Toscana

Smog, città toscane fuorilegge

di Claudio Turrini

«Hanno un nome gentile: «polveri sottili». Ma il loro effetto è micidiale. Secondo un rapporto dell’Organizzazione mondiale della sanità, nelle otto maggiori città italiane provocano ogni anno 3.472 morti, oltre 30 mila attacchi di bronchite acuta nei bambini e almeno 11 mila casi di attacchi d’asma negli adulti. Sono note con una sigla «PM» seguita da un numero che ne indica la dimensione in micron.

Il «Pm10» è composto da particelle solide o liquide sospese nell’aria con diametro uguale o inferiore a 10 micron. Ancor più pericoloso è il «Pm2.5», che riesce a penetrare anche nei polmoni e può rimanere sospeso nell’aria per settimane. Una Direttiva europea (1999/30/EC e 96/62/EC) pone dei limiti rigorosi ma solo per il «PM10». Il valore massimo giornaliero è di 50 µg/m³ con 35 superamenti consentiti in un anno. Dal 1° febbraio 2010 però saranno possibili solo 7 sforamenti annui e la media annuale tollerata si dimezzerà a soli 20 µg/m³. Non è difficile prevedere che quasi tutta la Toscana sarà «fuorilegge».

Ma già adesso, secondo la denuncia di Legambiente Toscana, sono ampiamente sopra i limiti tutti i capoluoghi. E, come mostra anche la mappa dell’Arpat pubblicata in questa pagina, fortemente inquinate sono anche alcune aree non urbane, come la versilia, ma attraversate da grosse arterie stradali. Nel 2006 gli «sforamenti» della soglia consentita sono stati 179 a Lucca (un giorno su due), 101 a Carrara, 77 a Firenze, 75 a Prato. Anche dove si sta meglio, come a Pisa (solo 40 i superamenti), si è oltre il limite consentito.

Ancora più impressionanti sono i «picchi» registrati in alcuni giorni, come i 214 µg/m³ del 10 febbraio 2006 a Carrara o i 175 e 173 in dicembre a Prato e Pistoia. E anche nei primi giorni di questo 2007 il trend non cambia. In nove giorni ad Arezzo si è superato il limite sette volte, sei volte a Prato, Pistoia e Firenze. A Prato il 7 gennaio si è registrato un picco di 161 µg/m³ (tre volte il consentito). A Firenze si è mossa anche la magistratura. Lo scorso 12 dicembre la Procura ha notificato la chiusura delle indagini preliminari al presidente della giunta regionale Claudio Martini e all’assessore all’ambiente Marino Artusa, accusati di omissione d’atti d’ufficio per non aver preso adeguati provvedimenti contro l’inquinamento atmosferico. Ai sindaci e agli assessori all’ambiente dei comuni di Firenze, Sesto Fiorentino, Signa, Calenzano, Campi Bisenzio e Scandicci viene invece contestato il «getto pericoloso di cose, con riferimento alle emissioni di gas».

Martini si è difeso ricordando l’Accordo di programma firmato nel 2003 in base ai quali le amministrazioni di sedici Comuni toscani (otto nell’area fiorentina, i capoluoghi Grosseto, Livorno, Lucca, Pisa, Pistoia, Prato, oltre a Cascina e Santa Croce sull’Arno) si impegnavano in misure restrittive della circolazione dei veicoli più inquinanti, in forma progressiva, a partire ovviamente dagli «Euro 0». Con un secondo Accordo di programma, firmato nel 2005, questi divieti venivano ulteriormente precisati ed accompagnati da altre iniziative per diminuire anche l’inquinamento prodotto dagli impianti termici e dalle attività produttive. Ma che queste misure siano state insufficienti lo dicono i dati. Sempre secondo la denuncia di Legambiente Toscana, nel 2005 gli sforamenti giornalieri del «Pm10» nei capoluoghi (con l’esclusione di Grosseto e Massa Carrara, per i quali i dati non erano disponibili) furono complessivamente 556. Lo scorso anno, negli stessi comuni, nonostante i divieti in vigore per i veicoli più inquinanti (sostanzialmente gli «Euro 0»), sono saliti a 615. Da qui la richiesta di un «cambiamento di rotta».

«I dati evidenziano una situazione di emergenza ambientale», affermano Piero Baronti e Maurizio Da Re, rispettivamente presidente e responsabile trasporti-inquinamento di Legambiente Toscana. «Chiediamo alla Regione e ai sindaci delle città toscane di attivare subito e non a marzo, come ha fatto giustamente Firenze, senza deroghe e finestre orarie, le nuove misure antismog riguardanti i blocchi dei camion pesanti euro zero, i veicoli più inquinanti per il PM10, delle auto diesel euro 1 e dei motorini euro 1 a 2 tempi». Perché – spiegano i due dirigenti di Legambiente – «un camion euro 0 produce mediamente polveri pari a 19 auto euro 0 a benzina, mentre l’auto diesel euro 1 ne produce per 3,5 auto euro 0 e i motorini euro 1 a 2 tempi emettono una quantità di particolato identica a quella delle auto euro 0».

«Condividiamo le analisi e le richieste avanzate da Legambiente – ha replicato l’assessore regionale all’ambiente Marino Artusa – ma è necessario un approfondimento in quanto i dati forniti da Arpat alla Regione sono differenti». In realtà Legambiente ha utilizzato solo dati di provenienza Arpat (l’Azienda regionale Protezione Ambientale della Toscana), ma ha scelto per ogni capoluogo una sola centralina. Guardando alle medie i valori possono cambiare, senza peraltro alterare il quadro complessivo del problema.

L’assessore rilancia la proposta di un nuovo Accordo di programma tra Regione, Anci, Urpt e – questa volta – 24 comuni toscani, a cui potrebbero aderire altre 8 amministrazioni, mettendo sul piatto delle risorse 18 milioni di euro dal 2007 al 2010, ai quali si potrebbero aggiungere altri fondi dallo Stato. Ma questa volta per accedere al contributo regionale i comuni sono tenuti a presentare entro luglio 2007 un piano comunale «per incentivare la mobilità sostenibile e la riduzione delle emissioni inquinanti». I Comuni sono anche tenuti a cofinanziare, almeno al 20%, le risorse messe a disposizione dalla Regione «per rispettare i valori limite in vigore per la qualità dell’aria e avviare il percorso per adeguarsi ai nuovi valori che entreranno in vigore nel 2010».

Nel corso del 2007 i mezzi sottoposti ai blocchi settimanali nei comuni che aderiscono all’Accordo regionale, sono i ciclomotori euro 1 a due tempi, i veicoli merci euro 0 superiori a 3,5 tonnellate e le autovetture diesel euro 1. «Particolare attenzione – prosegue l’assessore all’ambiente – va posta sui mezzi pubblici e sui mezzi commerciali per i quali va incentivata l’installazione di dispositivi idonei all’abbattimento delle emissioni di particolato. Vanno inoltre evitate il più possibile deroghe e finestre».

Altri settori di intervento annunciati dall’assessore regionale saranno il controllo e il miglioramento delle caldaie (nei comuni sopra i 40 mila abitanti e nelle Province dovranno nascere dei catasti degli impianti di climatizzazione), gli incentivi gli impianti solari termici e il recepimento delle norme regionali sulla bioedilizia. Un aiuto poi dovrebbe arrivare dagli ecoincentivi previsti dalla Finanziaria 2007 per chi rottama le auto Euro 0 e Euro 1 (800 euro di finanziamento e due o tre anni di bollo gratis per chi acquista un auto euro 4 o euro 5; rimborso dell’abbonamento annuo ai mezzi di trasporto pubblico del Comune per chi rottama e basta).

Per seguire la realizzazione dei piani comunali e verificare la messa in atto delle misure, oltre che progettare nuovi interventi, è stata decisa la costituzione di un tavolo tecnico permanente, che dovrebbe riunirsi già il prossimo 23 gennaio. Ma la strada per mettersi in regola alle normative europee è davvero in salita. E la magistratura potrebbe di nuovo scendere in campo.

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