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Quando esperti e confusione regnano, la politica non riesce a dare risposte

La premessa è d’obbligo: nessuno vorrebbe essere in questo momento al posto di Giuseppe Conte, neppure i leader dell’opposizione che pure tanto si affannano ad avanzare critiche al governo, cercando di sfruttare ogni occasione e tutte le divisioni che si affacciano tra le diverse realtà, cattolici compresi. 

Conferenza stampa di Giuseppe Conte

La premessa è d’obbligo: nessuno vorrebbe essere in questo momento al posto di Giuseppe Conte, neppure i leader dell’opposizione che pure tanto si affannano ad avanzare critiche al governo, cercando di sfruttare ogni occasione e tutte le divisioni che si affacciano tra le diverse realtà, cattolici compresi. 

Detto questo il presidente del Consiglio domenica scorsa non doveva presentarsi davanti alle telecamere, e agli italiani: forse era meglio aspettare di avere sottomano il piano dettagliato o essere più preparato, come in altre occasioni ha dimostrato di saper essere. Per questo la prima cosa che ci sentiremmo di suggerirgli è di rimandare nelle loro università o aziende di provenienza gran parte dei tecnici che ora lo circondano.

Fino a oggi, a parte la mancata attenzione, come abbiamo già scritto, per famiglia e scuola (e sono gravi lacune) Conte era riuscito a far digerire agli italiani due mesi di lockdown, di «arresti domiciliari», salvando il Paese dai rischi di una pandemia il cui nemico è ancora sconosciuto agli scienziati. Pur con qualche fuga in avanti la cosa gli è riuscita. La Fase due, che inizierà lunedì 4 Maggio, sarà per lui molto più difficile perché il giorno dopo la conferenza stampa molte sono state le critiche. Arrabbiati i sindaci (volevano, ad esempio, regole più chiare sulle chiusure di parchi e giardini), insoddisfatti i presidenti delle Regioni (tutti si aspettavano di più, e ancora una volta c’è chi è pronto ad andare per conto suo). Deluse le Associazioni di categoria (come faranno Confcommercio, Confesercenti, Cna o Confartigianato a spiegare ai loro assistiti perché bar e i ristoranti sì, parrucchieri ed estetisti no?). Arrabbiati i vescovi che al momento vedono negata la riapertura delle chiese alle Messe con i fedeli. Unica concessione i funerali per i quali gli ’esperti’ hanno stabilito un massimo di 15 persone.

La marcia indietro registrata poco più di un’ora dopo dalle agenzie («Nei prossimi giorni protocolli sulle Messe»), dopo il comunicato della Cei, non ha fatto altro che confermare che la confusione a Palazzo Chigi (dove però si è deciso di riaprire a lotterie e gratta e vinci!) domenica sera aveva preso il sopravvento. Si è scoperto, infatti, che cristiani, ebrei, musulmani, ossia quanti pregano nei loro luoghi di culto, sono come gli untori del Manzoni. Quasi come se in questi due mesi non abbiano saputo tenere il distanziamento sociale, abbiano portato il Covid-19 in ogni luogo, soprattutto negli ospedali e nelle Rsa. No, non è andata così e lo sanno bene a Roma. Ma soprattutto a Bergamo e a Milano, dove si è fatta giocare all’inizio della pandemia una partita, Atalanta-Valencia, che ha tenuto vicini migliaia di persone allora sane e tanti probabilmente già positivi. Lo sanno bene all’Abetone, in provincia di Pistoia, dove i primi di marzo sono arrivati a sciare anche dalla vicina Emilia-Romagna o in Versilia dove sono scesi dal nord a cercare rifugio nelle seconde case.

Il presidente del Consiglio ha ragione quando invita alla prudenza: un nuovo lockdown in autunno ammazzerebbe definitivamente l’economia dell’Italia. I suoi ’esperti’, però, potevano dare prescrizioni precise anche per le Messe, con obblighi di controlli, distanziamenti, persino sanificazioni. Forse, così, si poteva evitare di dividere, ancora una volta, quel mondo cattolico dove le spinte alla «ribellione» contro le chiusure non sono mancate. Avrebbero avuto, ne siamo certi, l’appoggio dei vescovi e dei sacerdoti che ogni giorno si spendono di persona per stare vicino a chi ha bisogno anche solo di una parola di conforto. E in questa pandemia qualcuno ha pagato con la propria vita la prossimità ai bisogni del territorio. Allora, al di là delle proteste dei vescovi italiani, e anche toscani, la domanda che a Palazzo Chigi qualcuno deve farsi è: perché? Perché non è stata data una risposta alla richiesta di indicazioni da parte della Chiesa che fino a ora ha dimostrato non poca maturità? Papa Francesco ci ha invitato a pregare perché la pandemia non torni anche grazie a nuovi sacrifici. Al tempo stesso i politici sappiano prendere decisioni e dare risposte chiare e coerenti. Per, e, a tutti.

Fonte: Tog
Quando esperti e confusione regnano, la politica non riesce a dare risposte
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