Nella trasfigurazione Gesù svela il volto di Dio

Il monte («un monte alto» ci dice l’evangelista Marco) richiama con forza il monte Sinai: tanto più che i due uomini che appaiono accanto a Gesù trasfigurato sono Mosè ed Elia, ambedue legati al «monte di Dio» e rappresentanti tutto il popolo di Israele (la Legge e i Profeti). Ci sono tutti i segni della teofania (manifestazione di Dio): la montagna, la nube, la veste sfolgorante, la voce dalla nube. Ma soprattutto c’è, da parte del Padre, la presentazione di Gesù come «il Figlio mio, l’eletto» che essi devono ascoltare, perché «Dio nessuno lo ha mai visto: ma proprio il Figlio unigenito, che è nel seno del Padre, lui lo ha rivelato» (Gv.1, 18): in Lui il Padre ci ha detto tutto e ci ha dato tutto, secondo la felice espressione di San Giovanni della Croce.

Luca è l’unico evangelista il quale racconta che Gesù trasfigurato con Mosè ed Elia «parlavano del suo esodo, che stava per compiersi a Gerusalemme».

Luca vede come punto terminale della vicenda terrena del Cristo l’Ascensione, che costituisce il punto terminale del suo vangelo e l’inizio degli Atti degli Apostoli. L’Ascensione è vista proprio come il grande esodo verso Dio e la vita, la gloria e la gioia dell’uomo Gesù. Egli svela pienamente se stesso, la sua grandezza, ricevendo onore e gloria da Dio Padre (2Pt.1, 16-18). Il monte della trasfigurazione (la tradizione antica indica con sicurezza il Tabor, che dai suoi 600 metri di altezza domina la pianura di Esdrelon) illumina il Gethsemani e il monte Calvario: assicura che le tenebre non avranno l’ultima parola, anticipa la luce della Pasqua fino al compimento dell’Ascensione e del ritorno glorioso al Padre. In chiaroscuro ecco il Crocifisso e il Risorto, lo Sfigurato e il Trasfigurato. Ecco perché in Luca la trasfigurazione è tra due annunci di passione e morte. «La croce senza la trasfigurazione è cieca, la trasfigurazione senza la croce è vuota» (Ermes M. Ronchi). Gesù non dice niente. Ma la voce misteriosa dice: «Ascoltatelo». Accogliete Lui e il Suo mistero!

«Appena la voce cessò, Gesù restò solo». La visione è scomparsa. Resta la realtà di quest’Uomo. Un Uomo attraverso il quale noi dobbiamo continuare a riconoscere la gloria di Dio. La Quaresima, che ha al centro la trasfigurazione pasquale, è tutta protesa verso la manifestazione del Volto di Cristo.

Già risuonano le parole del vangelo di Giovanni che aspettano tutti al termine del cammino quaresimale: «Volgeranno, lo sguardo a Colui che hanno trafitto». Occorre cercare il Volto di Gesù, perché, come cantava in uno dei suoi dischi «evangelici» Bob Dylan, «puoi essere un fanatico del rock, puoi avere droghe a volontà, puoi essere un uomo d’affari o un ladro di alto rango, ma dovrai sempre riconoscere di aver bisogno di Lui» (da Saved). Perché «all’inizio del nostro essere cristiano non c’è una decisione etica o una grande idea, bensì l’incontro con un avvenimento, con una Persona, che dà alla vita un nuovo orizzonte e con ciò la direzione decisiva» (Benedetto XVI, Deus caritas est, 1).

Occorre notare la cornice tipicamente lucana della preghiera: («salì sul monte a pregare … mentre pregava …»). È solo nel dialogo continuo e profondo con Dio che può attuarsi la rivelazione, è attraverso la preghiera che Dio svela il suo volto, è nel contatto con Dio che avviene anche la «trasfigurazione» di noi in creature luminose, in «figli della luce».

*Cardinale