Pisa
Cannistrà: «Il mio rapporto con il mondo si è ampliato»
L’arcivescovo di Pisa, ospite ieri pomeriggio dell’ultimo incontro stagionale dei “Thè di Toscana Oggi” a Pisa, ha raccontato il suo primo anno da vescovo
“Onestamente, l’incombenza più pesante è il servizio dell’autorità, che implica la responsabilità di prendere decisioni per il bene della Chiesa e delle singole persone. Non godendo del carisma dell’infallibilità, queste decisioni sono sempre soggette al rischio dell’errore, per cui è necessaria molta prudenza, una lunga preparazione fatta di ascolto e di discernimento. Ma alla fine bisogna decidere e assumersi la responsabilità di ciò che si è deciso. Penso che oggi sia questo, per tutti coloro che sono investiti di un ministero di autorità, il compito più pesante, soprattutto per due motivi: l’oggettiva complessità di questo tempo di cambiamenti, che rimette in discussione le strutture e le modalità di agire tradizionali, e la crisi dell’autorità. Un tempo si vedeva nel Superiore un mediatore della volontà di Dio e bisognava quindi avere ragioni molto forti e solide per resistere ad essa. Oggi non è più così, sto per dire che è quasi il contrario, e ciò rende molto più difficile governare”. Lo ha detto l’arcivescovo di Pisa Saverio Cannistrà, ospite ieri dell’ultimo incontro stagionale dei “Thè di Toscana Oggi” a Pisa.
Padre Saverio ha riletto il suo primo anno da vescovo (era stato ordinato e si era insediato nella diocesi di Pisa l’11 maggio del 2025): “Da religioso – ha confidato ai numerosi lettori del settimanale convenuti nella sala delle lauree del palazzo arcivescovile per il tradizionale appuntamento culturale – vivevo una vita regolare e ritirata, scandita dagli orari di preghiera della comunità. Attualmente vivo una vita con un ritmo incalzante di incontri, riunioni e celebrazioni. Ho dovuto far fronte a questo cambiamento di stile di vita, cercando di preservare tempi di preghiera, inevitabilmente più ridotti, e tempi di riflessione e studio. Anche il rapporto con il mondo si è ampliato a dismisura. Da un circolo piuttosto ristretto di relazioni interne alla comunità, in particolare con i giovani in formazione, e con un po’ di fedeli della parrocchia in cui vivevo, sono passato al popolo di una diocesi, con tutte le sue diversità, complessità e ricchezze. Altro cambiamento è il passaggio dalla vita religiosa alla vita diocesana. Un religioso che diventa vescovo deve imparare la mentalità, le problematiche, le aspettative e le fatiche dei preti, che non coincidono esattamente con quelle dei religiosi. Ci sono indubbiamente dei vantaggi in questa condizione di outsider, perché alcune cose si vedono meglio dall’esterno, ma c’è comunque un di più di lavoro di adattamento da realizzare, una sorta di gap da recuperare”.
Ad inizio incontro, presentato da Andrea Bernardini (Toscana Oggi) e Carina Cherubini (Radio Incontro) ed animato dalla vignetta live di Tartitarta, Lorella Pellis – responsabile delle pagine culturali di Toscana Oggi – ha ricostruito la storia dei “Thè di Toscana Oggi” avviati a Firenze e poi diffusisi a Prato, a Pisa ed in altre diocesi.
Hanno prestato servizio ai tavoli alcuni studenti dell’istituto alberghiero seguiti dagli operatori dell’Associazione pisana persone down.
Sullo sfondo dell’intervistato, centinaia di immagini scattate da Gabriele Ranieri e Gerardo Teta capaci di raccontare il primo anno di padre Saverio vescovo e la storia dei thè a Pisa.
Il fotoservizio è di Gerardo Teta






