Prato

Prato, i gruppi e le missioni

Prato e le missioni, un legame quello tra le nostra diocesi e le Chiese bisognose nel mondo che parte da lontano ed ha radici profonde in molte parrocchie. Anche quest’anno, nel mese di ottobre, il Centro missionario diocesano ha promosso alcune iniziative per far conoscere i gruppi pratesi che s’impegnano per sostenere con il proprio lavoro molti missionari, religiosi e laici in Africa, Sud America e Asia.Domenica scorsa, in piazza San Francesco, si è tenuta la tradizionale mostra mercato di oggetti provenienti dalle missioni giunta alla sua dodicesima edizione. I gruppi presenti, alcuni tra i tanti che operano a Prato, sono brevemente descritti nelle otto schede che si trovano in queste pagine.Inoltre, sempre in occasione dell’ottobre missionario, i coniugi Laura e Alberto Bardazzi, responsabili del Centro diocesano, approfittano delle pagine di Toscana Oggi per lanciare un appello: «Dateci una mano a trovare un posto per il materiale in attesa di essere spedito in missione».Durante tutto l’anno, i gruppi parrocchiali e le associazioni raccolgono moltissimi prodotti, alimentari e non, da inviare tramite container in varie parti del mondo. «Alcuni dispongono di uno spazio, magari all’interno della parrocchia, oppure hanno un locale in affitto, – dicono Laura e Alberto – ma sono molti quelli che ricorrono al proprio garage, a quello di parenti o amici, locali temporanei spesso non adatti». La richiesta è quella di trovare un fondo, un capannone da usare come magazzino. «Un luogo che potrebbe servire da centro di raccolta diocesano, pronto per ogni evenienza, ma anche come punto di incontro per condividere esperienze e creare un “lavoro di squadra”. Ci rivolgiamo – concludono – a chi ha degli immobili non in uso, pensiamo a qualche imprenditore di buon cuore. In cambio offriamo la riqualificazione dell’ambiente». Vincenzina e Loredana: «Andiamo in Perù a 70 anni»Quasi un anno fa, veniva pubblicata l’enciclica , firmata da Papa Francesco. In essa si sottolineava l’importanza di vivere in uno stato di , per uscire dai propri personalismi e aprire il cuore alla chiamata di Dio.Un invito, questo, che nel mese di ottobre dedicato alla missionarietà risuona più attuale che mai. Ce lo dimostrano Vincenzina e Loredana, due neo-missionarie pratesi molto speciali.Vincenza Coscia e Loredana Faralli, rispettivamente 63 e 70 anni, hanno deciso di intraprendere un viaggio di missione in Perù.Vincenza, dopo aver lavorato in una fabbrica tessile, è da 2 anni in pensione, ed ha scoperto il Mato Grosso 6 anni fa: «Dopo che è venuto a mancare mio marito, il lavoro non mi bastava più. È allora che, grazie a degli amici, sono venuta a conoscenza di questa bella realtà».L’idea della missione, però, è venuta a Loredana. Anch’ella proveniente dal mondo delle fabbriche, ha un lungo trascorso nel mondo del volontariato: «Io sono nel Mato Grosso da oltre 30 anni. L’idea di partire mi è maturata via, via che mio marito stava sempre peggio e quindi ho detto, tra me e me, “un domani che rimango sola, bisogna vada in qualche posto, perché ho bisogno di aiutare gli altri”».Le due donne andranno a lavorare nella casa famiglia di Tomanga a Ñaña, non lontano da Lima. Partenza il 23 ottobre e rientro previsto il 23 aprile. «Ho scelto io di stare per sei mesi» precisa la signora Loredana. «Che ci sarei andata a fare, ad esempio, per un mese? Mi pago il viaggio, non aiuto e non ho modo di conoscere nessuno. Quindi, il minimo per me sono sei mesi se vuoi dare qualche cosa». Aggiungendo, con un sorriso speranzoso e carico di determinazione, ma che riflette una consapevolezza profonda dei propri limiti, «speriamo di non fermarsi al primo ostacolo».Con loro viaggerà anche Anna Zappa, cresciuta in Sudamerica assieme ai genitori missionari dell’Omg, Marta e Armando. Anna, dopo la morte della Mamma, il 30 novembre 2013, ha deciso di fermarsi per un po’ di tempo a Prato, in attesa di valutare le proprie scelte future. «Abbiamo deciso di partire con lei, perché conosce bene la strada» afferma Vincenza. «Vuol dire tanto andare là con qualcuno che sa già come muoversi e cosa fare».La signora Loredana ha bene in mente il tipo di impegno che si prende chi va in quei posti: «Il volontariato in quelle zone è molto diverso da quello che si fa di solito: qui si va al circolo, si prepara la pizza. Lì si aiuta chi sta male, ci sono bambini raccolti dalle strade».Vincenza racconta della sua iniziale perplessità sul reale aiuto che avrebbe potuto portare nelle vesti di missionaria: «Io ho sempre fatto l’operaia e non sono né diplomata, né laureata. So fare la mamma e la nonna però, e mi è stato detto che proprio di questo c’è tanto bisogno. I bambini hanno un grande bisogno di affetto».Per raccogliere fondi da portare con sé in Perù, sono state organizzate due cene: la prima si è tenuta venerdì 3 ottobre a Sofignano, mentre la seconda è stata fatta sabato 11 a Maliseti. Questo venerdì 17 ottobre, invece, Vincenza e Loredana riceveranno una benedizione durante la messa alla chiesa della Pietà, durante il cosiddetto rito della «despedida» (congedo).L’Operazione Mato Grosso nasce idealmente nel 1964, frutto dell’incontro fra Padre Ugo De Censi e Padre Pedro Melesi. Quest’ultimo chiese aiuto per il lavoro portato avanti nella regione brasiliana del Mato Grosso. Tre anni più tardi, nel 1967, a Poxoreo, partì la prima missione di giovani e, da allora, tante spedizioni si sono susseguite. I gruppi Omg presenti oggi in Italia sono oltre 200; le spedizioni, cioè le missioni nelle varie zone dell’America latina, sono una settantina (alcune decine in Brasile e molte altre in Perù, Ecuador e Bolivia) e vivono grazie all’impegno di chi vi lavora, ma anche con le offerte inviate dai volontari italiani e dai loro amici. In India per una promessa fatta allo zio don Eligio. Il viaggio di Ilaria e MariaI sorrisi dei bambini, quella serena compostezza che nasce dall’umiltà, i colori di una terra antica e il sapore di una promessa mantenuta: questo e molto altro Ilaria e Maria non dimenticheranno mai, grazie al loro viaggio nelle missioni delle suore domenicane di Santa Maria del Rosario, in India, nella regione del Kerala. Un’esperienza vissuta tutta d’un fiato, dal 5 al 26 agosto scorso, per le due giovani pratesi – la prima di trentadue anni, la seconda di ventitré – che hanno deciso di immergersi tra le mille sfumature dell’India. In particolare, per Ilaria questa esperienza ha voluto dire rispettare un impegno preso a suo tempo con una persona che ha fatto la storia della nostra diocesi, come il suo cognome, Francioni, suggerisce: «Ho scelto di partire – spiega la giovane – per visitare la missione che mio zio, mons. Eligio, ha sempre sostenuto, ma non ha mai avuto modo di vedere, a causa della malattia che lo ha colpito. Prima che ci lasciasse, gli avevo promesso di andare là al posto suo e così è stato». Dal 1984 il Vicario generale, prima con il vescovo Fiordelli e poi con mons. Simoni, è rimasto molto legato alle missioni promosse dalle suore domenicane di Iolo. Fino alla creazione del «Bessi Village», una realtà – intitolata al Servo di Dio fondatore delle suore di Santa Maria del Rosario – sovvenzionata proprio da lui, assieme alla famiglia Bigagli, e inaugurato nel 2010 a Mangalor. «Nelle tre settimane in cui siamo state là, abbiamo avuto modo – continua Ilaria – di visitare molte delle missioni delle suore. Oltre a Cochin, abbiamo visitato Kottayam, Mangalor e altri villaggi. E non puoi non lasciarti prendere da quell’accoglienza infinita e da quella felicità che, nonostante tutte le difficoltà, mostrano le persone del luogo». In tutto questo è fondamentale il lavoro instancabile delle suore domenicane, che sono rispettate da tutti nei villaggi in cui operano proprio per il loro instancabile coraggio e la loro dedizione nella gestione delle scuole e degli istituti sanitari. «Con semplicità e con costanza – spiega Maria Carlesi, giovane della parrocchia di Tavola e coprotagonista di quest’avventura – le suore danno un’istruzione a questi ragazzi, cercando di assicurare loro un futuro e delle prospettive. Ed è bello vedere come loro ricambino con sincera riconoscenza e dei sorrisi enormi».Tre settimane in giro per una penisola così lontana da casa, per indagare il segreto di un popolo che, nella compostezza, ha da insegnare molto: «Da un viaggio così – continua Maria – è più quello che si riceve di quello che si lascia: la gente ti saluta appena ti incontra, ti abbraccia e ti sorride. Nonostante non abbia praticamente nulla, ti fa regali e ti offre qualsiasi cosa. A loro, basta la tua presenza: già questo è un regalo enorme, nella loro significativa e dignitosa povertà». «Ti accolgono come se tu fossi nato lì, tra loro – le fa eco Ilaria – e allora è inevitabile che, quando torni qua, cambi la tua prospettiva e il modo di vedere la vita. Ridimensioni tutto, impari a sprecare meno, sia il tempo che le cose. Mi piacerebbe tornarci: per capire ancora meglio la loro realtà e ridimensionare la mia».