si sconta una situazione normativa confusa, in cui ci sono soggetti che non sono ben definiti. Le Onlus, il volontariato, il terzo settore andrebbero normati meglio, anche dal punto di vista tributario e fiscale. Altrimenti succede, da oltre un decennio, che le agenzie delle entrate o i comuni stessi danno alla legge interpretazioni diverse.  La prima cosa da fare è definire cosa è non lucrativo, dare alle Onlus una veste precisa e applicare le esenzioni su questa base. Su questo c’è stata una responsabilità del Governo Monti, che non ha accolto sollecitazioni che venivano da più parti, ma anche responsabilità dei governi precedenti».

Su questa vicenda ha pesato una battagli anticlericale, di chi voleva colpire la Chiesa e ha finito per colpire un mondo molto più vasto di enti no profit, sia cattolici che laici?

Di Giorgi: «Ho il coraggio di dirlo: questa questione è andata avanti con l’idea che riguardasse solo i beni e le attività della Chiesa, o di natura cattolica. Di fatto, con un certo ritardo anche altre parti si sono accorte che questa battaglia ideologica in realtà era una battaglia sbagliata. Così corriamo il rischio di impoverire il nostro territorio: in Parlamento, se ci andremo, ce ne dovremo occupare».

Carraresi: «Se ci saremo tutti e tre potremmo fare una proposta di legge a tre firme sul terzo settore. È un settore dell’economia molto importante soprattutto in un momento di crisi: il contributo del privato sociale per garantire un alto livello di welfare, di servizi sociali efficienti, diventa sempre più importante. Bisogna ripartire rifondando lo Stato dando un maggiore spazio alla sussidiarietà. C’è una battaglia culturale da fare, spiegare che il pubblico non è necessariamente svolto da soggetti pubblici: pubblico è tutto ciò che è a servizio della collettività».

Toccafondi: «La questione delle esenzioni Imu è nata con una istanza del 2006, presentata dai Radicali alla Commissione Europea, che poneva un problema di concorrenza. La modifica introdotta dal governo Monti ha l’aspetto positivo che sana questa situazione di fronte all’Europa. Ma a che prezzo? Non siamo riusciti a spiegare all’Europa che noi siamo fieri di questa forma di economia sociale che fa parte della nostra storia e che dovrebbe essere di esempio per altri Paesi».

Di Giorgi: «Questo modello di collaborazione tra pubblico e privato deve essere considerato un valore, e protetto».

Questo vale solo nel campo del sociale, o anche in altri settori come la scuola?

Di Giorgi: «Certo. questa è un’esperienza già presente a Firenze. Il 30% dei nostri asili nido è gestito dal privato sociale. Ed è una percentuale che dovrà aumentare. Il rapporto tra pubblico e privato deve prevedere l’utilizzo di soggetti privati in strettissimo raccordo con l’ente locale, in un’ottica di diminuzione della spesa pubblica. Gli enti locali, in prospettiva futura, dovranno snellirsi e avere sempre meno dipendenti nella gestione dei servizi, ed avere invece un ruolo di controllo, di verifica, di programmazione. Questo senza diminuire la qualità dei servizi offerti ai cittadini, attraverso cooperative, privato sociale e altri soggetti. Su questo non si deve avere paura, senza ideologismi».

Toccafondi: «Il principio di sussidiarietà dice che lo Stato non deve fare ciò che possono fare i singoli o le aggregazioni. Questo vale anche nell’educazione. Questo a parole è chiaro a tutti: ma se si parla di libertà di scelta, non solo giuridica (di cui do atto a Berlinguer di averla introdotta) ma anche economica, diventa un problema».

Come sostenere la famiglia? È giusto promuoverla e valorizzarla, anche rispetto ad altri tipi di convivenza?

Di Giorgi: «In questo paese non c’è mai stato un momento così negativo nell’attenzione alla famiglia. Tanti giovani sono terrorizzati all’idea di mettere su famiglia e di fare dei figli. Questo è la rovina di un Paese: quando si arriva a questo significa che si è sbagliato molto. Nei paesi del nord Europa ci sono supporti alla natalità molto più efficaci, che non riguardano solo la possibilità di usufruire di servizi pubblici ma che riguardano la scuola, il lavoro, la casa, l’accesso al credito, la sanità… Se tu hai messo al mondo un bambino, hai avuto coraggio, arricchisci il nostro Paese, ed io ti supporto. Questo dovrebbe essere il concetto da affermare. Le famiglie devono sentirsi supportate al loro nascere e quando hanno problemi sociali o sanitari. Dobbiamo riformare i testi di legge sulla famiglia. Quando mi capita di celebrare matrimoni in Comune, dico: stiamo stipulando un patto reciproco: voi vi impegnate davanti alla società, noi ci impegniamo con voi a darvi un bel luogo in cui vivere, servizi, spazi verdi… Oggi nella società ci sono varie tipologie di famiglie. Io non ho problemi al riconoscimento dei diritti degli omosessuali: nelle scuole fiorentine si fanno corsi contro l’omofobia, questo è un aspetto importante. Non si deve vedere un caso in cui, ad esempio, se una persona sta morendo, il compagno viene escluso».

Toccafondi: «Alcune cose per la famiglia siamo riusciti a ottenerle, nell’ultima legge di stabilità. Sull’Imu, che ha pesato molto, siamo almeno riusciti ad ottenere 50 euro di sconto per ogni figlio. Siamo riusciti a salvare detrazioni sui mutui, sulle spese mediche, sull’asilo nido… Siamo riusciti ad aumentare le detrazioni per i figli. Questo dimostra che se si vuole si può fare qualcosa per la famiglia, anche in un momento difficile come questo. La famiglia è quella che la nostra Costituzione ci dice, di un uomo e una donna che si assumono una responsabilità. Altrimenti, con la pretesa che tutto sia relativo si finisce per snaturare un principio costituzionale chiaro e ragionevole. Altra cosa è il riconoscimento di alcuni diritti: attenzione però a non vedere questo come una concessione che può aprire la porta ad altri scenari».

Carraresi: «Ci sono state nell’ultimo anno azioni concrete trasversali: anche il sostegno ai non autosufficienti, ai malati di Sla, alle cooperative sociali sono norme che aiutano le famiglie in difficoltà. Però ci vuole anche chiarezza sui principi: parlare di famiglia non è la stessa cosa che parlare di famiglie. Oggi ci sono situazioni in cui la famiglia fondata sul matrimonio è penalizzata rispetto alle coppie conviventi. C’è da rispettare la Costituzione che prevede un favor legis alle coppie che sposandosi si prendono un impegno nei confronti della società. Purtroppo assistiamo spesso al rovesciamento di questo. Poi, per carità, è giusta la tutela assoluta dei diritti individuali anche all’interno di coppie non sposate. Ma no alle equiparazioni. E attenzione sulle adozioni, che devono tutelare i bisogni di un bambino e non i desideri delle persone».

Aborto, testamento biologico, eutanasia… Su questi temi come voterete in Parlamento?

Di Giorgi: «Penso che non ci debba essere accanimento terapeutico se la persona ha espresso questo tipo di esigenza. Mi pongo questa domanda: non è contro natura impedire che la vita finisca? C’è un momento in cui si deve morire: una macchina può sostituirsi a Dio? Ripeto, è una domanda che mi pongo. Su questo il Parlamento deve muoversi dando libertà di coscienza ai parlamentari, perché le sensibilità sono diverse e devono essere garantite. Sono temi che riguardano il senso della vita. Non accetterò mai di votare una cosa che mi viene imposta su questi temi».

Toccafondi: «Va bene la libertà di coscienza. Ma sulle coscienze bisogna lavorare. Non si può pensare che la libertà significhi lasciare alla gente la possibilità di fare ciò che vuole. La politica deve anche prendere parte e dare un giudizio. Sono tanti gli aspetti per cui vale questo, che riguardano la nascita, la morte ma anche tutto ciò che sta in mezzo. Oggi in Italia, dopo la sentenza Englaro, è più facile staccare alimentazione e idratazione a una persona che dare sostegno a chi si impegna per farla vivere».

Carraresi: «Sono tante le questioni che riguardano temi etici e su cui la politica deve esprimersi: le linee ministeriali sulla pillola abortiva, la completa applicazione della Legge 194 anche nella parte di prevenzione dell’aborto, le dichiarazioni anticipate di trattamento: su questi temi non conta solo la coscienza individuale dei singoli parlamentari, i partiti hanno il diritto e il dovere di esprimersi e gli elettori hanno il diritto e il dovere di essere informati».Cattolici e politica: come vi trovate nei vostri rispettivi schieramenti? Ci sono spazi per dialogare su temi di interesse comune?

Di Giorgi: «I cattolici oggi sono divisi nei vari schieramenti ma con la possibilità di trovare punti di impegno comune. Sono convinta che ci troveremo d’accordo su molte cose».

Toccafondi: «Questo lo si è sempre fatto: è facile trovare punti di condivisione quando si lasciano da parte le ideologie e si guarda alle questioni reali».

Carraresi: «Il dialogo e la convergenza non solo sono possibili ma doverosi. Io sono un po’ nostalgico di un partito che unitariamente riesca a raccogliere le istanze dei cattolici: temo che da dispersi si rischi di venire tacitati ovunque. Comunque l’importante è ritrovare unitarietà sui temi fondamentali».

Costi e scandali della politica: si è fatto qualcosa ma, nella percezione di molta gente, non abbastanza. Si può fare di più?

Di Giorgi: «Adesso è diventato di moda il tiro al piccione verso parlamentari o consiglieri regionali che hanno abusato del loro ruolo. Ma non si può pensare che questi ruoli, che comportano una grossa responsabilità, non siano riconosciuti come tali. L’uso sbagliato dei fondi della politica, che sono eccessivi, non deve far pensare che comunque non siano necessari finanziamenti pubblici per l’attività politica e per il cardine della democrazia che sono i partiti. Certo ci vogliono una diminuzione degli importi e norme che non consentano abusi e che prevedano verifiche».

Toccafondi: «Nessuno parla delle cose che già abbiamo fatto: l’indennità del parlamentare è stata ridotta del 30%, sono stati aboliti i vitalizi, è stato dimezzato il contributo pubblico ai partiti… nessuno ne parla, forse perché fa anche comodo dire che la politica è brutta sporca e cattiva. Ragioniamo su come si può razionalizzare ancora di più, non con tagli indiscriminati ma pensando a semplificare il funzionamento della macchina. Ad esempio, forse il bicameralismo perfetto è da ripensare. Ok a tagliare i finanziamenti pubblici ai partiti. Ma l’Italia è pronta a finanziamenti privati? È un passaggio culturale forte».

Carraresi: «Sono d’accordo: cosa succederà quando un partito riceve un finanziamento da una multinazionale su cui magari dovrà legiferare? Però in un momento in cui si chiedono sacrifici economici alla gente, in cui c’è giustamente indignazione per comportamenti delinquenziali di qualche esponente politico, tutto questo richiede il coraggio di tagliare, di dare un esempio virtuoso che ci viene chiesto e al quale non ci possiamo sottrarre. Non dobbiamo scadere nella demagogia e nel populismo ma saremmo folli se non ci rendessimo conto di quello che è il clima del Paese».

Tra le questioni fiorentine, una delle più preoccupanti è quella che riguarda la Tav, il tunnel per l’alta velocità. Come giudicate la questione, e come si deve procedere?

Di Giorgi: «Sono tra quelli che vogliono la Tav, credo che si debbano fare nuove infrastrutture senza paure. Pensiamo a Roma quanto esiste sotto terra: è impensabile che non si possa toccare il sottosuolo di Firenze. Certo leggere ciò che si legge sui giornali riguardo alle intercettazioni telefoniche, l’irresponsabilità di certe persone… C’è una caduta di etica, di senso civico che è impressionante: chi ha una responsabilità di questo tipo deve avere una coscienza».

Ma gli enti pubblici hanno sufficienti capacità e strumenti per controllare il corretto svolgimento dei lavori?

Di Giorgi: «Ci sono gli strumenti per controllare, anche nel caso della Tav. Il problema nasce se i soggetti che svolgono i lavori sfuggono al loro dovere. Certo, visto quello che sta emergendo, non ci si deve fidare di nessuno. Ma le norme sulla sicurezza sono molto chiare: tanto è vero che se la magistratura dimostrerà le colpe, le persone che hanno sbagliato pagheranno».

Carraresi: «A questo punto la Tav va fatta. Sono note le mie riserve su alcune modalità che non mi hanno mai convinto. Adesso però l’idea di pagare penali e di fermare un lavoro arrivato alle fasi conclusive, non è pensabile. Certo stando a quello che si legge sui giornali, se ci sono ditte che hanno sbagliato dovranno andarsene e pagare i costi dei danni che hanno fatto. Dalla lezione di ciò che è accaduto in Mugello abbiamo imparato molto, ma non abbastanza».

Toccafondi: «Sono sì Tav, ma sono molto deluso da quello che vedo. Avevamo un’idea diversa: una stazione di superficie a Castello e un attraversamento sotterraneo lineare. Il centrosinistra ha voluto, poi confermato e difeso una scelta complessa e costosa. Firenze ha ottenuto in cambio la promessa di 85 milioni di opere pubbliche, ancora tutte da fare. La Tav è necessaria per Firenze: altrimenti la città rischia di essere saltata dai collegamenti nazionali. Serve un’opera fatta presto e bene. Sul presto ormai si è perso, sul bene sono molto preoccupato».

Nei giorni scorsi il Maggio Musicale Fiorentino si è esibito in Vaticano, davanti al Papa e al Presidente della Repubblica. Un’eccellenza fiorentina che va difesa e valorizzata: ma come?

Di Giorgi: «Sul Maggio c’è bisogno di fare una grossa operazione culturale nei rapporti tra sindacato e dirigenza. Vengo da un’esperienza alla fondazione ORT dove questa partita è stata giocata negli anni scorsi. Credo che stavolta Renzi abbia affrontato la questione seriamente, e credo che sia stato un bene. L’obiettivo è di rimettere in sesto i bilanci».

Carraresi: «Con il contributo degli enti pubblici…»

Di Giorgi: «I contributi ci sono sempre stati; non è pensabile che queste istituzioni possano vivere senza contributi pubblici. Sono istituzioni che devono servire per la crescita culturale delle persone. Dovremo lavorare, in Parlamento, per aumentare i fondi per la cultura. Ciò non toglie che i fondi non si devono sprecare: una riorganizzazione del personale era una cosa necessaria che avrebbe dovuto essere stata fatta in precedenza. Adesso dobbiamo lavorare sulla direzione artistica».

Toccafondi: «Quando arrivi a vedere un bilancio 2012 che doveva essere in pareggio ed ha tre milioni di euro di deficit, quando, incassi 6 milioni di euro a spettacolo ma ne paghi più 8 per metterlo in scena, arrivi al paradosso che per risparmiare dovresti non fare niente. Su una cosa Renzi ha ragione, quando chiede: la politica finora dov’era? Faceva ricadere questi costi sulla collettività.

Carraresi: «I fondi alla cultura sono importanti; è importante però che ci sia un piano su come investirli, finanziare le istituzioni essenziali e chiedere a chi riceve finanziamenti una produzione di qualità. Il Maggio deve diventare una istituzione regionale: se ne deve fare carico sempre più la Regione, chiedendo che possa diventare patrimonio regionale, con un cartellone itinerante, spettacoli in tutte le città».

Di Giorgi: «Sono d’accordissimo su questo».

Toccafondi: «È difficile, in questa situazione, che i Fondi per la cultura aumentino: le risorse statali saranno sempre meno e dovranno essere date con criterio. Firenze deve giocarsela con la qualità. Lo stesso vale per l’Università».

Di Giorgi: «Io invece credo che dovrebbe aumentare il FUS (fondo unitario per lo spettacolo) perché lo spettacolo oltre al elevare la cultura di un territorio crea lavoro, sviluppa la creatività e l’innovazione, attrae turismo… Attualmente il Maggio non porta molte persone a Firenze: questo va rivisto. Lo stesso  vale per la scuola, l’università, la ricerca».

E la nuova pista per l’aeroporto?

Di Giorgi: «Va fatta, assolutamente: lo dico da tempi non sospetti».

Carraresi: «La politica che non sa assumersi le proprie responsabilità è una politica deludente. Mesi di promesse, e la Toscana si ritrova in Serie B. Di questo, dispiace dirlo, va ringraziato il Presidente Rossi e la sua incapacità di decidere».

Toccafondi: «Su una cosa che tutti i fiorentini vogliono, un aeroporto più efficiente e meno rumoroso, il Pd che governa tutto il territorio non riesce ad andare avanti. Se la gente è stufa, ha ragione».

Testo raccolto da Riccardo Bigi