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Funerali Flavia Franzoni: card. Zuppi, “mite, con un radicalismo dolce, generosa ma non accomodante”

“Mite lo è sempre stata, con quel radicalismo dolce che era la sua fermezza e che la coinvolgeva intimamente alle vicende del prossimo. Amava i piccoli. Riservata, in un mondo sguaiato, pieno di vanagloria (davvero vana), di penosa esibizione perché riduce l’amore nelle apparenze, Flavia preferiva la sobria e solida vicinanza alla vita vera, partendo dai più fragili, legandosi a loro nella sua ricerca accademica mai chiusa nei corridoi ma facendo i luoghi dell’umanità le vere aule dove imparare e vivere, da studiare con cuore e intelligenza, con curiosità e interesse, per provare l’urgenza di cambiare e la programmazione per costruire le soluzioni”, ha continuato il cardinale.

Nel rievocare la sua collaborazione a tanti progetti sociali e il suo essere “un punto di riferimento per tanti giovani dell’Università di Bologna, sempre con tanta semplice – cioè senza supponenza alcuna – e infinita generosità”, il cardinale ha definito Flavia Franzoni “generosa ma non accomodante”. “Si schermirebbe a questo punto e mi inviterebbe alla sobrietà! Però è giusto ricordare come con Achille Ardigò e tanti altri scelse una branca della sociologia vicina alle marginalità, che per certi versi verifica e corregge le decisioni degli economisti (certi tagli alla spesa, ad esempio, con conseguenze spesso lasciate a chi viene dopo perché vede il mondo a partire dai poveri e non viceversa), con tanta passione civile per i servizi sanitari e sociali, uniti e uniti alla comunità umana, indispensabile perché sia pubblico e universalistico, con prossimità e cura, con la pazienza di un lavoro all’uncinetto”.

“Un legame, il giogo dolce e leggero di cui parla il Vangelo. È un legame abbondantemente d’oro che ha legato Flavia a Romano e viceversa, legame dove si confonde la metà dell’uno e dell’altra, eppure dove ognuno era se stesso proprio perché insieme, dove si impara insieme, dove lo sguardo univa sempre, tanto che spesso sembrava che lei non ci fosse ma c’era, invece”. Ha aggiunto Zuppi. “Legame dove tutti diventano belli perché pieni di amore ma legame che richiede quel trucco, come dice Romano, fondamentale che è la manutenzione – ha proseguito l’arcivescovo -. Ha funzionato. Fino alla fine e adesso si trasforma, la manutenzione, che è sempre necessaria e possibile! Il legame dei nostri legami, che li genera e li mantiene più di tutti, è quello con Gesù, vero compagno della nostra e della vostra vita, che è stato in mezzo a voi, dentro di voi, davanti a voi”.

Per il card. Zuppi, “è legame di amore che unisce Flavia a Giorgio e Antonio, alle loro famiglie, ad Alessandro, alla grande – non dico quanto le stelle del cielo, ma quasi – famiglia Prodi (fratelli, sorelle, zii, nonni e cugini di ogni ordine e grado). È legame che unisce alle sue e ai suoi nipoti, Chiara, Benedetta, Maddalena, Davide, Giacomo e Tommaso che, con curiosità, rispettoso e profondo affetto, con cui tutti ricordiamo, Flavia contemplava e ascoltava con tanto intelligente e libero cuore insieme ai loro amici”. “Una grande nonna. Insomma è il legame di amore che ci aiuta a capire quel giogo dolce e leggero di Gesù, legame di amore che rende pieni i nostri, al di là di noi, che unisce terra e cielo, presenti anche quando il male sembra spezzarlo e rende amara e atroce l’assenza. È il legame che vince la nostra solitudine, ogni solitudine, perché niente – ha concluso l’arcivescovo – ci può separare da Gesù e da quanti vivono con lui”.