Lucca

Viareggio: l’improbo compito del Sindaco che verrà

Leonardo Betti del Pd, per il momento unico candidato ufficiale dopo le primarie a Sindaco di Viareggio, o chiunque altro venga eletto dopo la consultazione amministrativa di maggio, avrà di fronte a sé – unitamente all’amministrazione che dovrà guidare nei prossimi cinque anni – un cammino quanto mai irto di difficoltà, e non solo per quanto riguarda il decoro e lo stato di abbandono in cui versa la città (che sono le più evidenti).

L’evidente e ormai giudicata incapacità di governare da parte della dimissionaria giunta precedente, unita all’ovvio stato di stallo da parte degli attuali commissario e sub commissari prefettizi, hanno infatti aggravato una situazione generale già piuttosto precaria principalmente sotto il profilo turistico. E questo non è poco, anzi è grave, visto e considerato che l’attività estivo-balneare ha contribuito sempre, e in maniera determinante, all’economia locale, anche quando la componente industriale della cantieristica navale, in tutte le sue caratterizzazioni, andava per la maggiore.

Ebbene, a prescindere dalla crisi economica di cui tanto si parla, delle enormi difficoltà che stanno determinando comportamenti ben precisi nella vita sia pubblica che privata, è un fatto incontrovertibile che Viareggio è ridotta ormai in condizioni urbanistiche di tale degrado che – anche con la migliore volontà e capacità di intervenire – non possiamo assolutamente prevedere quando potrà tornare alla dignità di un tempo. Perché qui non ci troviamo di fronte ad un qualunque agglomerato urbano che può fare anche a meno di un qualificante biglietto da visita, ma ad una stazione balneare che ha avuto un nome – e che nome! – e che ora si trova addirittura in sottordine a centri minori, ma che hanno avuto la capacità di offrirsi sul mercato non solo a condizioni migliori, ma curando la propria immagine con grande preveggenza e maestria.

Pertanto non invidiamo affatto chi dovrà accomodarsi sulla poltrona di primo cittadino e di coloro che avranno il compito di raddrizzare una «baracca» che sta facendo acqua da tutte le parti. Perché al di fuori e al di sopra dei programmi elettorali – quasi sempre esaustivi – sarà poi la realtà dei fatti che andrà affrontata con cognizione di causa, una volta constatato che troppi e ponderosi saranno i problemi da affrontare, e possibilmente da risolvere per non perdere altro tempo in quell’immobilismo che è stata la caratteristica degli ultimi anni. Senza disturbare infatti i «massimi sistemi» di galeililiana memoria, guardiamo in quali condizioni sta versando la stragrande maggioranza delle strade cittadine – un esempio per tutti: via Veneto fra via Mazzini e via Leonardo – come del resto i suoi marciapiede.

Altrettanto dicasi per la stragrande maggioranza delle piazze – tre esempi macroscopici: Piazza D’Azeglio e Piazza Piave per quanto concerne la materiale incolumità pubblica e la sicurezza personale, e piazza Mazzini per l’ultra decennale abbandono – oltre alla Terrazza della Repubblica fra il Marco Polo e la Fossa dell’Abate. E qui ci riferiamo non soltanto al piastrellato sul fronte degli stabilimenti balneari, ma soprattutto alla zona a verde che la separa dal viale di scorrimento di fronte a quella che viene chiamata «città giardino» invece che di «città di cemento». Non parliamo poi dello stato in cui versa la Pineta di Ponente, che da invidiabile polmone di verde collocato nel centro della città è diventata terra di conquista per i più furbi, e quindi non esclusivamente degli spacciatori notturni.

Quindi non solo infrequentabile dal calar del sole allo spuntar dell’alba, ma anche pericolosa per l’incuria in cui per decenni sono stati lasciati i pini – pochi rispetto alle origini – che cadono allo spirare di una semplice libecciata (e non di una tempesta).

Infine, ma non per importanza, è necessario mettere in evidenza lo stato in cui versano i praticelli che sono stati messi a dimora fra le due corsie della passeggiata a mare fra il Canale Burlamacca e Piazza Mazzini. Ovviamente, a prescindere dall’ineducazione dei cittadini a calpestarli senza soluzione di continuità, nessuno si è mi posto il problema di quando sono sottoposti al calpestio durante i corsi mascherati del Carnevale? L’esempio dell’ultima edizione è ancora sotto gli occhi di tutti. Intanto c’è da dire che il manto erboso non è stato steso gratuitamente, per cui per almeno due terzi della lunghezza dovrà essere sostituito, come dovrà essere sostituito ogni anno sempre dopo i corsi carnevaleschi. E qui ci fermiamo per carità di patria con la fondata speranza che la futura Amministrazione comunale – prescindendo da qualsiasi colore politico – faccia qualcosa in più (non miracoli che sarebbero impossibili) di quelle che l’anno preceduta.

E questo non è chiedere la luna, ma solo il minimo indispensabile per evitare che la situazione testè denunciata non raggiunga il limite del non ritorno. Tanto per citare Mario Tobino, cioè uno dei viareggini più illustri, ecco un suo epitaffio: Viareggio «in te son nato, in te spero morire», che fra l’altro campeggia ben visibile sulla diga foranea del porto. E la circostanza, ovviamente del tutto fortuita, che invece sia purtroppo andato a morire ad Agrigento nell’occasione del ritiro del «Premio Pirandello», può anche essere interpretato come la riconoscesse più dalla Viareggio che tanto aveva amato e mirabilmente descritto in «Lungo la spiaggia e di là dal molo».