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Tornano gli scontri a Gerusalemme ma non è la terza Intifada

Feriti 19 palestinesi, polizia in allerta. Per Janiki Cingoli, direttore del Cipmo, «Gerusalemme è da decenni un epicentro di tensioni che oggi sono acuite dalla presenza di gruppi estremisti ebraici - che, pur minoritari, hanno forti legami con partiti rappresentati sia in Parlamento sia nel Governo - e dalla rivalità tra l’Autorità nazionale palestinese (Anp) e Hamas».

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Gli scontri di ieri nella Spianata delle moschee a Gerusalemme (Foto Sir)

È stata una giornata di violenze quella di ieri a Gerusalemme, dove sulla Spianata delle moschee giovani palestinesi si sono scontrati con forze della polizia israeliana nel tentativo d’impedire l’accesso a diverse centinaia di membri del movimento ebraico di estrema destra «Torniamo sul Monte», che anela alla ricostruzione del Tempio di Gerusalemme. Tra loro anche il ministro israeliano di estrema destra, Uri Ariel. Una tensione che covava da tempo ed è esplosa in occasione del «Tisha’ be-Av», il nono giorno del mese ebraico di Av, in cui gli ebrei ricordano la prima distruzione del Tempio (per mano dei babilonesi) e anche la seconda, nel 70 d.C., compiuta dalle legioni romane.

I fatti. Negli incidenti scoppiati sulla Spianata dove si stagliano la moschea al-Aqsa, terzo luogo santo dell’Islam, e la Cupola della Roccia, i palestinesi feriti sono stati 19, tutti guardiani del dipartimento dei Beni islamici (Waqf), secondo quanto riferito dal direttore del complesso di al-Aqsa, Omar Kiswani. Al-Aqsa, ovvero «la moschea ultima», è la più grande di Gerusalemme e può contenere fino a cinquemila persone. Durante l’assalto gli israeliani hanno bruciato tappeti, rotto muri, porte e distrutto alcuni interni. Diversa la ricostruzione della polizia israeliana, che ha accusato i palestinesi di aver organizzato a tavolino i disordini. Nella moschea al-Aqsa, hanno fatto sapere le forze dell’ordine, avevano stivato bottiglie incendiarie, pietre, lastre di marmo e fuochi d’artificio pronti per essere sparati ad altezza d’uomo sugli agenti. Inoltre, è la versione ufficiale, i dimostranti avevano improvvisato barricate con ombrelloni e mobili agli ingressi di al-Aqsa. Quando gli agenti sono comparsi sono cominciati gli scontri che hanno ridotto la moschea a un vero e proprio campo di battaglia. Gli scontri erano stati preceduti, da una parte, da prediche di alcuni imam radicali della moschea al-Aqsa, rilanciate da un’emittente israeliana, e da manifestazioni in sostegno dell’ala militare di Hamas ripetutesi sulla Spianata; dall’altra, da insulti lanciati nei confronti di Maometto da una giovane colona davanti a donne arabe e di fronte a una telecamera. Nella città tre volte santa la polizia resta in allerta. La speranza è che le violenze siano cessate, ma il timore che le tensioni possano dilagare è alto. Non è la prima volta, infatti, che dalla Spianata nascono rivolte e incidenti: nell’ottobre del 1990 una rivolta palestinese venne repressa dall’esercito israeliano con 23 morti e 150 feriti dopo che estremisti ebrei avevano voluto posare una pietra in vista della riedificazione del Tempio. Sempre dalla Spianata delle Moschee ebbe origine la seconda Intifada nel settembre del 2000, quando l’allora premier israeliano Ariel Sharon fece una passeggiata nei luoghi sacri islamici per sottolineare la volontà israeliana di mantenere il controllo di Gerusalemme.

Nessuna terza Intifada. Per Janiki Cingoli, direttore del Cipmo, il Centro italiano per la pace in Medio Oriente, le cause di questi scontri vanno ricercate anche «nel vuoto creato dallo stallo totale del processo negoziale tra israeliani e palestinesi, che toglie speranza a ogni ipotesi di accordo futuro». «Gerusalemme – spiega Cingoli - è da decenni un epicentro di tensioni che oggi sono acuite dalla presenza di gruppi estremisti ebraici - che, pur minoritari, hanno forti legami con partiti rappresentati sia in Parlamento sia nel Governo - e dalla rivalità tra l’Autorità nazionale palestinese (Anp) e Hamas. Quest’ultima, nella Striscia di Gaza, deve tenere sotto controllo gruppi che si richiamano alla jihad islamica e allo Stato islamico (Isis)». Riguardo all’Isis, il direttore del Cipmo ricorda che «Israele è intervenuto presso l’Egitto per far sbloccare il valico di Rafah e consolidare di fatto la posizione di Hamas nella Striscia». A questo si aggiunga che «sono in atto negoziati diretti tra Hamas e Israele per una tregua pluriennale (da 5 a 12 anni), che se raggiunta vuole dire la stabilizzazione di Hamas a Gaza e l’isolamento dell’Anp, del presidente Abu Mazen, in Cisgiordania». È presto per dire se questi scontri potranno dare adito ad altre tensioni. «Alcuni mesi fa c’era stata una sequenza di attentati a Gerusalemme condotti da singoli palestinesi ai danni di ebrei. Gerusalemme – ricorda Cingoli - è uno dei punti nodali del negoziato di pace tra israeliani e palestinesi e forse il più difficile». Gli scontri di ieri come la passeggiata di Sharon nel 2000 sulla Spianata delle moschee? Sharon – risponde l’esperto - era un leader politico e la sua passeggiata, scortato da ingenti forze di polizia, fu un atto politico, come lo fu la decisione di costruirsi una casa nel cuore della Gerusalemme araba. Questi incidenti sono di proporzioni ridotte e non credo diano adito allo scoppio di una terza Intifada. Anche perché sono persuaso che non ci sia, in questo momento, gente tra i palestinesi disposta a provocarla».

Fonte: Sir
Tornano gli scontri a Gerusalemme ma non è la terza Intifada
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