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Elezioni regionali, in mille per 40 seggi

Il prossimo 31 maggio sette pretendenti alla carica di presidente, 9 liste e quasi mille candidati per 40 posti in Consiglio. I consiglieri arriveranno per la maggior parte da Firenze. Ieri il tribunale ha tolto una lista e a Pisa un candidato presidente. Il Tar ha riammesso la lista «Lega Toscana–Più Toscana» che appoggia Mugnai (Forza Italia)

Un seggio in Consiglio regionale

Sfida a sette per la presidenza della Regione. Domenica 31 maggio a cercare si scalzare Enrico Rossi dal titolo di governatore della Toscana ci saranno altri sei candidati: uno della sinistra radicale, il candidato della Lega, uno di Democrazia diretta, uno civico (ma con l’anima politica), e due del centrodestra vero e proprio. La nuova legge elettorale, al suo debutto, avrebbe dovuto «polarizzare» il voto e premiare le aggregazioni. Per il momento ottiene l’effetto contrario: la frammentazione, per la prima volta, della sinistra, lo sbriciolamento del centrodestra. Infatti, anche le liste che appoggeranno i candidati sono dieci.

IN MILLE PER 40 POSTI. E se sono sette i candidati a presidente per un solo posto, quasi mille sono coloro che proveranno ad entrare in Consiglio regionale. Mille per 40 posti (anche questi diminuiti, erano 55 nella legislatura che sta finendo). Una corsa impossibile per molti, difficile per tanti, quasi certa per alcuni (soprattutto nel Pd) campioni del voto di preferenza. Perché infatti, questa è l’altra grande novità: il voto che ogni cittadino potrà esprimere liberamente per uno o due candidati. Tenendo conto, che nel caso esprima due voti questi devono essere alternati tra un uomo e una donna. Le candidature per la presidenza della Regione Toscana sono state presentate ufficialmente alla Corte di Appello di Firenze; i tribunali, invece, hanno ricevuto le candidature delle varie liste circoscrizionali per i candidati consiglieri. Tribunali e Corte d’appello dovevano poi effettuare le verifiche rese necessarie dal sistema elettorale toscano sull’ammissibilità delle candidature. Per essere ammessa una lista deve essere presente in almeno 9 circoscrizioni sulle 13 in cui è ripartita la Toscana. E ieri è arrivata la notizia che la lista «LegaToscana-Più Toscana» (con Forza Italia a sostegno di Mugnai) è stata esclusa in tutta la regione (leggi qui). Poi il Tar ha riammesso la lista (leggi qui). Escluso invece il candidato Gabriele Chiurli ma nella sola circoscrizione di Pisa (leggi qui).

I SETTE CANDIDATI. I candidati alla presidenza della Toscana: Enrico Rossi, sostenuto dal PD e dalla lista Popolo toscano; Claudio Borghi, candidato della Lega Nord e di Fratelli d’Italia; Giacomo Giannarelli, sostenuto dal M5S; Gianni Lamioni candidato della lista «Passione Toscana», sostenuto di Ncd e Udc; Tommaso Fattori, candidato della Lista «Sì Toscana a sinistra»; Stefano Mugnai, candidato di Forza Italia; Gabriele Chiurli, sostenuto dalla lista Democrazia Diretta.

LA LEGGE ELETTORALE. In base alla legge elettorale della Toscana, se una coalizione (o un candidato) otterrà almeno il 40% dei voti validi, verrà proclamato vincitore della competizione elettorale. Alla lista o alle liste verranno assegnati 24 seggi; se la coalizione otterrà più del 50% dei voti, i seggi assegnati non potranno comunque essere più di 26. Scatterà, infatti, una quota di «garanzia» per la minoranza che si dividerà – in modo proporzionale – 14 seggi.

Se nessuna coalizione o lista otterrà più del 40% al primo turno, è previsto ballottaggio fra i candidati che, al primo turno avranno ottenuto il maggior numero di voti. E questo è quello che sperano gli sfidanti di Rossi. Riuscire a portarlo al ballottaggio. Perché con sette aspiranti presidenti, dieci liste e il Pd intenzionato ad accaparrarsi il più possibile, agli altri, resterebbero davvero le briciole: appena 14 consiglieri, una «riserva indiana». Legge elettorale non dà scampo: una coalizione deve raggiungere il 10% per accedere al parlamento regionale e all’interno del raggruppamento la lista singola non può scendere sotto il 3%; la lista isolata deve avere almeno il 5% dei voti validi.

IL PD (E NON SOLO). Rossi si presenta senza la sinistra radicale e appoggiato da due liste, il Pd e Popolo Toscano, una lista riformista all’interno della quale ci sono molti candidati con ruoli nell’Udc, nel Partito Socialista, ex della Lega. È data fra il 3 e il 5% e quindi, potrebbe contare su due o tre consiglieri. Lasciandone da 20 a 23 al Pd.

IL MOVIMENTO 5S. In due o tre vorrebbero provare a portare Rossi al ballottaggio. In primo luogo a giocare il ruolo di guastafeste, il Movimento Cinque Stelle che ambisce a diventare il secondo partito. Addirittura è l’unico che ancora, apertamente, punta a portare il Pd al ballottaggio con una strategia semplice: ridurre l’astensionismo. Più gente va a votare più possibilità ci sono di intercettare il voto di protesta e di costringere il centrosinistra al secondo turno. I sondaggi darebbero il movimento, oggi, fra il 15 e il 20%. Perfino avanti alla Lega che in Toscana era già riuscita a conquistare quattro seggi del Consiglio regionale.

LA LEGA. Poi c’è la Lega di Salvini che attualmente sembra essere più capace di intercettare il malcontento in precedenza appannaggio di Grillo. Non a caso, il leghista è spesso in Toscana, mentre Grillo finora non si è visto. Insieme alla Lega si presentano Fratelli d’Italia dopo che Giovanni Donzelli, per lungo periodo candidato in alternativa a Rossi, ha rinunciato a correre in prima persona e a fare ticket con Borghi.

LA SINISTRA. Il ritorno alle preferenze, potrebbe favorire la Lega (anche di usare il listino regionale inserendo un solo nome, Manuel Vescovi) su M5s (che invece non si è avvalso del listino) che rischia di perdere la protesta anche della sinistra radicale: Rc, Sel, ambientalisti che non si riconoscono nel Pd si presentano con una propria lista e un candidato, Tommaso Fattori, che (per i sondaggi) potrebbe arrivare addirittura fino al 10%.

FORZA ITALIA. Forza Italia dopo vari tentennamenti ha scelto Mugnai come candidato. FI è organizzata sui territori, ha una capacità di raccolta preferenze che altri partiti non hanno. E proprio per stimolare una concorrenza interna fra candidati ha evitato di ricorrere al «listino» bloccato nella presentazione delle liste: la candidatura di tre generali che sarebbero passati automaticamente. Le tre candidature bloccate, infatti, avrebbe sgonfiato l’impegno degli aspiranti consiglieri, soprattutto in prospettiva di ottenere solo tre seggi. In ogni caso per Forza Italia si prospetta un grande ridimensionamento: scendere da dieci consiglieri (del Pdl) a tre, se si conferma la previsione dei sondaggi del risultato minimo al 10%. Cinque, in caso di risultato sorprendente.

IL NUOVO CENTRO DESTRA. Per Gianni Lamioni la sfida – supportata da Nuovo Centro Destra e Udc – è riuscire a superare la soglia del 5%: un’operazione davvero complicata anche nonostate di alcuni big del partito nelle piazze della Toscana. Ai limiti dell’impossibile quella di Gabriele Chiurli (entrato in Consiglio nella scorsa legislatura con la Lega) che spera con Democrazia Diretta di incrociare il voto di protesta.

DOVE SARANNO ELETTI? Salvo rare eccezioni, è quasi scontato che il primo consigliere eletto di ciascun partito, arriverà da Firenze. La ex provincia, infatti, pur essendo divisa in quattro circoscrizioni elettorali, ai fini della ripartizione dei seggi, è considerata come un’unica circoscrizione. Ora per l’attribuzione dei consiglieri si considera il voto assoluto dei candidati, non la percentuale. Ma ognuna delle tredici circoscrizioni – secondo la legge – avrà un proprio consigliere.

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