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Papa Francesco a Redipuglia: «La guerra è una follia»

«Dopo aver contemplato la bellezza del paesaggio di tutta questa zona, dove uomini e donne lavorano portando avanti la loro famiglia, dove i bambini giocano e gli anziani sognano… trovandomi qui, in questo luogo, trovo da dire soltanto: la guerra è una follia». Con queste parole Papa Francesco ha aperto la omelia per la messa di preghiera per i caduti di tutte le guerra che sta presiedendo al Sacrario militare di Redipuglia, davanti ad oltre 50mila presenti tra militari con le loro famiglie e fedeli provenienti dal Friuli e dalle regioni e nazioni vicine (Austria, Slovenia e Croazia).

Percorsi: Pace - Papa Francesco
Parole chiave: redipuglia (1), guerra (14)
Papa Francesco a Redipuglia: «La guerra è una follia»

Per il Papa, “mentre Dio porta avanti la sua creazione, e noi uomini siamo chiamati a collaborare alla sua opera, la guerra distrugge. Distrugge anche ciò che Dio ha creato di più bello: l’essere umano. La guerra stravolge tutto, anche il legame tra fratelli. La guerra è folle, il suo piano di sviluppo è la distruzione: volersi sviluppare mediante la distruzione!”.

Proseguendo nell’omelia, Papa Francesco ha aggiunto: “Sopra l’ingresso di questo cimitero, aleggia il motto beffardo della guerra: ‘A me che importa?’. Tutte queste persone, i cui resti riposano qui, avevano i loro progetti, i loro sogni…, ma le loro vite sono state spezzate. L’umanità ha detto: ‘A me che importa?’. Anche oggi - ha proseguito -, dopo il secondo fallimento di un’altra guerra mondiale, forse si può parlare di una terza guerra combattuta ‘a pezzi’, con crimini, massacri, distruzioni…”. “Ad essere onesti, la prima pagina dei giornali dovrebbe avere come titolo: ‘A me che importa?. Caino direbbe: ‘Sono forse io il custode di mio fratello?’. Questo atteggiamento - ha sottolineato il Papa - è esattamente l’opposto di quello che ci chiede Gesù nel Vangelo. Abbiamo ascoltato: Lui è nel più piccolo dei fratelli: Lui, il Re, il Giudice del mondo, è l’affamato, l’assetato, il forestiero, l’ammalato, il carcerato…”. Dopo aver invitato a “prendersi cura del fratello” per poter “entrare nella gioia del Signore”, Papa Francesco ha ricordato: “Qui ci sono tante vittime. Oggi noi le ricordiamo. C’è il pianto, c’è il dolore. E da qui ricordiamo tutte le vittime di tutte le guerre. Anche oggi le vittime sono tante… Come è possibile questo?”.

“Anche oggi dietro le quinte ci sono interessi, piani geopolitici, avidità di denaro e di potere, e c’è l’industria delle armi, che sembra essere tanto importante! E questi pianificatori del terrore - ha proseguito il Papa -, questi organizzatori dello scontro, come pure gli imprenditori delle armi, hanno scritto nel cuore: ‘A me che importa?’”. Per il Santo Padre, “con quel ‘A me che importa?’ che hanno nel cuore gli affaristi della guerra, forse guadagnano tanto, ma il loro cuore corrotto ha perso la capacità di piangere. Quel ‘A me che importa?’ impedisce di piangere. Caino non ha pianto. L’ombra di Caino ci ricopre oggi qui, in questo cimitero. Si vede qui. Si vede nella storia che va dal 1914 fino ai nostri giorni. E si vede anche nei nostri giorni”. Quindi l’invio alla “conversione del cuore” per “passare da quel ‘A me che importa?’, al pianto”: “Per tutti i caduti della ‘inutile strage’, per tutte le vittime della follia della guerra, in ogni tempo. L’umanità - ha concluso Francesco - ha bisogno di piangere, e questa è l’ora del pianto”.

Fonte: Sir
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