Toscana

Dove la riabilitazione è legge

Una giornata al Centro dell’Oda a Diaccetodi Elisabetta CaselliCi sono vari modi per iniziare un articolo che ha lo scopo di presentare l’Oda (Opera diocesana assistenza), il centro riabilitativo che si occupa di coloro che sono affetti da cerebropatie gravi e gravissime, situato a Diacceto, in provincia di Firenze. Si può partire raccontandone la storia e la sua organizzazione e struttura, oppure dall’anima di questo centro: un servizio di amore e di giustizia verso gli «ultimi».

È sicuramente quest’ultimo l’aspetto che colpisce visitandolo e parlando con coloro che da anni lo dirigono: Marco Campigli, direttore sanitario, e Alberta De Lungo, direttrice, che ha dedicato trent’anni della sua vita a questi handicappati. Li conosce uno per uno, capisce il loro linguaggio non sempre articolato, li guarda con amore, per tutti ha una parola dolce o decisa a seconda dei casi. È come se fosse casa sua, mostra i vari laboratori, la palestra, la cucina, la lavanderia, la piscina, bellissima e grande e lo fa con orgoglio. Il suo modo di avvicinarsi a queste persone è così ricco di naturalezza da costituire un grande insegnamento per chi l’ascolta: sono gravi e sono tanti, ma sono uomini e donne come tutti noi ed è giusto lottare per dare loro un futuro dignitoso.

È da qui che ha origine la storia dell’Oda, fondata nel 1953 dal cardinale Elia Dalla Costa con lo scopo di gestire mense e colonie marine e montane, ma che si è trovata di fronte ad una evoluzione dei servizi assistenziali in conformità al trasformarsi dei bisogni. Infatti, agli inizi degli anni ’70 si presentò l’urgenza di dare accoglienza a gruppi di bambini gravemente handicappati, istituzionalizzati, per i quali il ritorno nella famiglia di origine era risultato impossibile. Così, su richiesta del prefetto di Firenze, venne istituito nel 1971 il Centro riabilitativo di Diacceto e l’anno seguente il Centro di Villa San Luigi che oggi accoglie handicappati di età inferiore ai 18 anni e appartengono ambedue alla diocesi di Firenze. Da allora è presidente dell’Oda don Renzo Forconi, che ha vissuto i cambiamenti dovuti alle varie richieste legislative nazionali e regionali, ma ha mantenuto lo spirito che è quello di portare questi uomini e donne sul cammino della normalità, anche se a piccoli passi.

Oggi il Centro di Diacceto ospita 83 persone, di cui 12 in esternato, con handicap medio-grave e gravissimo, l’età degli ospiti va dai 18 ai 50 anni. Molti non hanno più nessun familiare, oppure genitori che non sono in grado di occuparsi di loro. Come ci ha spiegato il dottor Campigli, il Centro opera in collaborazione con gli Enti locali e con la Clinica psichiatrica di Firenze, l’equipe è formata da uno psicologo, uno psichiatra, un medico, 18 educatori professionali e uno specializzando in psichiatria, oltre ad ausiliari e infermieri. Presso il Centro vengono svolte attività di tipo scientifico, in collaborazione con l’università di Firenze.

La giornata è cadenzata dalle varie attività che privilegiano strategie di gruppo: nei laboratori di tessitura, ceramica e falegnameria vi lavorano alcuni ragazzi che hanno capacità manuali, per altri è comunque importante stare insieme. Le sedute di fisioterapia e musicoterapica sono molto utili, la prima per un equilibrio fisico, la seconda perché «la persona – spiega Campigli – trova un modo di esprimersi e una riorganizzazione del proprio vissuto». La Casa d’accoglienza «Giovanni Paolo II», inaugurata in occasione della visita del Papa nel 1988, sempre a Diacceto, è una struttura socio-sanitaria che accoglie coloro che dopo anni di lavoro terapeutico e riabilitativo, hanno raggiunto una certa autonomia e capacità di vivere insieme agli altri riconoscendo loro il «diritto di invecchiare».

Nella seconda domenica di luglio viene allestita una mostra dei lavori e questa è, come ci dice Campigli, un’importante gratificazione per i ragazzi ed una grande festa perché è anche l’occasione per incontrare i parenti e altri ospiti.All’Oda appartiene inoltre il complesso ricettivo Giotto a Marina di Pisa, dove i ragazzi vengono portati nel periodo estivo, mentre d’inverno alcuni vanno in vacanza a Pera di Fassa e a Casa Rosa a La Thuile.

L’Oda è una bella testimonianza della convergenza tra tradizione cristiana e metodi scientifici: «La Chiesa – come si legge nella Familiaris consortio – fermamente crede che la vita umana, anche se debole e sofferente, è sempre uno splendido dono del Dio della bontà.Contro il pessimismo e l’egoismo, che oscurano il mondo, la Chiesa sta dalla parte della vita».

Neuropsichiatriainfantile, i progetti d’avanguardia della «Stella Maris»Andrea BernardiniÈ centro di riferimento regionale per la neuropsichiatria infantile, ma la sua notorietà va oltre i confini della Toscana: oltre il 60% dei soggetti che qui vengono assistiti, infatti, provengono da altre regioni, persino dalla Sicilia, dalla Calabria e dalla Sardegna. La Fondazione «Stella Maris» sgomita, intende potenziare le sue strutture e ha in mente una nuova organizzazione dell’attività assistenziale. I progetti della nuova «Stella Maris» sono stati illustrati di recente nel corso di una giornata di studio con le autorità sanitarie e gli specialisti della Regione Toscana sulla neuropsichiatria dell’infanzia e dell’adolescenza.

All’interno della «Stella Maris» lavorano circa trecento dipendenti, tra medici, psicologi, educatori, personale sanitario ed amministrativo. Polo centrale della Fondazione, è a Calambrone: ricoveri per soggetti tra gli zero ed i diciotto anni, assistenza in day hospital e ambulatoriale, ma anche una intensa attività di ricerca. I casi che si presentano in istituto vengono studiati in alcuni laboratori dotati di attrezzature molto complesse: una su tutte, la risonanza magnetica. A Calambrone – grazie anche ad una convenzione con l’ateneo locale – i medici si specializzano in neuropsichiatria infantile e l’istituto è luogo di riferimento per gli addetti ai lavori che qui fanno esperienza per il loro dottorato di ricerca, seguono tirocini o corsi di aggiornamento. Ci sono poi una residenza per disabili a Montalto di Fauglia – dove vengono assistiti cinquanta ragazzi con disturbi neuropsichici – e una a San Miniato, dove sono ospitate trenta ragazze che necessitano di cure e di assistenza.

Intanto un nuovo piano di organizzazione interna dell’attività assistenziale. La Fondazione pensa ad un dipartimento articolato in quattro unità operative, ciascuna con il compito di curare particolari patologie. «Questo nuovo assetto – spiega il professor Paolo Moneta, presidente della Fondazione – consentirà di valorizzare le competenze specialistiche proprie di ogni settore della neuropsichiatria dell’età evolutiva, assicurando, nel contempo, quel coordinamento necessario per un approccio unitario ad ogni singolo paziente, visto nella sua piena integrità di persona». Ma c’è anche un piano edilizio: la fondazione ha acquistato dall’ente locale una ex colonia dei carabinieri e intende ristrutturarla; vuole poi costruire un nuovo edificio, rendere più moderni i padiglioni già esistenti, creare spazi e percorsi di collegamento tra le varie strutture. «Insomma, nascerà una nuova cittadella della neuropsichiatria infantile e dell’età evolutiva», promette il professor Moneta. E nelle nuove strutture collocazione migliore i laboratori di ricerca ed un nuovo reparto per la cura dei soggetti post-acuti, di quei ragazzi, cioè che necessitano di una particolare terapia a lungo termine prima di essere di nuovo inseriti nelle famiglie e nella società.

Muoversi in carrozzina, una lenta corsa a ostacoli