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Toscana, ciclopico il nuovo piano paesaggistico

La Giunta regionale ha varato il Piano paesaggistico che dovrà essere approvato dal Consiglio. Il Piano, frutto della collaborazione col Ministero dei beni culturali, detta direttive e prescrizioni sui beni paesaggistici vincolati e su tutto il territorio regionale suddiviso in venti ambiti. Norme alle quali dovranno adeguarsi i piani regionali di settore e i piani strutturali dei comuni

Toscana, ciclopico il nuovo piano paesaggistico

Ciclopico: questa la definizione che del nuovo piano paesaggistico ha dato il presidente della Regione Enrico Rossi. Due anni di lavoro e circa un milione di euro, tanto è costato il Piano che la Giunta regionale ha approvato il 17 gennaio in una seduta straordinaria. Il piano è stato trasmesso al Consiglio per l'adozione e la successiva approvazione che dovrebbe avvenire prima delle elezioni amministrative del 2015.

Non è il primo piano paesaggistico: il Consiglio ne aveva già adottato uno nel giugno 2009, proposto dall'allora assessore all'urbanistica Riccardo Conti. Non arrivò mai all'approvazione. Cambiati presidente e giunta, l'attuale, proposto dall'assessore all'urbanistica Anna Marson, è diverso dal precedente. Figlio degli anni dello sviluppo il primo; della crisi, che richiede attenzione all'esistente e un occhio attento a turismo e agricoltura, il secondo.

Il piano è frutto della collaborazione con il Ministero dei beni culturali dal quale dipendono le soprintendenze che hanno competenza sui beni paesaggistici, le aree del territorio regionale vincolate per decreto o per legge, circa il 60% del totale. Il piano comprende sia una parte che riguarda la disciplina dei beni paesaggistici, che il piano vero e proprio relativo a tutto il territorio regionale suddiviso in venti ambiti di paesaggio, che vanno dalla Lunigiana alla Maremma, per ciascuno dei quali vengono date le direttive per la tutela e la valorizzazione. A queste direttive si dovranno adeguare sia i piani regionali di settore che i piani strutturali dei comuni.

Intorno al paesaggio ruotano molti interessi. L'agricoltura che lo trasforma costantemente adeguandolo alle proprie esigenze di settore oramai industrializzato, spesso con mano d'opera immigrata. Il settore edilizio, che è il principale responsabile del consumo di suolo. Il turismo interessato a insediamenti e infrastrutture (porti ad esempio) in contesti paesaggistici di pregio. Il settore estrattivo: si pensi solo alle cave di marmo delle Apuane, che letteralmente consuma territorio. Il settore delle energie rinnovabili come il fotovoltaico e l'eolico che hanno dato luogo a contenziosi a causa dell'impatto visivo delle strutture, come a Firenzuola. La geotermia che intende sfruttare le risorse del sottosuolo, progetti contro i quali si battono i comitati come nel caso di Radicondoli e Casole. Insomma se si mette l'interesse del paesaggio e del territorio in prima fila molte cose sono destinate a cambiare anche con impatti economici notevoli.

L'edilizia rimane comunque una delle preoccupazioni maggiori. Non a caso il Piano paesaggistico ha uno stretto legame con la proposta di legge urbanistica la quale vieta le espansioni residenziali al di fuori del perimetro delle aree urbanizzate. Il divieto o il contenimento delle espansioni al di fuori di tale aeree e il contrasto alla dispersione abitativa sono temi ricorrenti nelle direttive del piano che ne propone anche una perimetrazione di massima, lasciando ovviamente la delicata decisione finale ai comuni.

Se però qualcuno sperava di trovare esplicitamente trattate le grandi questioni come ad esempio l'aeroporto di Firenze, che sta in mezzo al progettato Parco della Piana, purtroppo andrà deluso. Almeno questo è ciò che si rileva dalle direttive relative alla Piana fiorentina (scheda d'ambito n.6) pubblicate sul sito della Regione. Questi sviluppi infrastrutturali probabilmente fanno parte di un accordo tra il presidente Rossi e l'assessore Marson. Il primo interessato a non mostrarsi contrario agli sviluppi infrastrutturali richiesti da tutto il mondo imprenditoriale e nello stesso tempo a crearsi una immagine di paladino dell'ecologia, la seconda interessata a portare a casa la nuova legge urbanistica e il Piano paesaggistico che segnerebbero il cambiamento di tendenza nella gestione del territorio.

Tuttavia sull'aeroporto e la nuova pista, il cui progetto dovrebbe essere approvato a breve dal Cda di Adf, la società che gestisce l'aeroporto di Firenze, il piano indirettamente dice qualcosa. Un vincolo paesaggistico, istituito nel 1967, riguarda una fascia di 300 metri a sud e a nord dell'autostrada tra Firenze e Prato. La fascia nord include parte della nuova pista parallela, almeno nel progetto che era stato reso pubblico nel 2013. E' inclusa la parte iniziale vicino all'attuale ingresso, laddove sono previste le aree di parcheggio per gli aeromobili e le infrastrutture logistiche, e la parte finale della pista. Le prescrizioni del piano richiedono per quest'area che gli interventi di trasformazione urbanistica “siano armonici per forma, dimensioni, orientamento, con le caratteristiche morfologiche proprie del contesto territoriale”. Lo sarà il progetto della nuova pista?

Ma la questione maggiore sembra essere quella istituzionale: adeguamento al piano paesaggistico dei vari piani regionali (energetico, agricolo e forestale, attività estrattive, infrastrutture e mobilità, dei rifiuti) e dei piani strutturali comunali a direttive complesse o di non facile applicazione. Il piano paesaggistico sembra talvolta comprendere anche aspetti socioeconomici, come il mantenimento della popolazione nelle zone montane, o colturali, come la conservazione dell'uliveto o del vigneto terrazzato, che richiederebbero mirate politiche di settore e una notevole quantità di finanziamenti.

* Ricercatore, Dipartimento di Architettura (Università  di Firenze)

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