Prato

Prato, don Spagnesi non è più sacerdote

Il Papa ha accolto la sua richiesta di dimissione dallo stato clericale. Lo comunica il vescovo Giovanni Nerbini con una nota

La parrocchia della Castellina a Prato dove in precedenza era don Spagnesi

Papa Francesco ha concesso a don Francesco Spagnesi, ex parroco della Castellina, la dimissione dallo stato clericale.

A comunicarlo è il vescovo di Prato Giovanni Nerbini con una nota:

“Il Santo Padre gli ha concesso in data 20 settembre la dimissione dallo stato clericale e l’esonero dagli obblighi connessi con il ministero sacerdotale”.

«Tale deliberazione è stata comunicata all’interessato il giorno 17 ottobre 2023, ed è divenuta, per effetto di questa notifica, immediatamente efficace», fa sapere il Vescovo.

Si chiude così il procedimento canonico attivato dalla Diocesi di Prato nei confronti di don Francesco Spagnesi, ex parroco dell’Annunciazione alla Castellina che aveva patteggiato una pena di tre anni e otto mesi per i reati di spaccio e traffico di droga, truffa ai danni dei fedeli e appropriazione indebita dei soldi contenuti nei conti parrocchiali.

Prosegue intanto la richiesta di risarcimento danni intentata dalla parrocchia della Castellina nei confronti dell’ex parroco. Su richiesta del Consiglio per gli affari economici dell’Annunciazione, il nuovo e attuale parroco don Serafino Romeo si è attivato per recuperare in sede giudiziale le somme sottratte indebitamente dalle casse della parrocchia.

L’ammanco stimato dal conto corrente parrocchiale è di oltre 120mila euro, prelevati dal sacerdote in poco più di un anno e utilizzati per l’acquisto di droga gbl, come ha ammesso lo stesso don Spagnesi.

Prima di intentare la causa è stata percorsa la strada di una conciliazione con don Spagnesi, ma la proposta dell’ex parroco è stata ritenuta inaccettabile e lontana dalle somme dovute. Per questo motivo è in corso una nuova «trattativa» per arrivare a una soluzione che soddisfi entrambe le parti.

«La scelta di richiedere un risarcimento economico di quanto indebitamente sottratto alla parrocchia non è dettata da alcun desiderio di vendetta – ha affermato don Serafino Romeo – ma corrisponde alla volontà di ottenere giustizia e di arrivare, nella verità, alla conclusione della dolorosa vicenda».