Vita Chiesa

FAMILY 2012, BENEDETTO XVI AD AUTORITA’: RENDERE GIUSTIZIA ALLA FAMIGLIA

«Prima di essere eletto, in modo inaspettato e contro il suo volere perché si sentiva impreparato, vescovo di Mediolanum», sant’Ambrogio «ne era stato il responsabile dell’ordine pubblico e vi aveva amministrato la giustizia», da «governatore equilibrato e illuminato che seppe affrontare con saggezza, buon senso e autorevolezza le questioni, sapendo superare contrasti e ricomporre divisioni». Lo ha ricordato stasera Benedetto XVI incontrando le autorità nella sala del Trono dell’arcivescovado di Milano. Ad introdurre l’appuntamento con le autorità è stato l’arcivescovo di Milano, card. Angelo Scola: «Questo incontro – ha affermato il porporato – mostra ancora una volta che per il cristiano tutto ciò che è umano è degno della massima considerazione perché assunto dal Figlio di Dio incarnato e da lui salvato. La variegata società milanese è ben consapevole di poter trovare nei cristiani una risorsa di umanità disponibile al confronto franco, forse qualche vola scomodo. Un confronto teso al riconoscimento rispettoso e reciproco, per trovare le strade del bene comune”.Il Papa si è soffermato «su alcuni principi» che Ambrogio seguiva e che sono «tuttora preziosi per quanti sono chiamati a reggere la cosa pubblica». Sant’Ambrogio ricorda che «l’istituzione del potere deriva così bene da Dio, che colui che lo esercita è lui stesso ministro di Dio». Tali parole, ha osservato il Pontefice, «potrebbero sembrare strane agli uomini del terzo millennio, eppure esse indicano chiaramente una verità centrale sulla persona umana, che è solido fondamento della convivenza sociale: nessun potere dell’uomo può considerarsi divino, quindi nessun uomo è padrone di un altro uomo». Per sant’Ambrogio, «la prima qualità di chi governa è la giustizia, virtù pubblica per eccellenza, perché riguarda il bene della comunità intera». Eppure «essa non basta. Ambrogio le accompagna un’altra qualità: l’amore per la libertà, che egli considera elemento discriminante tra i governanti buoni e quelli cattivi». «La libertà – ha sottolineato il Santo Padre – non è un privilegio per alcuni, ma un diritto per tutti, un diritto prezioso che il potere civile deve garantire». Tuttavia, «libertà non significa arbitrio del singolo, ma implica piuttosto la responsabilità di ciascuno. Si trova qui uno dei principali elementi della laicità dello Stato: assicurare la libertà affinché tutti possano proporre la loro visione della vita comune, sempre, però, nel rispetto dell’altro e nel contesto delle leggi che mirano al bene di tutti».Secondo Benedetto XVI, «nella misura in cui viene superata la concezione di uno Stato confessionale, appare chiaro, in ogni caso, che le sue leggi debbono trovare giustificazione e forza nella legge naturale, che è fondamento di un ordine adeguato alla dignità della persona umana, superando una concezione meramente positivista dalla quale non possono derivare indicazioni che siano, in qualche modo, di carattere etico». Lo Stato è «a servizio e a tutela della persona e del suo ‘ben essere’ nei suoi molteplici aspetti, a cominciare dal diritto alla vita, di cui non può mai essere consentita la deliberata soppressione». Ognuno può allora vedere «come la legislazione e l’opera delle istituzioni statuali debbano essere in particolare a servizio della famiglia. Lo Stato è chiamato a riconoscere l’identità propria della famiglia, fondata sul matrimonio e aperta alla vita, e altresì il diritto primario dei genitori alla libera educazione e formazione dei figli, secondo il progetto educativo da loro giudicato valido e pertinente». «Non si rende giustizia alla famiglia – ha avvertito il Papa -, se lo Stato non sostiene la libertà di educazione per il bene comune dell’intera società.In questo esistere dello Stato per i cittadini, ha evidenziato il Pontefice, «appare preziosa una costruttiva collaborazione con la Chiesa, senza dubbio non per una confusione delle finalità e dei ruoli diversi e distinti del potere civile e della stessa Chiesa, ma per l’apporto che questa ha offerto e tuttora può offrire alla società con la sua esperienza, la sua dottrina, la sua tradizione, le sue istituzioni e le sue opere con cui si è posta al servizio del popolo». Di qui un pensiero «alla splendida schiera dei santi della carità, della scuola e della cultura, della cura degli infermi ed emarginati, serviti e amati come si serve e si ama il Signore». Questa tradizione «continua a dare frutti: l’operosità dei cristiani lombardi in tali ambiti è assai viva e forse ancora più significativa che in passato». Le comunità cristiane, ha sottolineato il Santo Padre, “promuovono queste azioni non tanto per supplenza, ma piuttosto come gratuita sovrabbondanza della carità di Cristo e dell’esperienza totalizzante della loro fede. Il tempo di crisi che stiamo attraversando ha bisogno, oltre che di coraggiose scelte tecnico-politiche, di gratuità». «Un ultimo prezioso invito» viene da «sant’Ambrogio, la cui figura solenne e ammonitrice è intessuta nel gonfalone della Città di Milano». «A quanti vogliono collaborare al governo e all’amministrazione pubblica – ha rammentato il Papa -, egli richiede che si facciano amare». D’altra parte, ha concluso il Pontefice, «la ragione che, a sua volta, muove e stimola la vostra operosa e laboriosa presenza nei vari ambiti della vita pubblica non può che essere la volontà di dedicarvi al bene dei cittadini, e quindi una chiara espressione e un evidente segno di amore. Così, la politica è profondamente nobilitata, diventando una elevata forma di carità». (Sir)