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«I cattolici devono tornare ad una iniziativa politica comune»

Intervista a Leonardo Bianchi, presidente di Amici di Supplemento d’Anima/Csc, associazione che si occupa di creare momenti di incontro tra i cattolici impegnati nel campo politico, sociale ed amministrativo. Il prossimo 28 maggio l'associazione ha organizzato un incontro a Firenze ispirato alla Dottrina sociale della Chiesa e, in particolare, dall’esortazione di Papa Francesco «Evangelii gaudium».

«I cattolici devono tornare ad una iniziativa politica comune»

L'incontro inizierà alle 17.30) presso la Sala Verde della Banca CR (v. de’ Pucci, 1), sarà introdotto dal cardinale Silvano Piovanelli, arcivescovo emerito di Firenze, da Marco Guzzi (poeta, filosofo e conduttore radiofonico) e da Leonardo Bianchi stesso.

«L’incontro del 28 maggio – spiega Bianchi – lo abbiamo organizzato al di fuori della campagna elettorale per avere una maggiore serenità su questi temi. Il punto fondamentale è il magistero sociale del Papa. L’“Evangelii Gaudium” è molto ricca. Il messaggio che Papa Francesco lancia è quello di una forte sollecitazione all’impegno dei cattolici nelle sfide. Un messaggio di contininuità con il predecessore Bendetto XVI quando parlava della necessità di una nuova generazione di politici cristiani impegnati nell’ambito pubblico. C’è una tendenza dei cattolici impegnati nella vita pubblica, quella di prendere il magistero “a la carte” anziché a “menù fisso”. Ma la Dottrina sociale della Chiesa è espressione di una visione complessiva sia dell’uomo, sia di società. Da qui dobbiamo ripartire».

La crisi attuale che è economica ma anche sociale sembra aver investito anche i cattolici impegnati in politica che mai come in questi giorni hanno difficoltà a prendere una posizione decisa e ad assumersi le responsabilità per invertire questa rotta…
«C’è anche una dimensione etica, che forse riunisce ambedue gli aspetti della crisi che stiamo vivendo. Per questo i cristiani impegnati nella dimensione sociale e politica sono chiamati ad una conversione. Questo è il punto fondamentale. Da punto della storia recente i cattolici sono stati molto dispersi. Molti decenni fa c’è il cosiddetto “dogma” dell’unità politica dei cattolici, poi il “dogma” è diventato quello della diaspora. Come se i cattolici non potessero farsi carico di una iniziativa politica comune. Seguendo la “teoria del lievito”, alla luce dei risultati ottenuti in questo periodo, potremmo dire che il lievito sia andato a male e che anche il pane ne abbia risentito. Per questo c’è bisogno di un percorso di conversione che parta da un’identità chiara, aperta e dialogante, basata su quelli che sono tutti i temi dell’insegnamento e del pensiero sociale cristiano: la vita, la famiglia, il lavoro, la pace. È importante quindi l’impegno nelle diverse formazioni, ma un’iniziativa politica che si proponga di mettere in evidenza gli elementi che uniscono anziché quelli che dividono potrebbe meritare forse un’attenzione particolare. Questa è la nostra scommessa».

Per vedere l'intervista integrale clicca qui

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