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Siria: Chiese cristiane d’Europa, «Non è mai troppo tardi per deporre le armi»

Tutte le Chiese cristiane d'Europa si uniscono alla preghiera per la pace in Siria e insieme chiedono alle nazioni «in particolare a quelle riunite a San Pietroburgo per la riunione del G20», di «privilegiare la via del dialogo piuttosto che le armi». «Ribadiamo il nostro no alla guerra». È quanto scrivono in una Dichiarazione comune il presidente della Conferenza delle Chiese europee (Kek), il vescovo anglicano Christopher Hill e il presidente del Consiglio delle Conferenze episcopali d'Europa (Ccee), il cardinale Péter Erdő, arcivescovo di Esztergom-Budapest.

I responsabili dei due organismi europei ricordano ai leader mondiali riuniti nel G20 gli appelli alla pace lanciati in questi giorni dall’arcivescovo di Canterbury Justin Welby, da Papa Francesco e da molti altri responsabili delle Chiese. Ed aggiungono: «Esortiamo tutti a guardare a Dio ad imboccare il cammino che faccia cessare tutte le ostilità, deponendo le armi ed aprendo la via dei negoziati, del dialogo, della riconciliazione e della pace. Non è mai troppo tardi per costruire un futuro insieme. Questa pace tanto ambita non può che essere raggiunta insieme, mai attraverso la prevaricazione degli uni sugli altri. Siamo certi che, con l’aiuto di Dio, il buon senso può prevalere e recare una convivenza pacifica nella verità, nella giustizia, nell’amore, nella libertà e nel rispetto di tutte le minoranze, in particolare dei cristiani del Paese».

La dichiarazione – diffusa oggi alla vigilia della Giornata di preghiera e digiuno che unirà tutte le Chiese del continente – si fa voce delle «sofferenze, distruzioni e morti che il nobile popolo siriano patisce ormai da troppo lungo tempo». «In questo momento – proseguono Kek e Ccee – il nostro pensiero va in particolare a tutti fedeli cristiani e alle loro famiglie che il conflitto in Siria ha particolarmente toccato, con uccisioni e un esodo di massa che rischia di cancellare una presenza più che millenaria in quell’aerea del mondo. Siamo consapevoli che la vera pace non può che giungere da Dio. A lui dobbiamo affidare i cuori tormentati dell’umanità, pregarlo per la nostra pace interiore e quella delle persone in conflitto».

Da qui l’invito del vescovo Hill e del cardinale Erdő «fedeli di tutte le nostre Chiese in Europa ad associarsi a noi e alla comunità internazionale al giorno di digiuno e preghiera per pace in Siria, sabato 7 settembre, proposto da Papa Francesco».