Toscana

Coppie di fatto, cosa sono i «Di.Co»

Nessuna cerimonia, formalità ridotte all’osso, solo una dichiarazione all’anagrafe da fare insieme o da comunicare tassativamente al partner assente con lettera raccomandata: basterà per avere diritto all’eredità e agli alimenti, a subentrare nell’affitto di casa e a prendere decisioni in tema di salute e donazione di organi. Queste le novità principali contenute nel disegno di legge del governo sulle coppie di fatto, “Diritti e doveri delle persone stabilmente conviventi” (DI.CO), che il Consiglio dei ministri ha approvato nelle linee generali (qualche modifica è stata demandata agli esperti) nel Consiglio dei ministri di giovedì 8 febbraio 2007. Volutamente assente il ministro della giustizia Clemente Mastella, che si è sempre detto contrario a questa proposta e che non aveva firmato neanche il paragrafo relativo all’interno del programma elettorale dell’Unione.

Ecco nel dettaglio cosa prevedono i Dico (il testo di disegno di legge anticipato giovedì sera dal governo ha poi subito qualche “limatura” tecnica). (Ecco il testo definitivo) CONVIVENTI. La definizione scelta dal governo per individuare i conviventi è semplice: “Due persone maggiorenni e capaci, anche dello stesso sesso, unite da reciproci vincoli affettivi, che convivono stabilmente e si prestano assistenza e solidarietà materiale e morale, non legate da vincoli di matrimonio, parentela in linea retta entro il primo grado, affinità in linea retta entro il secondo grado, adozione, affiliazione, tutela, curatela”, si legge all’articolo 1 del testo. Perché venga riconosciuta la convivenza basta che entrambi i partner la dichiarino all’anagrafe. O da soli o insieme, ma in due diversi atti “contestuali”. Se un convivente va da solo a fare la registrazione dovrà però informare il partner assente con lettera raccomandata con ricevuta di ritorno. Una norma che é già stata battezzata ‘anti-badante’, perché evita che un ignaro vecchietto diventi a sua insaputa il ‘compagno’ della propria governante. NESSUNA CONDANNA – Due sole esclusioni impediscono il riconoscimento della convivenza (art. 2 ): non si deve essere stati condannati per aver ucciso o per aver tentato di uccidere il coniuge o il partner del convivente. E non ci deve essere alcun legame contrattuale o lavorativo che obblighi a vivere insieme. CARCERE PER CHI «BARA» – Chi dichiara il falso è punito con la reclusione da uno a tre anni di carcere e con la multa da 3.000 a 10.000 euro (art. 3 ). In più la falsa dichiarazione di convivenza comporta la nullità di tutti gli atti. UNITI ANCHE NELLA MALATTIA – Toccherà alle strutture ospedaliere stabilire le regole per le visite del convivente al partner malato (art. 4). Un «compagno», previa designazione scritta e autografata, potrà anche decidere in materia di salute nel caso in cui il proprio convivente sia incapace di intendere e di volere (art. 5 ). In caso di morte potrà stabilire come celebrare il funerale e se donare o meno gli organi. Nel caso in cui sia impossibile scrivere l’autorizzazione basterà una comunicazione a voce ma in presenza di tre testimoni che lo sottoscrivono DIRITTO DI SOGGIORNO. Lo straniero extracomunitario o apolide, se convive con un cittadino italiano, può richiedere il «rilascio di un permesso di soggiorno per convivenza» (art. 6 ). CASA E AFFITTO – I conviventi entreranno nelle graduatorie per l’assegnazione di case popolari (art. 7). E, in caso di morte, si potrà subentrare nell’affitto, se però si è vissuto insieme per almeno 3 anni o vi siano figli in comune. Ma questa norma potrà essere applicata anche nei casi di “cessazione della convivenza” (art. 8 ). LAVORO, PARTECIPAZIONE AGLI UTILI E PENSIONE – Anche i conviventi potranno chiedere il trasferimento nel comune di residenza del proprio partner ma perché questo possa avvenire devono esserci alle spalle almeno tre anni di vita in comune (art. 9). Le modalità comunque sono rinviate alla legge e ai contratti collettivi in materia. Se i due partner lavorano nella stessa impresa e la titolarità di questa è di uno dei due, l’altro potrà chiedere il riconoscimento della partecipazione agli utili “in proporzione dell’apporto fornito”. Sulle pensioni, uno dei nodi del provvedimento, si è preferito invece soprassedere rinviando tutto alla riforma della previdenza (art. 10 ), “stabilendo un requisito di durata minima della convivenza, commisurando le prestazioni alla durata della medesima e tenendo conto delle condizioni economiche e patrimoniali del convivente superstite”. EREDITA’ – Anche il convivente ha diritto all’eredità. In questo caso l’aliquota sarà del 5% se il valore netto complessivo dei beni supera i 100.000 euro. Si avrà diritto alla «legittima» solo se si sarà vissuto insieme almeno 9 anni (art. 11 ). Si potrà avere un terzo dell’eredità in presenza di un solo figlio; la quota scende a un quarto se la prole è più numerosa. Se si concorre all’eredità insieme a fratelli e sorelle, al convivente spetterà la metà dei beni. Nel caso in cui non ci siano né figli né cognati la quota salirà a 2/3 e si diventerà eredi universali in assenza di parenti entro il terzo grado. ALIMENTI – Come i coniugi, anche ai conviventi ‘bisognosi’, si dovranno versare gli alimenti (art. 12 ). Ma a due condizioni: che la convivenza sia stata di almeno 3 anni e che questa assistenza non duri più di quanto si sia vissuto insieme. L’obbligo di assistenza cessa qualora l’avente diritto “contragga matrimonio o inizi una nuova convivenza”. EFFETTI RETROATTIVI – La legge avrà effetti retroattivi (art. 13). I conviventi avranno nove mesi per mettersi in regola. Il comma 5 stabilisce anche che “i diritti patrimoniali, successori o previdenziali e le agevolazioni previsti dalle disposizioni vigenti a favore dell’ex coniuge cessano quando questi risulti convivente” L’ultimo articolo – il 14 – prevede la copertura finanziaria “pari a 4 milioni e 600 mila per l’anno 2008 e 5 milioni a decorrere dall’anno 2009” per l’onere derivante dall’art. 11, quello sui diritti di successione. La scheda ISTAT: MATRIMONIO IN ITALIA E’ ISTITUZIONE IN MUTAMENTO Il matrimonio in Italia sta cambiando sempre più, anzi è una “istituzione in mutamento”. Parola di Istat, che ha reso noti gli ultimi dati disponibili (2004 e 2005): ci si sposa sempre di meno (siamo a quota 250 mila all’anno, dato ormai in calo dal 1972); le coppie di fatto superano il mezzo milione, i matrimoni civili sono sempre più numerosi (sono uno su tre), separazioni e divorzi sono in costante aumento, come anche crescono le seconde nozze (10%) e i matrimoni misti (12,5%). – 250 MILA MATRIMONI IN UN ANNO: Secondo i dati Istat, rilevati presso gli uffici di Stato civile dei Comuni italiani, nel 2005 sono stati celebrati poco più di 250mila matrimoni. Un numero in continua diminuzione dal 1972, anno in cui si sono registrate poco meno di 419mila nozze, ad eccezione di un lieve recupero nei primi anni Novanta. – MEZZO MILIONE DI COPPIE DI FATTO: Un dato d’attualità è quello di chi si sceglie di formare la famiglia al di fuori del vincolo del matrimonio: secondo i dati Istat aggiornati al 2005 sono infatti oltre 500 mila le coppie di fatto, un “fenomeno in rapida espansione (solo 10 anni fa erano meno della metà), anche se in Italia le libere unioni non sono ancora così frequenti come in altri paesi europei”. – UN PAESE DIVISO IN DUE: Dati che a livello nazionale hanno un valore, ma se scorporati su base territoriale disegnano un Paese nettamente diviso in due, Nord e Centro sempre più lontani dal matrimonio, Sud e Isole che conservano ancora le tradizioni. Ad esempio, ci si sposa di più al Sud e nelle Isole, mentre ben 28 comuni capoluogo del Centro e del Nord i matrimoni civili superano quelli religiosi e ci si sposa in età più matura. – TRASFORMAZIONI DI COMPORTAMENTI: Questo fenomeno – spiega l’Istat – va interpretato nel quadro più generale delle trasformazioni dei comportamenti familiari. Inoltre, emerge che accanto alle convivenze prematrimoniali cresce l’accettazione sociale della convivenza come modalità di formazione della famiglia alternativa al matrimonio. – NASCONO PIU’ FIGLI FUORI DEL MATRIMONIO: ‘Punta dell’iceberg’ del fenomeno delle libere unioni, l’incidenza di bambini nati al di fuori del matrimonio è, attualmente, intorno al 15%, cioé quasi 80mila nati all’anno, quasi il doppio rispetto a 10 anni fa, quando questo valore era pari all’8%. – CI SI SPOSA PIU’ TARDI: Gli sposi alle prime nozze hanno un’età media di circa 32 anni e le spose di quasi 30 anni, 4 anni in più dell’età che avevano in media i loro genitori al primo matrimonio. Ci si sposa più al Sud e nelle Isole (rispettivamente 4,9 e 4,6 matrimoni per 1.000 abitanti nel 2005) che al Nord (3,8 per per 1.000 abitanti). Le regioni dove si registra il massimo e il minimo dei matrimoni sono rispettivamente la Campania (5,3 nozze per 1.000 abitanti) e l’Emilia-Romagna (3,5). – UN TERZO SI SPOSA IN COMUNE: E’ civile il 32,4% di tutti i matrimoni, solo 10 anni erano il 20%. Una parte dell’aumento dei matrimoni con rito civile è da attribuire alla crescente diffusione dei matrimoni misti e dei secondi matrimoni. – GLI ITALIANI PREFERISCONO LE STRANIERE: Le coppie in cui uno dei due sposi o entrambi sono di cittadinanza straniera sono il 12,5% (2005): erano solo il 4,8% dieci anni fa. Gli uomini italiani che sposano una cittadina straniera scelgono nel 49% dei casi donne dell’Europa centro-orientale (principalmente rumene, ucraine, polacche, russe e albanesi) e nel 21% donne dell’America centro-meridionale (soprattutto brasiliane, ecuadoriane, cubane). Le donne italiane mostrano una preferenza per gli uomini di origine nordafricana (23% dei matrimoni), per lo più provenienti dal Marocco o dalla Tunisia, o per i cittadini dell’Europa centro-orientale (22% dei casi), soprattutto albanesi e rumeni. – REGIME PATRIMONIALE DEGLI SPOSI: Il 56% sceglie il regime patrimoniale basato sulla separazione dei beni. (ANSA). Matrimoni in crisi, coppie in affanno. La famiglia è finita? Le «Unioni di fatto» tra pubblico e privato Il testo del dl nel sito del ministero per le pari opportunità Sei favorevole o contrario? Vai al sondaggio CARD RUINI: SUI «DICO» PRESTO «UNA PAROLA UFFICIALE IMPEGNATIVA» PER I CATTOLICI BENEDETTO XVI: COLPENDO LA FAMIGLIA SI IMPOVERISCE LA SOCIETA’ Si scrive DICO si legge PACS Una sfida alla famiglia che si poteva evitare Cosa sono i Dico (dal Dossier del governo)