Cultura & Società
Giornate Fai, la Toscana apre i suoi tesori nascosti
Oggi e domani torna l’appuntamento dedicato al patrimonio culturale e paesaggistico italiano. Trenta le aperture toscane: palazzi solitamente inaccessibili, chiese, antiche fabbriche, botteghe artigiane, archivi, borghi e luoghi del lavoro. Un viaggio che quest’anno riserva un’attenzione particolare al Made in Italy e ai saperi tramandati nel tempo
Ci sono porte davanti alle quali passiamo ogni giorno senza sapere cosa custodiscano. Palazzi che conosciamo soltanto dalla facciata, chiese normalmente chiuse, archivi, laboratori nei quali sopravvivono mestieri antichi. E poi miniere, ville, conventi e piccoli borghi che raccontano un pezzo di Toscana lontano dagli itinerari più conosciuti.
Oggi e domani, sabato 10 e domenica 11 ottobre, tornano le Giornate Fai d’autunno, giunte alla quindicesima edizione. In tutta Italia saranno oltre 700 i luoghi visitabili in 350 città grazie all’impegno delle Delegazioni, dei Gruppi Fai e dei volontari. In Toscana le aperture saranno trenta, distribuite in tutte le province.
Il principio resta quello che ha fatto la fortuna dell’iniziativa: entrare in luoghi spesso inaccessibili o poco conosciuti e, attraverso le visite a contributo libero, sostenere l’attività del Fai per la tutela del patrimonio culturale e paesaggistico. Quest’anno un’attenzione particolare è riservata all’artigianato e al Made in Italy, ai mestieri e a quel patrimonio di conoscenze che ha contribuito a costruire l’identità dei territori.
Tra le aperture a Firenze spicca l’Istituto di Scienze militari aeronautiche, la «Scuola di Guerra aerea» dei fiorentini: un luogo militare normalmente chiuso al pubblico, con ambienti, arredi e decorazioni rimasti sostanzialmente intatti dal 1938. Si apriranno anche il Palazzo della Banca d’Italia, l’ex chiesa di San Carlo dei Barnabiti, recentemente restaurata e trasformata in spazio culturale, e Palazzo Gualfonda, sede di Confindustria Toscana Centro e Costa.
In provincia di Arezzo il viaggio conduce nel Casentino, dove Bibbiena offre quattro tappe. Palazzo Bellini delle Stelle e Palazzo Dovizi permetteranno di entrare nel cuore della storia del borgo. Quest’ultimo è legato a Bernardo Dovizi, detto il Bibbiena, cardinale e umanista protagonista della cultura rinascimentale. Poco distante si apriranno il Teatro Dovizi e, per gli iscritti Fai, il Museo archeologico del Casentino con la mostra «Vineia», sul rapporto millenario tra il vino e questa terra.
Cambia completamente lo scenario a Gerfalco, in provincia di Grosseto. Dalla Riserva naturale delle Cornate e Fosini si raggiungerà la miniera della calcite nera: caschetto e torcia, piccoli gruppi e un percorso dentro la roccia per osservare le venature della calcite e recuperare la memoria del lavoro dei minatori. Il borgo sarà inoltre protagonista di «Gerfalco: in volo tra la musica e le pietre», itinerario tra vicoli, musica, storia e arte.
A Livorno sarà possibile varcare la soglia della Palazzina Zalum, affacciata sul lungomare: il salone a doppio volume, lo scalone monumentale e le decorazioni di Primo Panciroli raccontano la stagione della grande borghesia mercantile cittadina.
È forse a Carrara che il tema scelto dal Fai diventa più concreto. Nel laboratorio della Cooperativa Scultori Carrara-ex Walton il visitatore entrerà tra blocchi di marmo, scalpelli e opere in lavorazione. Gli scultori mostreranno anche la tradizionale «tecnica dei compassi», con cui i punti vengono trasferiti dal modello al marmo. Negli stessi spazi e negli studi di Marianna Blier e Jorge Romeo si potrà osservare un sapere antico che continua a confrontarsi con la contemporaneità e con le nuove tecnologie.
A Prato il «saper fare» passa dalla Fabbrica Lucchesi. L’opificio dei primi del Novecento, addossato alle mura trecentesche, conserva oltre un secolo di storia tessile tra campionari, filati, cataloghi, macchinari d’epoca e abiti da collezione. Una memoria materiale della capacità di innovare attraverso il tessuto che ha segnato la storia economica e sociale della città. A Montemurlo, Villa Strozzi dei marchesi Pancrazi racconta invece il modello della villa-fattoria toscana, tra ambienti rimasti quasi congelati nel tempo e cantine dove convivono antiche attrezzature e tecniche moderne.
A Lucca il rapporto tra bellezza e lavoro artigiano entra nelle sale affrescate di Palazzo Mazzarosa, sede dell’Atelier Ricci, dove marmi, tessuti, decorazioni e alta sartoria convivono in uno spazio ancora utilizzato per creare. Per gli iscritti Fai si aprirà anche Casa Giannini, dimora della famiglia che accolse santa Gemma Galgani negli ultimi anni della sua vita. A pochi passi, Santa Maria della Rosa, piccolo gioiello del gotico lucchese particolarmente caro alla santa.
Nella provincia lucchese, a Borgo a Mozzano sarà protagonista il convento di San Francesco, con il chiostro affrescato, la chiesa, i giardini e l’organo settecentesco. A Camaiore si potrà invece scoprire il Villino Mezza Luna di Marta Abba, progettato nel 1930 e così battezzato da Luigi Pirandello per la mezzaluna sulla cupola. Il cuore dell’edificio è un grande salone circolare sovrastato da un cielo stellato dipinto da Dino Spelta.
A Pisa le Giornate Fai permetteranno di riscoprire la chiesa di Sant’Antonio in Qualquonia, tornata alla città dopo un lungo abbandono grazie al recente restauro. A Montopoli in Val d’Arno sarà invece il borgo stesso a diventare il luogo della visita, dalla Torre di San Matteo alla Rocca fino al Conservatorio di Santa Marta.
A Colle di Buggiano, in provincia di Pistoia, passeggiata nel borgo medievale con l’apertura eccezionale dell’oratorio della Madonna della Consolazione. A Pistoia saranno protagonisti l’Accademia d’Organo «Giuseppe Gherardeschi» e il complesso di San Filippo, con la Biblioteca Fabroniana e il suo patrimonio di documenti e opere.
A Gaiole in Chianti (Siena) apre Badia a Coltibuono, dove il paesaggio racconta quasi mille anni di storia. L’antica abbazia vallombrosana, le cantine, i vigneti, gli oliveti e i boschi mostrano la continuità tra il lavoro agricolo dei monaci e la moderna produzione del Chianti Classico.
Alle aperture straordinarie si aggiungono due beni del Fai normalmente visitabili. A San Gimignano (Siena), Torre e Casa Campatelli conserva una delle quattordici torri medievali sopravvissute delle 72 che un tempo caratterizzavano il borgo. A Pescaglia (Lucca) c’è invece il Teatrino di Vetriano, nato nel 1890 dalla volontà degli abitanti: appena 71 metri quadrati, è considerato il più piccolo teatro storico pubblico del mondo.
Sono storie molto diverse tra loro, ma è proprio questo il senso delle Giornate Fai: mostrare che il patrimonio non coincide soltanto con i grandi monumenti. È anche un archivio conservato per generazioni, una tecnica di lavorazione del marmo tramandata da maestro ad allievo, una fabbrica, una biblioteca, una miniera abbandonata, una piccola chiesa o un teatro costruito da un paese autotassandosi.
«Le Giornate Fai d’autunno sono una preziosa occasione per scoprire i tesori del territorio, promuovere e tutelare il nostro patrimonio storico, artistico e ambientale», sottolinea la presidente del Fai Toscana Rosta Galanti Balestri. L’attenzione all’artigianato, aggiunge, permette di raccontare anche «un Paese che ha la capacità di generare idee e di sapere fare».
Per due giorni, dunque, quelle porte si apriranno. E dietro ciascuna ci sarà non soltanto qualcosa da vedere, ma una storia da riportare alla luce.
