Firenze

Le novità per la Chiesa fiorentina: la relazione del cardinale Betori all’eremo di Lecceto

Un atteggiamento pastorale di accoglienza verso tutti». È questa la raccomandazione che il cardinale Giuseppe Betori ha rivolto ai preti e ai diaconi della diocesi riuniti all’eremo di Lecceto per la tradizionale assemblea del clero, che segna l’inizio del nuovo anno pastorale. «Si tratta – ha sottolineato Betori – di un’indicazione da me più volte ribadita, ma che trova ora ulteriore motivazione nella testimonianza offerta dall’insegnamento e dai gesti di Papa Francesco». L’Arcivescovo ha ricordato l’omelia alla messa mattutina nella cappella della Casa di Santa Marta del 25 maggio scorso, quando – con un’espressione efficace – il Papa ha invitato ad evitare atteggiamenti di «dogana pastorale». Tante volte, disse allora Papa Francesco, «siamo controllori della fede invece di diventare facilitatori della fede della gente». E fece l’esempio di due fidanzati che si vogliono sposare, o di una ragazza madre che chiede di battezzare il bambino: trovare porte chiuse, ha spiegato Papa Francesco concludendo l’omelia, «allontana dal Signore». Gesù invece vuole che tutti si avvicinino a lui.È proprio questo atteggiamento di «accoglienza pastorale» che il cardinale Betori ha raccomandato ai preti fiorentini: «Non si tratta – ha spiegato – di diminuire le esigenze della verità, ma di evitare di porre ostacoli nel poterla accogliere e vivere. Si tratta di far crescere un atteggiamento fraterno con tutti e si tratta di non creare regole e condizioni che non appartengono alle esigenze della fede. Su fede e morale non si possono fare sconti, e abbiamo avuto modo di richiamarlo più volte in questi anni; ma l’approccio pastorale e l’organizzazione pastorale non devono erigersi a ostacolo per la fede della gente». Anche ha proposito della celebrazione dei matrimoni, l’Arcivescovo ha emanato alcune indicazioni che ha riassunto così: «Cerchiamo di venire incontro a chi ancora ci chiede la celebrazione di un matrimonio cristiano e non poniamo limiti che non siano quelli del sacramento e della fede».la crisiNella sua lunga relazione, il cardinale Betori ha gettato uno sguardo sull’anno pastorale appena concluso. Partendo dal contesto sociale, che è quello di una crisi economica le cui radici però sono di natura etica e culturale: «Se il profitto finanziario ha preso il sopravvento sulle ragioni produttive dell’economia e se questa non riesce a uscire dal riferimento a modelli di sviluppo che penalizzano il lavoro invece di crearlo, è perché al fondo è stato rinnegato il primato dell’uomo sul lavoro e di questo sul capitale». Su questo ha richiamato «la grande lezione del magistero dei Pontefici degli ultimi cento anni, in particolare quello recente di Benedetto XVI, in difesa dell’uomo e della sua apertura al trascendente, a salvaguardia della ragione e dell’aspirazione alla verità». Un pensiero ripreso anche da papa Francesco, la cui predicazione è innovativa per tanti aspetti ma, nei contenuti, strettamente coerente con i suoi predecessori. Da questa riflessione su fede e cultura, ha aggiunto Betori, «possiamo trovare slancio per una pastorale che raggiunga davvero le “periferie” dell’esistenza umana, quelle più minacciate da una visione riduttiva della persona e della società». Solo con un «chiaro riferimento antropologico», e senza «confusioni e cedimenti alle mode», ha concluso, sarà possibile affrontare il compito della testimonianza del Vangelo sul territorio.lavoro e povertàTra i temi che riguardano Firenze e il suo territorio, Betori ha messo al primo punto il lavoro: «Si parla molto di crisi economica e di parametri produttivi e finanziari preoccupanti per il futuro del Paese, ma appare del tutto insufficiente l’attenzione verso le persone coinvolte dalla crisi, soprattutto verso coloro che perdono il lavoro o che attendono invano di averne uno. Aiutare ciascuno a trovare la propria collocazione nel lavoro, per potervi esercitare le proprie potenzialità, è essenziale per una corretta gerarchia dei fini nella società». A questo, ha ricordato, la Diocesi ha rivolto alcune iniziative, certamente parziali ma indicative di una direzione. «Sento di dover rilanciare – ha aggiunto – quel “patto per Firenze”, a cui qualche anno fa chiamai a cooperare istituzioni e forze produttive del territorio».Riguardo alle tante zone di povertà, ha ricordato l’Arcivescovo, «La Chiesa è presente, nelle varie forme organizzative delle sue molteplici espressioni, per non far mancare a nessuno vicinanza e sostegno». Betori ha ringraziato, a questo proposito, il «molteplice e variegato volontariato che le nostre comunità esprimono, motivano e sostengono» e le tante forme di collaborazione con altri soggetti, ad esempio quella attivata due anni fa per far fronte a un eccezionale afflusso di richiedenti asilo provenienti dal Nord-Africa: «Siamo aperti – ha sottolineato – a ogni collaborazione, nella chiarezza delle diverse competenze, avendo come meta il bene comune». Tra le novità, Betori ha voluto ricordare la nuova cappella alla Stazione ferroviaria di Santa Maria Novella, dove convivono l’uno accanto all’altro gli ambienti di accoglienza solidale dell’Acisijf e un luogo di preghiera.

La città

«Con la forza del Vangelo, sento come Vescovo di poter e di dover esprimere una valutazione sui tempi che vive la nostra città e il territorio all’intorno, con interventi che hanno natura culturale, spirituale ed etica». Nella sua relazione all’assemblea del clero, a Leccto, il cardinale Betori ha fatto riferimento anche alla vita cittadina, rivolgendo «anzitutto un richiamo alla vocazione propria di Firenze, quella che ha trovato un’espressione determinante per la storia dell’umanità nei secoli dell’umanesimo e del rinascimento e che ha saputo sempre rigenerarsi nei suoi momenti migliori, non ultimi quelli che hanno illustrato la città attorno alla metà del Novecento».«Ancora oggi – ha aggiunto Betori – vogliamo sperare che ci possano essere tra noi energie per riprendere questa strada maestra dell’identità di Firenze, quella che – per dirlo in modo sintetico – sa unire arte e carità, cultura e solidarietà. E se dobbiamo segnalare problemi e pericoli, li denunciamo come tali e non come un giudizio sulla città, tantomeno sulle sue istituzioni, a cui ribadisco disponibilità alla collaborazione. Sono parole che vogliono proporsi come un richiamo, perché si sia avvertiti dei rischi che possono inquinare la nostra vita e impediscono di costruire insieme il bene comune. Non ho bisogno di fare elenchi, perché sono le cronache di ogni giorno a fungere da segnalatori e a chiedere che nulla venga sottovalutato di ciò che mette in discussione la figura piena della persona e la ricchezza di una società varia ma unita e solidale». la vita ecclesialeGuardando alla vita della Chiesa nell’anno appena trascorso, non poteva mancare un rifreimento alla rinuncia al Pontificato di Benedetto XVI: «un gesto che racchiude in sé un altissimo valore teologico e spirituale. È anzitutto un gesto straordinario di umiltà, in un mondo avido di potere e di sicurezze; un atto che dobbiamo pur dire che ci ha sorpreso, ma che abbiamo accolto con l’obbedienza che si deve ad ogni decisione del Papa». Il gesto di Benedetto XVI, ha aggiunto Betori, ci aiuta anche a capire che ogni ministero ecclesiale «altro non è che un servizio reso a Cristo e ai fratelli, di cui la persona che ne è incaricata è solo uno strumento».Papa Francesco, ha affermato quindi Betori, «ci ha raggiunti con la freschezza di una prospettiva cristiana meno appesantita dalle complessità del vecchio continente e ricca del contatto con il popolo. Le sue sono parole antiche, ma suonano con una forza di attualità che tutti riescono a cogliere: perdono, misericordia, umiltà, incontro… Si coglie realismo ecclesiale e volontà di porsi accanto alle situazioni di fragilità, atteggiamenti che toccano il cuore di tutti. Tocca i cuori la sua attenzione ai poveri e alla povertà, l’invito a raggiungere le periferie sociali ed esistenziali in cui è in pericolo l’integrità della persona umana. Colpisce la sua ricerca di dialogo e sinodalità. Non si tratta di riprodurre dei modelli che in altri sarebbero artificiosi: ciò che Papa Francesco propone non è un modello, ma una testimonianza di autenticità, che presuppone conversione e coerenza evangelica, che chiede di camminare insieme alla gente con la gioia del Vangelo. L’esigenza è molto più alta di un qualsiasi aggiornamento di strategia pastorale».La Visita pastoraleL’inizio della Visita pastorale è stato uno degli avvenimenti più significativi dell’ultimo anno: i vicariati toccati sono stati la Valdelsa e il Mugello ovest, mentre è in corso la visita al vicariato di Firenzuola. Nella sua relazione all’assemblea del clero, a Lecceto, il cardinale Betori ne ha parlato in toni molto positivi: «Un’esperienza che mi sta coinvolgendo personalmente in modo rilevante: sono felice di poter entrare in contatto diretto con i preti e la gente delle nostre parrocchie, specie gli anziani e i malati. Condivido con voi la gioia di aver incontrato comunità vive e di aver potuto constatare il forte legame tra i preti e la gente: preti dediti generosamente al servizio del loro popolo; gente grata per questo servizio e legata con affetto al loro prete. Certo, non mancano cose da migliorare e se ne daranno indicazioni nelle lettere di conclusione della Visita, destinate al vicariato e alle singole parrocchie». Tra le «cose da fare meglio», Betori ha voluto segnalare «il bisogno di tessere ancora più intensamente i rapporti di condivisione e di collaborazione, che soli possono permettere di affrontare senza angoscia un futuro in cui il calo numerico del clero porterà a scelte non facili. Sono sofferenze che vi chiedo di aiutare a comprendere e a condividere». Dalla Visita pastorale, l’arcivescovo ha raccontato di aver tratto anche «un’immagine positiva del rapporto tra Chiesa e territorio. Tutte le realtà istituzionali, educative, economiche, di solidarietà sociale dei paesi visitati si sono aperte all’incontro, che ovunque è stato cordiale e ricco di contenuti. Mentre quindi ringrazio i preti e i loro collaboratori parrocchiali per la fatica che si sono dovuti sobbarcare nell’organizzare la Visita, al tempo stesso ringrazio pure, per l’accoglienza che mi è stata riservata, i sindaci, con i consigli e gli amministratori comunali, i dirigenti scolastici, insieme ai docenti e agli alunni, quanti operano nel mondo della produzione e del lavoro, i responsabili dell’associazionismo». La visita proseguirà fino a ottobre nel vicariato di Firenzuola; da gennaio a giugno 2014 si sposterà nelle parrocchie del vicariato di Empoli-Montelupo. Nell’ultima parte del 2014 dovrebbe quindi raggiungere il vicariato di San Giovanni, quel centro storico della città di qua d’Arno «che speriamo – ha aggiunto – possa nel frattempo aver trovato il suo nuovo assetto parrocchiale con il recepimento dei decreti canonici da parte dell’amministrazione statale».Il cammino verso il convegno nazionale di novembre 2015La nostra diocesi – ha ricordato il cardinale Betori nella sua relazione all’eremo di Lecceto – a partire dai prossimi mesi si troverà al centro del cammino verso il Convegno Ecclesiale Nazionale, che avrà come tema «In Gesù Cristo il nuovo umanesimo» e si svolgerà a Firenze dal 9 al 13 novembre 2015. Già fin d’ora si comincia a muovere la macchina organizzativa: il Cardinale ha nominato un Comitato organizzatore, che è composto, oltre che dallo stesso Arcivescovo, dal Vescovo ausiliare Claudio Maniago, dal Vicesindaco di Firenze Stefania Saccardi, dal Viceprefetto Franca Rosa, dal Presidente dell’Opera di S. Maria del Fiore Franco Lucchesi, dal Direttore della Galleria degli Uffizi Antonio Natali e da Riccardo Galli, Addetto Stampa dell’Ente Cassa di Risparmio di Firenze. «Nei prossimi giorni – ha aggiunto – Betori – prenderanno il via anche i lavori dei diversi settori operativi in cui è articolata l’organizzazione. Qui però mi preme soprattutto richiamare tutti a essere protagonisti in ciò che il Comitato preparatorio nazionale chiede che si attui nel primo anno preparatorio: una raccolta di contributi sul tema del Convegno, sulla base di uno strumento di lavoro che dovrebbe essere a breve diffuso».

La vita diocesana

Con il nuovo anno pastorale – ha ricordato il cardinale Betori – si rinnovano anche i componenti degli organismi di partecipazione che il Concilio ha previsto a livello diocesano, come strumenti di comunione e condivisione nella Chiesa locale. Il nuovo Consiglio presbiterale è già completato nella sua composizione, mentre invito i vicariati che non l’hanno ancora fatto a inviare i nominativi dei propri rappresentanti nel Consiglio pastorale diocesano. Il confronto nei due Consigli è stato per me di prezioso aiuto nel cammino dell’Arcidiocesi in questi cinque anni e sono certo che ne trarremo tutti vantaggio anche nel futuro». Tra gli avvenimenti che hanno segnato in questo anno la vita della Diocesi, Betori ha ricordato le tante occasioni di approfondimento e riflessione organizzate nell’Anno della fede. «L’esigenza della formazione del clero e dei laici, cogliendo tutte le occasioni proposte, a cominciare dalla settimana teologica e dagli incontri di spiritualità, deve essere centrale nelle nostre preoccupazioni» ha affermato Betori.Una strada di evangelizzazione doverosa, ha proseguito, «è quella dell’incontro della fede con la cultura». A questo proposito, ha ricordato l’ostensione dei tre Crocifissi di Donatello, Brunelleschi e Michelangelo in Battistero, in occasione di «Florens 2012», e la rilettura nel contesto della Settimana Santa dell’Arte della Fuga di Johann Sebastian Bach. Un riferimento ancehe alla rassegna musicale «O flos colende» promossa dall’Opera del Duomo, e alla nascita della Scuola di arte sacra alle Pavoniere. E ancora, il nuovo incontro del «Cortile dei Gentili» e la partecipazione della Facolta Teologica nell’inventariazione del materiale ceramico delle Grotte di Qumran.Guardando alla vita diocesana, Betori ha ribadito anche l’importanza «dell’attività catechistica promossa dalle nostre parrocchie per le diverse età». Su di essa è stata promossa una verifica, in vista delle indicazioni che nei prossimi anni dovrebbero venire dalla Cei. «Particolarmente significativa – ha sottolineato – è per noi la catechesi rivolta agli adulti, che trova un suo peculiare riferimento negli itinerari di catechesi biblica per adulti, sia nella forma classica curata dall’Ufficio catechistico sia in quella più popolare proposta dal Centro missionario. Rilanciamo con convinzione questa iniziativa che appartiene ormai alla storia della Chiesa fiorentina dal suo ultimo Sinodo e che ci ripromettiamo di verificare dopo tanti anni».

NOMINE E TRASFERIMENTI

Come tradizione, nella sua relazione all’assemblea del clero, all’eremo di Lecceto, il cardinale Betori ha comunicato nomine e trasferimenti che riguardano la diocesi e le parrocchie.

Prima di tutto però ha voluto esprimere gratitudine verso i sacerdoti defunti nell’ultimo anno: don Raffaello RUGIADI, don Savino POLI, don Renzo ROSSI, don Silvano SALVADORI, don Enrico CHIAVACCI. «Per ciascuno di loro – ha affermato – ci sarebbe molto da dire per quanto hanno fatto per la vita della nostra Chiesa: non mancano e non mancheranno iniziative per tenerne viva la memoria». Nell’ultimo anno, ha ricordato Betori, ci sono state anche sette ordinazioni sacerdotali: quattro dei nuovi preti provengono dalla sede centrale del nostro Seminario arcivescovile, tre dalla sezione distaccata «Redemptoris Mater» di Scandicci. Questi i loro nomi: don Antonio LARI, don Rolando SPINELLI, don Leonardo TARCHI, don Francesco VERMIGLI, don Ivan CAPALIJA, don Biagio MELCHIORRE, don Jimy MUÑOZ CASTILLO. Quanto alle vocazioni, ha proseguito l’Arcivescovo, «il futuro resta sempre incerto. Mentre a ottobre dovrebbero essere ordinati diaconi sei giovani provenienti dal nostro Seminario maggiore, è probabile che i nuovi ingressi in questo mese si limitino a tre. Torna urgente l’invito, oltre ovviamente a chiedere e intensificare la preghiera nelle nostre comunità, a seguire i nostri giovani, sapendo cogliere i segni vocazionali, anche nelle età più giovani. Valorizziamo in questo le proposte della nostra pastorale giovanile e vocazionale, a cui di fatto si sono alimentate quasi tutte le decisioni di ingresso in Seminario in questi ultimi anni».

I nuovi parrociPer quanto riguarda trasferimenti e nomine (che entreranno in vigore a partire dai prossimi giorni), «anche quest’anno – ha sottolineato il Cardinale – ho cercato di prendere ogni decisione alla luce della logica del servizio dei fedeli e delle comunità, secondo una visione unitaria delle esigenze, in cui il sacrificio chiesto all’una o all’altra comunità, come pure all’uno o all’altro sacerdote, ha come corrispettivo lo sforzo di rispondere ai bisogni complessivi della diocesi».

Queste le nomine dei responsabili di parrocchie: don Antonio DE TOGNI, che ha concluso un lungo periodo di servizio come «fidei donum» nel Vicariato apostolico di Esmeraldas in Ecuador, prende il posto di parroco nella parrocchia di S. Maria a Campi Bisenzio ricoperto finora da don Andrea PUCCI, il quale passa a reggere la parrocchia di S. Maria a Novoli, resasi vacante in quanto don Rocco DI BELLO ha chiesto per ragioni familiari di potersi spostare nel territorio della diocesi di Parma.

Don Nsalien Jean-Denis NSWETE, finora parroco a San Mauro a Signa, ha chiesto di perfezionare gli studi di teologia spirituale a Lovanio e la parrocchia viene quindi affidata a don Robert SWIDERSKI. Questi ha retto finora la parrocchia di San Colombano a Settimo, che viene d’ora in avanti affidata a don Massimiliano VILLANI.

Don Angelo PELLEGRINI passa dalla parrocchia di San Severo Legri a quella di Santa Maria a Quarto. In considerazione delle condizioni di salute di don Alvaro Guidotti, nominato parroco emerito, le parrocchie di Santa Maria a Carraia e San Pietro a Casaglia vengono affidate a don Marco VIOLA, che curerà anche San Severo a Legri. Nella parrocchia di Santa Verdiana a Castelfiorentino va parroco don Alessandro LOMBARDI, il quale continua come responsabile della pastorale giovanile diocesana, mentre viene sostituito come vice-rettore del Seminario maggiore da don Fabio MARELLA, che a sua volta si dedicherà a questo compito continuando a svolgere il suo impegno di vice-direttore della Caritas diocesana. Un altro compito finora svolto da don Alessandro Lombardi, quello di cerimoniere arcivescovile, va al direttore dell’ufficio liturgico don Roberto GULINO, coadiuvato dal diacono Alessandro BICCHI. L’addetto stampaNella Curia arcivescovile, il Cardinale ha segnalato anche l’avvicendamento dell’Addetto stampa: «Enrico VIVIANO, che ringrazio sentitamente per il suo prezioso servizio in questi anni, è sostituito da Sabina FERIOLI, che da ottobre su nostra indicazione diventerà direttore responsabile delle testate giornalistiche di Radio Toscana e Radio Firenze». I vicari parrocchialiPer i vicari parrocchiali don Stefan Gabriel TOMA va a Santa Maria Ausiliatrice a Novoli; lo sostituisce alla Beata Vergine Maria Madre delle Grazie all’Isolotto don Luca CARNASCIALI. Questi lascia le parrocchie di San Giovanni Gualberto e San Michele Arcangelo a Pontassieve dove viene sostituito da don Gabriel FARTADI, a sua volta avvicendato nella parrocchia di San Lorenzo a Borgo San Lorenzo don Ivan CAPALIJA. Sempre a Borgo San Lorenzo don Antonio LARI succede come vicario parrocchiale a don Francesco Bolognesi, con lo specifico incarico di cura dell’Oratorio parrocchiale del Ss.mo Crocifisso. A sua volta don Francesco BOLOGNESI va vicario parrocchiale a Santa Verdiana a Castelfiorentino, con l’incarico nell’ambito dell’unità pastorale della cura della parrocchia di Maria Ss.ma Madre di Dio a Cambiano-Sala, la quale viene scorporata dall’unità pastorale con il Sacro Cuore di Gesù a Fontanella.

Don Nicola MATERI passa da Santa Maria al Pignone alla Beata Vergine Maria Regina della Pace. Don Alberto CAMPAIOLI da Santa Maria Ausiliatrice a Novoli viene trasferito a San Bartolomeo in Badia a Ripoli in sostituzione di don Fabio Marella. Don Leonardo TARCHI sarà vicario parrocchiale a San Marco Vecchio e don Rolando SPINELLI alla Beata Vergine Maria Immacolata e San Martino a Montughi.

Don Biagio MELCHIORRE sarà vicario parrocchiale a San Bartolomeo in Tuto a Scandicci e don Jimy MUÑOZ CASTILLO a San Martino a Sesto Fiorentino. Infine, al posto di don Artur Kotowicz, che per ragioni familiari si è trasferito nella diocesi di Brescia, don Davide MASSI è stato nominato vicario parrocchiale a San Tommaso Apostolo a Certaldo.

Tra i nuovi sacerdoti, don Francesco VERMIGLI resterà a Roma, per proseguire gli studi di specializzazione in teologia dogmatica alla Pontificia Università Gregoriana come alunno del Pontificio Seminario Lombardo.

I religiosiQuesti i nuovi incarichi parrocchiali tra i religiosi. P. Massimo ANNIGONI, dei Servi di Maria, è dal dicembre dello scorso anno parroco della Ss.ma Annunziata, dove P. Lamberto CROCIANI ha ora il ruolo di vicario parrocchiale. Sempre tra i Servi di Maria, il p. Alessandro GRECO è dall’ottobre dello scorso anno parroco dei Sette Santi Fondatori. Dal febbraio di questo anno p. Adriano MICUCCI, dei Frati Minori Cappuccini, è parroco di San Giovanni Battista nell’Ospedale di Careggi. P. Joseph Scott MURPHY, dei Legionari di Cristo, è da gennaio assistente della Comunità anglofona. Dall’ottobre scorso il parroco alla Beata Vergine Maria Madre della Divina Provvidenza è il barnabita p. Giovanni NITTI. In questi giorni il salesiano d. Daniele Merlini viene avvicendato come vicario parrocchiale alla Sacra Famiglia dal confratello d. Gianluca SPIONE. Prossimamente tra i carmelitani di Santa Maria a Ripa a Empoli si aggiungerà don Teodosio Martinho FERNANDES.studenti e «fidei donum» Il Cardinale ha anche salutato e ringraziato i sacerdoti che hanno operato pastoralmente in diocesi come “fidei donum” o sono stati ospiti come studenti e che tornano nelle proprie diocesi di origine: don John Peter JEROMIYAS (dioc. di Kottar – India), già a San Michele a San Salvi; don Jean Patrick MABIALA MBUMBA (dioc. di Boma – Repubblica Democratica del Congo), già nelle parrocchie di Cornacchiaia e San Martino a Castro; don Robinson SINGARAYIAN (dioc. di Kottar – India), già al Sacro Cuore e Capodimondo. Sono in partenza in questi mesi: don Albert BAKONOU (dioc. di Pala – Ciad), finora all’Immacolata e San Martino a Montughi; don Ephrem DANNON (dioc. di Parakou – Benin), fino ad oggi alla Beata Vergine Maria Regina della Pace; don Liston LUKOO (dioc. di Morogoro – Tanzania), finora a Santa Maria a Fibbiana. Altri preti invece arrivano a Firenze per svolgere un periodo di servizio pastorale: sono già giunti don Martin Usen AKPAN (dioc. di Uyo – Nigeria) a San Michele a Pontorme; don Samuel Tibingar MBAYRABE (dioc. di N’Djamena – Ciad) ai Santi Martino e Giusto a Lucardo; don Alexis PHOLA PHOLA (dioc. di Boma – Repubblica Democratica del Congo) al Sacro Cuore di Gesù a Tavarnuzze. Prossimamente giungeranno nella nostra diocesi: don Mathias Mfrase BOIDOO (dioc. di Kumasi – Ghana); don Joseph Banlunga Bamolo (dioc. di Boma – Repubblica Democratica del Congo); don Josef Martin Ojeka (dioc. di Ogoia – Nigeria). Un caso particolare è quello di un sacerdote di origini fiorentine, don Stefano PIERALLI, appartenente alla diocesi di Otranto, che per motivi familiari viene accolto in diocesi e aiuterà don Giovanni Momigli come co-parroco di San Donnino a Campi Bisenzio.