Livorno

“L’amore porta amore”

La chiesa livornese ma soprattutto i giovani della nostra città, stanno per vivere un’esperienza unica e particolare, proposta dai Salesiani.Abbiamo fatto quattro chiacchiere con don Francesco Galante, responsabile dell’oratorio salesiano, per farci raccontare che cosa accadrà durante l’estate. Don Francesco, per chi ancora non ti conosce…presentati!«Sono don Francesco Galante, prete salesiano da quasi un anno, il 23 giugno infatti festeggerò il mio primo anno di sacerdozio.Se dovessi fare un bilancio direi che è stato un anno di osservazione, di scoperta e meraviglia, durante il quale mi sono messo al servizio dei bambini, dei ragazzi e dei giovani occupandomi delle attività dell’ oratorio». A proposito di oratorio, quali saranno i programmi per l’estate?«Stiamo lavorando per ultimare il programma dell’Estate ragazzi ma soprattutto stiamo finendo di programmare la missione giovani, una sfida che lanceremo a tutti i giovani della città per scoprire e riscoprire la fede» In che cosa consiste di preciso questa missione?«Nel mese di luglio, precisamente dal 5 al 20, alcuni missionari, insieme ad altri ragazzi, si aggireranno nei luoghi di aggregazione più conosciuti della nostra città per mostrare la bellezza della fede, per raccontare loro che la fede non è solo possibile ma che rende la vita bella.Non ci sono pretese ma semplicemente vogliamo raccontare ciò che di bello abbiamo incontrato.Saranno proprio i giovani livornesi a farsi loro stessi annunciatori verso i propri coetanei lasciandosi coinvolgere in una dinamica di annuncio evangelico di forte impatto e di profonda riflessione.Sarà un’esperienza molto forte per tutta la chiesa livornese, infatti noi non saremo soli in questa sfida ma verremo accompagnati dalle diverse realtà presenti nel territorio a partire ad esempio dalla Caritas.Sono fermamente convinto infatti che debba essere un’occasione di condivisione, un punto di partenza per costruire qualcosa di grande, insieme». Che cosa succederà in concreto?«Vorrei aiutarmi con una canzone di Ligabue che dice “credo che ci voglia un Dio e anche un bar” perché dobbiamo andare a “stanare” i giovani nei luoghi di aggregazione,è necessario incontrarli e ancora “qua nessuno c’ha il libretto d’istruzioni” perché non sappiamo come risponderanno anche se sono convinto che qualcosa si muoverà e infine “credo a quel tale che dice in giro che l’amore porta amore” perché non andiamo a portare Dio nel cuore di un giovane perché Dio già c’è, è Lui che lo ha creato, noi dobbiamo solo fare in modo di farlo uscire.Per questo verranno proposte ai giovani diverse attività che si svolgeranno nel tardo pomeriggio, o la sera, degli incontri per far conoscere e toccare con mano che cosa di bello li circonda.Il lavoro più difficile sarà poi dopo, quando i missionari andranno via, starà a noi e ai ragazzi creare dei punti di riferimento e dei meccanismi saldi». Tu hai conosciuto diverse realtà giovanili, quali sono le differenze principali con i giovani livornesi?«Sono stato a contatto con giovani a Roma, Torino, nell’Abruzzo, nelle Marche e quello che mi ha colpito di più dei giovani livornesi è che sono più diretti, se c’è qualcosa che non va loro te lo fanno capire, anche con il silenzio, e questo può essere un difetto ma per me è un grande pregio.C’è una grande voglia di verità ma la verità va di pari passo con la misericordia e forse è questo l’aspetto su cui dobbiamo lavorare!Ci sono giovani che spesso vivono di opere ma di poca sostanza mentre altri che sono poco interessati, ma che una volta “folgorati” non si tirano più indietro». Che cosa ti auguri per il futuro?«Innanzitutto che la chiesa torni ad essere casa; per far questo dobbiamo lavorare tutti insieme e creare delle sinergie perché tutti siamo al servizio della Chiesa.Mi auguro che si riesca a proporre una pastorale di esperienza che permetta ai giovani di vivere in modo costante la fede piuttosto che una pastorale di eventi molto spesso fine a se stessa.Molte volte poi ci troviamo ad accogliere ragazzi e giovani che vivono nel disagio soprattutto perché non trovano un lavoro; il nostro compito è quello di riuscire ad essere per loro un sostegno, un supporto che possa in qualche modo alleviare le loro fragilità».

Non ci resta dunque che augurare un buon lavoro a don Francesco e ai giovani che si lanceranno in questa missione!