Toscana

Alluvione del 1966, non solo Firenze

La ricercatrice del Cnr Paola Salvati ricostruisce la portata nazionale dell’evento: 134 vittime, quasi 400 feriti e oltre 88mila sfollati, tra Toscana e regioni del Nord-Est

Sessant’anni di una tragedia che non si ferma a Firenze: l’alluvione del 4 novembre 1966 è un evento che che devastò la città e il suo patrimonio artistico e culturale, ma colpì più aree del Paese, in particolare la Toscana e il Nord-Est, provocando complessivamente 134 vittime, quasi 400 feriti e almeno 88mila tra sfollati e senzatetto. A ricostruire la portata nazionale della catastrofe è Paola Salvati, ricercatrice dell’Istituto di Geoscienze del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr-Geo), che sottolinea come l’autunno del 1966 fosse stato particolarmente piovoso già a partire da ottobre. Una profonda perturbazione, con intensi flussi di aria calda e umida provenienti da sud, portò tra il 3 e il 5 novembre precipitazioni eccezionali su territori già saturi d’acqua. Il risultato fu una combinazione di “estese inondazioni, numerose frane e intense mareggiate”.

Le piene dell’Arno, dell’Ombrone, dell’Adige e del Tagliamento ebbero conseguenze gravissime. A Venezia, inoltre, l’acqua alta raggiunse i 194 centimetri, un livello record tuttora imbattuto. Secondo Salvati, l’eccezionalità dell’evento non fu legata soltanto alla quantità di pioggia caduta in circa 48 ore, ma anche alla persistenza delle precipitazioni e alla saturazione dei terreni, già provati dalle settimane precedenti. Nelle aree alpine contribuì ad aggravare la situazione anche la fusione di parte della copertura nevosa.

Secondo le ricostruzioni pubblicate sul sito Polaris, in Toscana si contarono 47 vittime: 38 nella provincia di Firenze, di cui 19 nella città, cinque in provincia di Pisa, due a Grosseto, una ad Arezzo e una a Lucca. Particolarmente significativo un dato relativo alle circostanze dei decessi: oltre la metà delle vittime toscane perse la vita all’interno della propria abitazione, a conferma del ruolo delle condizioni di esposizione e vulnerabilità della popolazione. Nelle regioni settentrionali le vittime furono invece 87, distribuite in nove province. I bilanci più pesanti si registrarono a Trento e Belluno, con 26 morti ciascuna, e a Udine, con 14. Gli sfollati superarono quota 42mila. Nella Pianura Padana e nella Pianura Veneta furono inondati almeno 137 chilometri quadrati di territorio, con danni in almeno 209 comuni. Nella sola provincia di Belluno vennero danneggiati o distrutti circa 4.300 edifici, 528 ponti e 1.346 strade.

Ingenti anche le perdite economiche, stimate all’epoca in circa mille miliardi di lire, tra abitazioni, infrastrutture, attività produttive e patrimonio culturale. Per numero di vittime, l’alluvione del 1966 resta uno dei più gravi disastri geo-idrologici italiani del secondo dopoguerra. La sua portata, osserva Salvati, risiede non soltanto nel bilancio delle vittime, ma anche nella «vastissima estensione geografica» e nella contemporaneità di fenomeni diversi, che coinvolsero territori e comunità in gran parte del Paese.