Firenze
Card. Simoni, messa in Albania nell’ex campo di concentramento di Spac: la lettera del Papa
E' il luogo dove anche il cardinale albanese fu imprigionato. Da Leone XIV un messaggio di vicinanza
“Con profonda commozione mi unisco spiritualmente a Vostra Eminenza e a quanti si sono raccolti nell’ex campo di prigionia di Spaç, dove Ella torna dopo tanti anni per celebrare l’Eucaristia, il Sacrificio di Cristo che ha trasformato la Croce da segno di morte in promessa di vita”. Lo scrive papa Leone XIV nel messaggio inviato al card. Ernest Simoni che, in occasione di un viaggio pastorale in Albania, ha presieduto il 30 luglio 2026 la messa nell’ex campo di concentramento di Spac dove lui stesso è stato recluso e condannato ai lavori forzati per molti anni. Insieme ai suoi compagni di prigionia il card. Simoni, oggi 97 anni, lavorava in condizioni terribili nelle miniere dove si estraevano rame e pirite, al freddo, senza cibo, ferito da sostanze tossiche.
Nella preghiera sono stati ricordati i tanti morti del campo di prigionia sepolti nelle fosse comuni senza un nome, senza una croce. Con loro nelle gallerie delle miniere, a rischio della vita, il card. Simoni celebrava clandestinamente la messa utilizzando per il pane e il vino corpo e sangue di Cristo, molliche di pane e il succo di acini d’uva che riusciva a nascondere.
Papa Leone XIV ha voluto inviare un messaggio per l’occasione per unirsi alla preghiera del card. Simoni e dei presenti alla celebrazione per fare memoria di tanto dolore e di tante vittime. “Quel luogo – scrive il Papa – impresso nella memoria del popolo albanese, rimane una delle pagine più dolorose della sua storia. Spaç è stato un luogo in cui molti hanno portato la pesante croce dell’ingiustizia; il sangue di coloro che hanno sofferto e sono morti tra quelle montagne ha irrigato quella terra, rendendola una silenziosa testimonianza di fedeltà, di coraggio e di speranza. Quante preghiere saranno salite al Cielo da quel luogo! Quante invocazioni sussurrate nel cuore! Quanti volti, segnati dalla fatica e dalla privazione, hanno affidato al Signore l’ultima speranza! La memoria ci ricorda che nessuna catena è tanto forte da imprigionare una coscienza illuminata dal Vangelo, nessuna notte è così lunga da impedire l’alba che il Signore prepara per i Suoi figli e nessuna prigione è abbastanza profonda da separare l’uomo dall’amore di Dio”. “Mi unisco alla preghiera – conclude il Papa – per coloro che hanno sofferto e sono morti a Spaç, affinché la loro memoria rimanga viva e sia per le nuove generazioni un richiamo costante alla dignità inviolabile della persona umana, al valore della libertà e all’impegno per la pace”.

