Toscana

Giovani del Mediterraneo: Baturi (Cei), “contribuite a fare del nostro mare un crocevia di pace e armonia”

E ancora: «Andate incontro ai vostri contemporanei e sostenetene la speranza, partecipate alla costruzione di un mondo migliore. Difendete la vita e contribuite a fare del nostro mare un crocevia di pace e armonia ».

Al centro del suo discorso alcune «piste di lavoro» tratte dalla Carta di Firenze, il documento sottoscritto dai vescovi e dai sindaci del Mediterraneo al termine della seconda tappa del convegno “Mediterraneo frontiera di pace”, che li aveva radunati a Firenze proprio nei giorni dello scoppio della guerra in Ucraina. In primis, il riconoscimento della diversità come patrimonio condiviso per tutta l’umanità. «La sfida è che la diversità delle culture e delle storie possa essere motivo di ricchezza, di incontro e non di estraneità – ricorda monsignor Baturi -. La pace nel Mediterraneo avrà effetto in tutte le parti del mondo». Poi, la domanda rivolta ai giovani riuniti in Palazzo Vecchio: «Sapremo sviluppare valori per i quali queste civiltà del Mediterraneo potranno incontrarsi? Dipende da noi e, un po’, dipende anche da voi».

All’attenzione dei ragazzi, il segretario ha posto anche l’urgenza di un rinnovato impegno educativo. Già ispirato dalla Carta di Firenze, che prometteva la creazione di percorsi universitari condivisi nel Mediterraneo. «L’educazione rende la persona più libera, responsabile e attenta a generare speranza– ammonisce il vescovo -. Non c’è pace, non c’è democrazia né reale pluralismo culturale senza un’efficace azione educativa, che tende alla verità ed esige affermazione del valore assoluto dell’uomo e della sua coscienza». Un messaggio lanciato da monsignor Baturi anche alla politica internazionale: «È triste constatare che, già prima dello scoppio della guerra in Ucraina, siano diminuite in modo significativo le spese per l’educazione, mentre le spese militari hanno superato addirittura il livello registrato al termine della Guerra fredda».

Poi, un appello alla fraternità religiosa nelle città: «Contro la contrapposizione tra il proprio particolare assolutizzato e quello dell’altro, serve una ripresa del senso religioso – continua monsignor Baturi -. Per noi cristiani vale la parola della fede». Infine, la memoria del segretario della Cei è andata ai moltissimi ragazzi impegnati, proprio in questi giorni, in guerre e migrazioni: «Non possiamo non ricordare con dolore i tanti giovani che stanno combattendo in Ucraina in campi di battaglia che solo fino a pochi mesi fa erano campi di grano – conclude il vescovo -. In tanti luoghi anche i bambini sono usati come arma di distruzione».