Italia

Georgia, le lacrime di un popolo

Sono più di 150.000 i profughi del conflitto in Georgia e in Ossezia secondo le stime dell’UNHCR. 100.000 nella sola Georgia, mentre il resto è accolto nei campi profughi collocati lungo la frontiera che separa l’Ossezia del Sud (Georgia) con quella del Nord (Russia). Don Alexander Pietrzyk, direttore di Caritas Russia, e Sergey Basiev, direttore della Caritas diocesana di Vladikavkaz in Ossezia del Nord, hanno visitato i campi allestiti per accogliere questi rifugiati. Così scrivono: “Sono fuggiti dalle case senza portare nulla con sé. Hanno bisogno di tutto, dal cibo alle medicine, ai vestiti. Abbiamo incontrato bambini, donne, anziani: nei loro occhi si percepisce l’inquietudine, la paura del domani”. Forte l’impegno della Caritas Italiana che su mandato della Conferenza Episcopale Italiana e in risposta ai ripetuti appelli di papa Benedetto XVI, continua a mobilitarsi insieme alle 220 Caritas diocesane e alle 25.000 parrocchie, non solo con l’invio di fondi, ma anche indicendo una giornata di preghiera per la pace e di solidarietà, domenica 24 agosto o domenica 31 agosto 2008. Per sostenere gli interventi in corso (causale “GUERRA IN CAUCASO”) si possono inviare offerte a Caritas Italiana tramite C/C POSTALE N. 347013.

Gli aiuti. Domenica 17 agosto Papa Benedetto XVI, durante la preghiera dell’Angelus da Castelgandolfo, aveva lanciato un nuovo appello perché fossero “alleviati con generosità i gravi disagi dei profughi, soprattutto delle donne e dei bambini, che mancano perfino del necessario per sopravvivere”. Nei giorni scorsi la rete di Caritas Internationalis aveva già messo a disposizione delle Caritas locali una somma iniziale di 250.000 Euro per le prime emergenze. Caritas Italiana, che fa parte della rete, ha finora messo a disposizione 100.000 Euro, di cui 50.000 – già inviati – per l’acquisto di aiuti alimentari e materiale sanitario, altri 50.000 – da inviare nei prossimi giorni – per le attività di riabilitazione e ricostruzione.

L’angoscia per l’arrivo dell’inverno. Il direttore di Caritas Georgia, padre Witold Szulczynski, ricorda però che questa emergenza durerà ancora dei mesi: “Siamo infinitamente grati per la generosità e per il grande lavoro che molte persone svolgono a favore della nostra Caritas, delle persone sfollate e dei più poveri di questa terra, ma non basta, avremo mesi e mesi di lavoro prima di tornare ad una situazione di normalità. Dove andranno questi profughi, tra un mese, due? C’è chi ha perso la propria casa e chi non vuole più tornare indietro. Come fare per aiutare i bambini a riprendere la scuola, ora che le scuole non ci sono più?”. L’emergenza infatti rischia di aggravarsi nei prossimi mesi quando sarà necessario trovare delle sistemazioni adeguate per affrontare il rigido inverno.

Gori, una “città fantasma”. In Ossezia del Sud la situazione rimane drammatica ed è risultato molto difficile per gli operatori Caritas raggiungere dalla Georgia le zone più colpite come Tskhinvali e Gori. Solo dopo aver superato a fatica varie difficoltà alle postazioni dei militari russi, una delegazione della Caritas con il carico degli aiuti umanitari è riuscita a raggiungere il 20 agosto la città di Gori. Così scrive padre Szulczynski in un messaggio alle diverse Caritas diocesane italiane per aggiornarle su come la Caritas Georgia sta portando avanti gli aiuti alle popolazioni grazie al loro sostegno: “Gori ci è sembrata una città di fantasmi, con le strade deserte e poche persone in giro. Davanti al Municipio invece, abbiamo trovato una lunga fila di anziani, in attesa di ricevere qualche aiuto. Siamo andati dal Vice Sindaco, che ci ha chiesto di portare gli aiuti prima al Vescovo ortodosso. Dal Vescovo abbiamo scaricato la metà della merce e abbiamo visitato la Mensa e il panificio che gestiscono. Siamo rimasti molto colpiti dal grande lavoro, che la Chiesa Ortodossa svolge per i profughi. Noi abbiamo spiegato che il nostro aiuto era dall’Italia, comprato grazie alle generose offerte che abbiamo ricevuto dal Santo Padre e da Voi. Tutti erano commossi, più di una persona mi ha chiesto di ringraziare la Chiesa Cattolica e il popolo italiano per la solidarietà dimostrata. Ringraziavano il Santo Padre per i discorsi che ha fatto in due domeniche consecutive, durante la preghiera dell’Angelus. Ci hanno detto che il popolo georgiano non dimenticherà mai il grande aiuto offerto dal Popolo Italiano e dalla Chiesa Cattolica. Anche noi eravamo tutti commossi e con le lacrime agli occhi guardavamo queste persone. Noi, non abbiamo portato solo sedici tonnellate di viveri, abbiamo portato loro la speranza, un segno concreto di amore. Penso che con questo carico di aiuti, abbiamo fatto più ecumenismo che tante prediche, conferenze e discorsi. Queste persone, che aspettano ore e ore per ricevere gratuitamente un pasto caldo, vedevano con i propri occhi l’aiuto concreto offerto dalla Chiesa Cattolica alla Chiesa Ortodossa, l’aiuto di un popolo verso l’altro”.