Vita Chiesa

Francesco Live, dai giovani un manifesto di pace

A Santa Croce l’appello alle istituzioni: no al riarmo, sì a una pace “disarmata”. Firenze apre a un tavolo permanente con i giovani

Si è concluso questa mattina in uno dei luoghi simbolo del francescanesimo, la Basilica di Santa Croce, il meeting Francesco Live. Il festival, promosso dalla famiglia francescana della Toscana, ha vissuto il suo atto civile più alto con la consegna del messaggio finale alle istituzioni.

Questo momento rappresenta il culmine di un percorso iniziato sabato pomeriggio con la suggestiva invocazione alla pace sulla scalinata di San Miniato, coordinata da Fra Matteo Brena, che ha ricordato come la missione di Firenze sia quella di far nascere uomini e donne capaci di portare pace nel mondo, proprio come sognato da Giorgio La Pira.

Durante l’evento, un muro simbolico che copriva la città è stato trasformato dai giovani in una “soglia” di speranza, un gesto accompagnato dalle parole di Don Filippo Meli, responsabile della Pastorale Giovanile, che ha esortato le nuove generazioni a sporcarsi le mani con la realtà scendendo a valle per costruire il bene comune. La forza del messaggio è stata amplificata dalle testimonianze dirette di giovani provenienti da terre ferite dai conflitti, tra cui una giovanissima palestinese che ha dato voce alla resistenza umana contro la distruzione, rendendo la scalinata di San Miniato una cassa di risonanza per il dolore del mondo.

In questo solco si è inserito l’intervento di Franco Vaccari, fondatore di Rondine Cittadella della Pace, che ha lanciato un monito durissimo contro lo sgretolamento della forza del diritto a favore del diritto della forza, richiamando il coraggio di Francesco d’Assisi come uomo “disarmato e disarmante” capace di far cadere ogni muro.

Nel documento consegnato oggi, intitolato “La Voce di Francesco Live alle istituzioni”, i giovani della Gioventù Francescana d’Italia e della Pastorale Giovanile di Firenze e i giovani di Francesco live hanno espresso il loro no verso l’attuale scenario mondiale. Nel testo la parola riarmo, che giunge dalle più rappresentative istituzioni mondiali e dell’Europa in particolare, viene definita una “vergogna” e un fenomeno “intellettualmente incomprensibile”. A questa a deriva, i giovani contrappongono l’esempio della Toscana, che nel 1786 abolì – prima al mondo – pena di morte e tortura per costruire una società diversa. I giovani hanno ribadito la necessità di rimettersi in cammino per generare una pace vera, disarmata e disarmante, lontana dal rischio – paventato più volte da Papa Leone – della globalizzazione dell’impotenza, dichiarando di voler attraversare i moderni campi di battaglia per riaprire il dialogo come fece Francesco con il Sultano nel 1221.

Il manifesto affronta inoltre urgenze sociali cruciali, indicando la salute mentale come una priorità che non può essere disattesa, poiché sentirsi ascoltati significa sentirsi parte di una comunità e cittadini responsabili. I giovani hanno denunciato le condizioni di precarietà abitativa e lavorativa che colpiscono le città, chiedendo non privilegi, ma dignità e politiche che valorizzino i talenti. In questa ottica, è stata rivolta una richiesta precisa alla Sindaca di Firenze Sara Funaro per l’istituzione di un tavolo permanente dei giovani, nel solco di Giorgio La Pira, e un appello all’On. Dario Nardella affinché l’Europa sappia ritrovare un “respiro mediterraneo” capace di generare nuovi equilibri mondiali.

Le istituzioni hanno risposto. L’eurodeputato Dario Nardella, colpito dal richiamo dei giovani a una “pace disarmata”, ha sottolineato come la vera forza dell’Europa non nasca da ciò che si vuole trattenere per paura, ma da ciò che si è disposti a condividere. “Francesco è il primo europeo senza confini”, ha dichiarato Nardella, proponendo ufficialmente di invitare una delegazione di Francesco Live al Parlamento Europeo per portare il messaggio di Santa Croce nel cuore dell’Europa e trasformare l’ecologia e la fraternità in progetti culturali umani, oltre le regole del mercato.

La Sindaca di Firenze, Sara Funaro, ha accolto con gioia il messaggio dei giovani, sottolineando come Firenze debba continuare a essere luogo di dignità e dialogo tra popoli in conflitto. “C’è una stragrande maggioranza di giovani che non vuole solo essere ascoltata, ma vuole lavorare con le istituzioni per decidere quali azioni portare avanti”, ha affermato la Sindaca, annunciando, così, di accogliere la richiesta di istituire, insieme all’assessorato alle politiche giovanili, un tavolo permanente con giovani credenti e non credenti. Questo spazio sarà dedicato ad affrontare i temi della pace, della cura e della socialità, affinché Firenze rimanga fedele alla sua missione internazionale di pace.

Ai giovani stamani ha portato il suo saluto anche la presidente dell’Opera di Santa Croce, Irene Sanesi, che ha tracciato un ponte tra l’umanesimo di cui Santa Croce e custode (vi sono sepolti grandi personaggi del passato) con i giovani di Francesco liv: “Oggi i grandi siete voi che come diceva Galilei provano e riprovano per superare i limiti che ostacolano la pace. Vi siamo accanto, restateci accanto”. Il rettore della Basilica, fra Franco Buonamamo, ha ricordato come a S. Croce i primi frati sono arrivati nel XIII secolo e non sono più andati via. “Come quei primi frati – ha detto ai giovani – anche voi siete chiamati con noi a cantare la canzone della vita e dell’amore di Dio nel nome di Francesco come suoi figli”.

L’evento, concluso con la Messa presieduta dall’arcivescovo di Firenze, Gherardo Gambelli e concelebrata, fra gli altri da fr Livio Crisci, ministro provinciale dei Frati Minori della Toscana e fr Antonio Picciallo, ministro provinciale dei Frati Minori Cappuccini della Toscana, si chiude con la consapevolezza che il futuro non è un evento lontano, ma una costruzione comune che inizia oggi. Oltre il limite.