Cultura & Società
Città di Vita celebra 80 anni: Gambelli, Funaro, Mancuso e i giovani protagonisti
Una mattinata di riflessione, cultura, spiritualità e confronto per la storica pubblicazione legata al complesso monumentale francescano di Santa Croce a Firenze
Una mattinata di riflessione, cultura, spiritualità e confronto quella che si è svolta oggi nel Cenacolo della Basilica di Santa Croce per celebrare gli 80 anni della rivista “Città di Vita”, storica pubblicazione legata al complesso monumentale francescano e punto di riferimento del dibattito culturale fiorentino.
La giornata si è aperta con i saluti istituzionali di padre Franco Buonamano, rettore della Basilica di Santa Croce e direttore editoriale della rivista, della sindaca di Firenze Sara Funaro, di Irene Sanesi, presidente dell’Opera di Santa Croce, e di Antonio Lovascio, direttore dell’Ufficio Comunicazioni Sociali della diocesi di Firenze.
Nel suo intervento la sindaca Funaro ha ricordato le grandi personalità che hanno scritto sulle pagine di “Città di Vita”, da don Luigi Sturzo a Mario Luzi, da Giorgio La Pira a padre Giuseppe Rosito, sottolineando il valore di una rivista capace di “unire libertà, pensiero e responsabilità civile”. La sindaca ha evidenziato l’importanza del confronto culturale e della partecipazione delle giovani generazioni, richiamando anche le crisi internazionali e i conflitti contemporanei: «Abbiamo bisogno di riflettere e ragionare in maniera critica – ha affermato – per costruire un mondo più responsabile e più umano».
La coordinatrice dei lavori, Silvia Bargellini di “Città di Vita”, ha ricordato come la rivista continui a rappresentare “un luogo sano di scambio di idee e dialogo interconfessionale”, annunciando la consegna della medaglia “Operatori di Carità Intellettuale”.
«Oggi festeggiamo 80 anni di Città di Vita. Ringrazio quanti si adoperano ogni giorno per la rivista e per il bene della Basilica di Santa Croce», ha dichiarato padre Franco Buonamano.
«Grazie alla comunità francescana e a Città di Vita per la bella testimonianza di collaborazione che porta avanti per la valorizzazione e la custodia della Basilica», ha aggiunto Irene Sanesi.
Antonio Lovascio ha invece ricordato il contributo della comunità francescana alla vita culturale e spirituale di Firenze, soffermandosi in particolare sulla figura di padre Massimiliano Rosito e sul legame tra Santa Croce e la memoria dell’alluvione del 1966, evocando la commozione di papa Paolo VI davanti al Cristo di Cimabue ferito dall’acqua.
Tra gli interventi più attesi quello dell’arcivescovo di Firenze, Mons. Gherardo Gambelli, che ha dedicato la propria riflessione al tema della “carità intellettuale”. Gambelli ha definito “Città di Vita” un’esperienza capace di dare voce a idee, progetti e ricostruzione sociale, mantenendo fede alla visione dei suoi fondatori.
«La carità intellettuale – ha spiegato – non può essere riservata agli addetti ai lavori, ma deve animare una rinnovata prossimità verso gli ultimi e verso le nuove generazioni». L’arcivescovo ha inoltre richiamato le sfide contemporanee, dall’intelligenza artificiale alle guerre, sottolineando che “la verità nella carità è la via della pace”.
Padre Antonio Di Marcantonio ha poi ripercorso la storia della rivista, nata nel 1944 nel clima difficile del dopoguerra e ispirata al pensiero francescano e al nuovo umanesimo. Ha ricordato figure come Giovanni Papini, Paolo Gherubelli e padre Rosito, storico direttore della rivista per oltre quarant’anni, sottolineando il carattere ecumenico e culturale di “Città di Vita”, definita “una voce che continua ad alimentare lo scambio culturale nei principali centri italiani ed europei”.
Grande attenzione ha suscitato anche l’intervento del professor Stefano Mancuso, intitolato “Sorella Morte”. Mancuso ha riflettuto sul significato della morte nel “Cantico delle Creature” di San Francesco, definendola “un transito, un passaggio di stato necessario alla vita stessa”. Il professore ha criticato la corsa contemporanea all’immortalità e gli enormi investimenti economici destinati a contrastare l’invecchiamento umano: «La morte fa parte della vita – ha detto – e pensare di eliminarla significa non comprendere il funzionamento stesso della natura». Un passaggio che ha suscitato grande attenzione tra il pubblico presente.
Ampio spazio è stato riservato anche ai giovani, protagonisti di una riflessione sul tema “Il senso della libertà, da Dante ad oggi”. Gli studenti della scuola Gobetti-Volta, coordinati dalle docenti Carlotta Gradi, Agnese Raucea, Chiara Tacconi e Anna Maria Paternoster, hanno affrontato il rapporto tra cultura, libertà e responsabilità civile, interrogandosi sul rischio della manipolazione, sul valore dello studio e sull’importanza di non restare indifferenti di fronte alle ingiustizie.
«Essere liberi vuol dire avere gli strumenti culturali per non essere passivi», hanno affermato gli studenti, richiamando Dante, la Rivoluzione francese e il valore della legalità come percorsi di crescita e consapevolezza.
In chiusura della mattinata hanno portato il loro saluto anche Giampaolo Marchini, presidente dell’Ordine dei Giornalisti della Toscana e Antonio Pagliai di Polistampa.
Marchini ha rivolto un apprezzamento particolare agli studenti presenti, ricordando il ruolo del giornalismo come “antidoto alla disinformazione” e definendo “Città di Vita” una “palestra di vita e scuola del pensiero”.
Pagliai ha invece sottolineato l’orgoglio di continuare a pubblicare una rivista storica come “Città di Vita”, definendola “un punto di riferimento culturale”.
Presente anche il professor Jan Władysław Woś, che ha donato un’icona dei santi Cirillo e Metodio, ricordando la sua collaborazione con la rivista lunga quasi mezzo secolo.
La conclusione della manifestazione è stata affidata alla musica con il soprano Francesca Fedeli e l’Orchestra dell’Università di Firenze diretta da Gabriele Centorbi che hanno eseguito “l’Ave Maris Stella” di Nino Rota e “Dolce sentire” di Riz Ortolani.
La comunità francescana di Santa Croce ha infine ringraziato tutti i partecipanti per aver preso parte a una giornata di cultura, amicizia e dialogo, nel segno di una rivista che continua ancora oggi a intrecciare fede, arte e impegno civile.
