Vita Chiesa
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CONVEGNO A 50 ANNI DALLA «MATER ET MAGISTRA»; MONS. TOSO (GIUSTIZIA E PACE), NECESSARIE SOLUZIONI POLITICHE GLOBALI

Parole chiave: dottrina sociale (42), pace (326), mondo (165), caritas in veritate (33), giustizia e pace (12), onu (290), g20 (24), giovanni xxiii (9)

“Gli squilibri sociali segnalati dalla ‘Mater et magistra' non solo non sono stati del tutto superati ma, in alcuni casi, si sono aggravati, e a quelli che potremmo definire ‘tradizionali' se ne sono aggiunti altri”: lo ha detto oggi in Vaticano mons. Mario Toso, segretario del Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace, presentando alla stampa il congresso internazionale dal titolo “Giustizia e globalizzazione: dalla ‘Mater et Magistra' alla ‘Caritas in Veritate'”, indetto per celebrare il 50° anniversario della enciclica di Giovanni XXIII “Mater et magistra”. All'appuntamento, in programma dal 16 al 18 maggio presso il Centro congressi Cei di via Aurelia 796, parteciperanno 200 invitati da ogni parte del mondo, tra direttori degli istituti di Dottrina sociale della Chiesa, responsabili delle commissioni Giustizia e pace nazionali, docenti universitari, esperti, teologi, oltre a sindacalisti e animatori sociali. Mons. Toso ha citato, per l'Italia, la presenza di Savino Pezzotta, che fa parte del Pontificio Consiglio. Tracciando un rapporto tra la condizione all'epoca della “Mater et magistra” e quella odierna, mons. Toso ha parlato di “una pluralità di squilibri” e dell'esigenza “di una classe politica e di un pensiero politico che sappiano prospettare soluzioni su scala globale”.
Tra gli aspetti più problematici sui quali si soffermeranno i congressisti convocati a Roma dal Pontificio Consiglio Giustizia e Pace, ci sono “gli squilibri tra attività economica e funzione politica – ha spiegato mons. Toso – per cui si verifica che la sovranità nazionale degli Stati non è adeguata rispetto al nuovo contesto economico-commerciale e finanziario internazionale, non riuscendo ad incidere su di esso”. Il segretario del Pontificio Consiglio ha anche sottolineato “lo squilibrio tra gestione verticistica del potere e partecipazione popolare, tra reti di sicurezza sociale e la totalità dei cittadini. Oltre a un certo populismo, - ha proseguito – si registra così la carenza o mancanza di coperture assistenziali e previdenziali per larghe fasce di popolazione”. Altri squilibri riguardano “le risorse naturali e immateriali e gli assetti istituzionali che presiedono al loro utilizzo, con penalizzazione di ceti o paesi poveri. Tra il rispetto della vita sin dal concepimento e lo sviluppo globale, tra la promozione del diritto alla libertà religiosa e il vero sviluppo – ha aggiunto – ma anche tra diritti reclamati ed esasperati e doveri dimenticati”.
“Uno degli squilibri più problematici oggi a livello internazionale è rappresentato – secondo mons. Toso – dal rapporto tra ecologia e tenuta morale delle società e tra pensiero e gravità dei problemi sociali e culturali da affrontare”. Così ha spiegato che “l'ecologia rappresenta un campo di applicazione della giustizia a livello globale dove si possono verificare casi di danni umani ed ambientali di proporzioni tali, per i quali non possono essere sufficienti le coperture economiche ed assicurative. In certi casi – ha proseguito – come nella distribuzione di acqua all'arsenico o delle fughe nucleari a Fukushima, i danni sono stati di tale portata e le ferite così gravi ed irreparabili, che non c'è risarcimento che possa ripagare adeguatamente”. Mons. Toso ha poi illustrato il “punto centrale della riflessione sulla dottrina sociale della Chiesa” che – ha detto – “dalla ‘Mater et magistra' alla ‘Caritas in veritate' consiste nell'annuncio di Cristo come primo fattore strategico di sviluppo. So che questo può sorprendere – ha aggiunto – ma la Chiesa è convinta che dall'accoglienza di questo annuncio deriva una nuova etica e una nuova progettualità sociale”. Il fine del perseguimento del “bene comune” – ha poi affermato – “nell'odierno contesto va ampliato a un ‘bene comune mondiale' perché esso è oggi più vasto dei singoli beni comuni di stati o realtà circoscritte”.
“Per questa visione e progettualità politica e sociale più ampia – ha aggiunto mons. Toso – occorrono politici che accolgano e testimonino i valori cristiani, cioè un laicato cattolico capace di proporre tali valori. Il problema – ha detto – è che oggi c'è un certo numero di laici impegnati che sono ben preparati, ma prevalgono i meno preparati”. Sulle istituzioni internazionali e il ruolo dell'Onu e del G20 nell'attuale scenario internazionale ha detto che “queste realtà necessitano di una riforma che le renda più rappresentative e capaci di incidere realmente a fondo nel sistema economico e finanziario internazionale”. Nel congresso si presenteranno, a questo riguardo, alcune “buone pratiche” per lo sviluppo dei paesi poveri. “L'auspicio della Chiesa è di aiutarli in loco per superare le ineguaglianze, ma serve – ha aggiunto - una cooperazione multilaterale. Ad esempio, borse di studio per formare in loco le nuove elite dei paesi poveri. Invece registriamo decisioni prese con ‘poca lucidità', come in affanno”. Mons. Toso ha citato il G20, del quale ha detto che “non è una vera autorità politica mondiale, ma, pur nella buona volontà di affrontare situazioni complesse, si riunisce come un club di amici. Ciò che invece servirebbe davvero è un sistema istituzionale poliarchico, impostato sul principio della sussidiarietà a diversi livelli, che non si elidono e sovrappongono tra loro”.
Sir

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